I vescovi lombardi sulla scia di papa Francesco

L’ultima riunione della Conferenza Episcopale Regionale mette in luce la necessità di tradurre nella pratica molti aspetti del magistero papale

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Martedì 16 settembre, presso il Centro di Spiritualità del Santuario di Caravaggio, si è svolta la riunione della Conferenza Episcopale Lombarda (CEL) composta dai vescovi delle dieci diocesi di Lombardia, presieduta dall’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola.

Secondo quanto riferisce il comunicato finale dell’assemblea, i vescovi lombardi “hanno avviato un confronto per interrogarsi sulla recezione del magistero e dello stile di Papa Francesco”. Nel confronto è stata “unanime la constatazione della simpatia popolare che Papa Francesco ha suscitato fin dall’inizio, creando un clima favorevole presso molti ad ascoltare la sua parola, a lasciarsi provocare dalla sua insistenza per una “Chiesa in uscita” che cerca l’incontro con le persone, che si dispone a farsi compagna di viaggio in un cammino di popolo, entro il quale esercita il ministero della profezia e della diaconia”.

“La formazione e l’esperienza pastorale consentono a Papa Francesco di offrire un linguaggio nuovo, giovane e incisivo anche per le Chiese d’Italia e d’Europa”. I vescovi sono altresì “consapevoli che molti aspetti del magistero papale devono ancora essere compresi da loro e tradotti in scelte pastorali incisive e praticabili nel contesto delle nostre comunità, con la freschezza di uno sguardo nuovo che sa riconoscere in quante forme e con quanta generosità le nostre comunità sono chiesa di popolo, ospedale da campo, pratica di povertà evangelica”.

I Vescovi Lombardi si sono confrontati anche in vista della preparazione dell’Assemblea generale straordinaria della CEI, di novembre 2014 che avrà come tema dominante la formazione permanente del clero. È stata concordemente rilevata una “attesa da parte del clero per indicazioni e proposte che aiutino i preti a vivere questo momento storico custodendo la fede, l’unità interiore, una azione pastorale condivisa e caratterizzata dalla carità pastorale”.

Risulta acquisita una idea di formazione permanente che impegni ciascuno a “mettersi in gioco personalmente per vivere l’appartenenza al presbiterio come elemento determinante della pratica pastorale ed elemento qualificante della unificazione personale”.

Si riconosce nei vescovi diocesani “una particolare responsabilità di indicazioni e accompagnamento del presbiterio per una pratica di comunione che sia edificante e incisiva proposta pastorale”, conclude poi il comunicato.

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ZENIT Staff

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