Penna e calamaio

Alla fine di ogni racconto non mi riesce difficile riconoscere e ringraziare Chi ha scritto la pagina della mia vita

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Questa mattina, in modo del tutto inspiegabile, mi balzano alla mente queste due parole inseparabili: Penna e calamaio. Quasi un’apparizione di due vecchi amici che guardo come in una foto un po’ sbiadita. Appena vi soffermo l’attenzione, la mia fantasia mi porta nei banchi della scuola elementare.

E’ lì che ho imparato ad aprire il calamaio, impugnare la penna, intingere il pennino per attingere una sola goccia d’inchiostro, solo quella che mi permettesse di completare la riga del quaderno. Alla fine di ogni riga, se non prima, quella goccia si esauriva.

Per poter riprendere a scrivere, bastava infilare nuovamente la penna nel calamaio. Quando il pennino esagerava nell’attingere due gocce anziché una sola, appariva lo scarabocchio. Ho imparato che basta una goccia ad ogni intinzione.

Mentre scrivo queste righe sorretto dalla mia fantasia, continuo ad attingere  dall’inesauribile Calamaio solo quella goccia d’amore che mi dona la capacità di iniziare e portare a termine ogni singola azione.

Riprendo spesso l’operazione di intinzione, ricomincio sempre, ogni volta che il mio pennino tende ad asciugarsi. Alla fine di ogni racconto non mi riesce difficile riconoscere e ringraziare Chi ha scritto quella pagina: la pagina della mia vita.

Ciao da p. Andrea

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Andrea Panont

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