700 minori massacrati dagli islamisti dell'Isis dall'inizio dell'anno

Lo denuncia la rappresentante Onu per i bambini e i conflitti armati: i piccoli uccisi nel corso di esecuzioni sommarie o sfruttati come kamikaze per operazioni di attacco

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700 bambini morti massacrati o mutilati in Iraq: è questo il tragico bilancio provocato dalle violenze delle milizie dello Stato Islamico (Is) dall’inizio dell’anno. La denuncia arriva da Leila Zerrougui, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i bambini e i conflitti armati, durante un’audizione al Consiglio di sicurezza Onu. 

I piccoli – ha affermato Zerrougui nel suo intervento ripreso dall’agenzia Asia News – sono stati uccisi nel corso di esecuzioni sommarie o sfruttandoli come kamikaze per operazioni di attacco. Molti, anche di 13 anni, sono stati sfruttati dai miliziani per trasportare armi, presidiare depositi, munizioni e postazioni strategiche, arrestare civili. Altri ancora sono stati “usati in attacchi suicida”. Inoltre, ha aggiunto l’alto funzionario, altri 30 milioni di bambini non hanno beneficiato del diritto allo studio a causa della guerra o delle epidemie scoppiate nel corso del conflitto.

Le violenze contro i bambini tuttavia non sono esclusiva dei miliziani dal momento che bambini-soldato sono presenti fra le “milizie alleate al governo irakeno” in lotta contro l’Is. I governi mondiali e le Nazioni Unite hanno a più riprese accusato i miliziani dello Stato Islamico di atrocità e crimini, dalla presa di Mosul e di gran parte del nord dell’Iraq nel giugno scorso. In precedenza, il nuovo Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein aveva dichiarato che gli islamisti stanno creando una vera e propria “casa del sangue” nelle aree sotto il loro controllo.

Solo il mese scorso, secondo stime delle Nazioni Unite, sono state uccise 1.420 persone in piena offensiva dell’Esercito Islamico; altre 1.370 sono state ferite. In un anno, almeno 1,6 milioni di irakeni sono sfollati a cause delle violenze; 850mila solo ad agosto. Fra questi vi sono centinaia di migliaia di cristiani, migliaia di yazidi e di turcomanni cacciati dalle loro abitazioni sotto la minaccia di morte se non si fossero convertiti all’islam radicale. 

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ZENIT Staff

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