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Iraq. Un mese dall’avanzata delle milizie islamiche. L’amara lettera di Sako

In un testo diffuso oggi, il Patriarca denuncia il rischio “genocidio” di interi popoli privati dei loro valori. Offre poi alcuni suggerimenti per fronteggiare la crisi, a partire dalla futura formazione nelle scuole

C’è tutta l’amarezza di chi per un mese ha assistito alle più disparate violenze, aggressioni e brutalità nella lettera del Patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael I Sako. La missiva è stata diffusa oggi, giovedì 4 settembre, esattamente 30 giorno dopo l’aggressione dei jihadisti dello Stato Islamico (IS) che ha provocato l’esodo da città in città della Piana di Ninive di centinaia di migliaia di iracheni, tra cui circa 120mila cristiani, yazidi ed altre minoranze.

Il Patriarca ha quindi deciso di mettere nero su bianco le sue idee, il suo punto di vista su questa assurda situazione, il suoi incoraggiamento a tutti i fedeli della sua Chiesa e agli altri battezzati ad “affrontare la situazione così com’è”, per preservare le comunità cristiane locali dal pericolo di estinzione e “continuare ad essere lievito” nella società sconvolta dai conflitti settari.

Nel messaggio – pervenuto alle agenzie internazionali Fides e Asia News – il Primate della Chiesa caldea osserva con rammarico per “l’incapacità manifestata dalla macchina del governo a garantire ordine e rispetto della legge”, ma non si lascia sopraffare dall’impotenza. Anzi, elenca una serie di suggerimenti pratici per uscire dal senso di fatalità che si insinua nelle popolazioni e nelle istituzioni irachene davanti ai tragici avvenimenti degli ultimi mesi. 

Anzitutto Sako invita i cristiani a creare una sorta di “squadra” che fronteggi la crisi, raccogliendo dati accurati sul numero e la dislocazione delle famiglie rifugiate, in modo da richiedere al governo il dovuto risarcimento per i danni subiti e la perdita delle proprietà a opera dei jihadisti e dei loro sostenitori.

Viene proposta anche la creazione di un “comitato per l’educazione”, che censisca lo status accademico e le cifre degli studenti sfollati, per poi chiedere al governo del Kurdistan di ospitarli nelle scuole e nelle università e impedire così che perdano l’anno scolastico. 

Il Patriarca suggerisce pure di appellari al Consiglio di Sicurezza Onu per il futuro delle aree cadute sotto il controllo dell’auto-proclamato “Califfato Islamico”. La proposta è la realizzazione di “una forza di peace-keeping in collaborazione con le forze di sicurezza irachene e i Peshmerga curdi, al fine di liberare la Piana di Ninive” e di garantire la sicurezza ai profughi di ritornare ai propri villaggi nativi, dove i loro antenati vivevano “da migliaia di anni”.

Occorre poi – prosegue il Patriarca – “stabilire forze di polizia locale che comprendano rappresentanti delle diverse componenti presenti nella Piana di Ninive, per proteggere i villaggi, come previsto dalla nuova legge presentata dal nuovo governo”, in modo da assicurare la piena interazione sociale tra i cristiani e i loro concittadini. 

Un’ultima riflessione, infine, sulla necessità di prendere iniziative energiche con il mondo islamico, che mirino a porre fine ad ogni “verniciatura di legittimazione religiosa”, come pure ai finanziamenti e all’invio di militanti a favore dei gruppi jihadisti. Per Sako bisognerà in futuro mettere mano anche alla revisione dei programmi scolastici e universitari: l’obiettivo d’ora in poi sarà quello di favorire la crescita di una cultura aperta alla diversità, al pluralismo e all’uguaglianza tra i cittadini, che funzioni da antidoto a ogni fanatismo ammantato di giustificazioni religiose.

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Per il testo integrale della Lettera del Patriarca Louis Raphael I cliccare qui

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