Due punti essenziali per rinnovare la nostra fede

Il cammino verso l’anno della fede proposto dal Vescovo di Locri-Gerace

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, venerdì, 3 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Continuando il dialogo iniziato il giorno dell’Epifania, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Vescovo di Locri-Gerace, ha inviato a tutti i fedeli della Diocesi un messaggio che contiene alcune riflessioni desunte dal vangelo e finalizzate, nella prospettiva del prossimo anno della fede, a prendere in seria ed entusiasmante considerazione l’inizio dell’attività pubblica di Gesù, come viene raccontata nel capitolo 1, versetti 14-20, del Vangelo di S. Marco.

L’impostazione iniziale del messaggio comporta una lettura attenta e approfondita di questa pagina evangelica «non solo come cronaca di fatti accaduti ma anche come avvenimenti esemplari di comportamenti di fede». Infatti, per compiere un ulteriore passo avanti nel cammino di preparazione all’anno della fede, indetto da Benedetto XVI, risulta quanto mai opportuno il riferimento che S. Marco fa ai due gesti che Gesù compie iniziando la missione pubblica: «chiama a conversione tutti e inizia a costituire il gruppo dei suoi seguaci, ai quali poi avrebbe consegnato il futuro della comunità da lui istituita».

E riflettendo con estrema precisione Mons. Morosini confida che, dal punto di vista ecclesiale, il racconto di Marco «ci spinge allora a fare una revisione della nostra fede tenendo conto di due riferimenti, che costituiscono i suoi pilastri. Se uno fa per la vita la scelta cristiana sceglie di conseguenza Gesù come modello, accetta di mettersi al suo seguito e decide di cambiare comportamenti e costumi? L’aver aderito a Gesù, accogliendo la sua parola, vuol dire anche aderire ad una comunità all’interno della quale si condivide con altri la stessa fede?

E con chiaro realismo egli ritiene che «rispondere positivamente alla prima domanda significherà per noi durante l’anno di fede contribuire al superamento della divisione tra fede e vita, che è lo scandalo religioso più grave oggi in occidente, dove la fede (forse meglio dire la religiosità) spesso si trasmette per forza di inerzia più come fattore culturale e di tradizione che come proposta di vita al seguito di Gesù».

Altrettanto convincente e realistica è la possibile e convinta risposta alla seconda domanda, la quale «consentirà la riscoperta del senso di appartenenza a una comunità, la cui perdita è una degli aspetti più negativi del nostro essere cristiani oggi, che si esprime spesso con l’assurda affermazione: Cristo sì, Chiesa no. È Gesù stesso, infatti, a voler affidare a degli uomini, riuniti tra loro nel suo nome (ecco la Chiesa), il compito di continuare la sua missione di annunciare la conversione per fare del mondo il regno di Dio».

Ciò vuol dire, sottolinea Mons.Morosini, che grazie alla sua specifica peculiarità, «Marco unisce all’inizio della missione pubblica di Gesù le due notizie, che sicuramente non sono da legare in modo temporale, ma solamente nel contesto di una scelta didattica. L’intento dei vangeli, infatti, non è quello di seguire una linea rigorosamente storica nella narrazione, ma quella educativa, pur sulla base di un racconto storico. Per questo motivo spesso gli evangelisti mettono assieme delle espressioni di Gesù o dei fatti con intento didascalico, ma non perché necessariamente essi sono avvenuti in rigorosa successione cronologica».

La prospettiva dell’anno della fede dovrebbe, quindi, consentire di sciogliere questi due nodi importanti del modo di essere cristiani oggi.

«* Accogliendo il dono della fede e il battesimo noi entriamo a far parte di una comunità all’interno della quale veniamo educati alla comprensione della Bibbia e accogliamo con i sacramenti il dono della salvezza. La comunità non ci è più estranea, come una realtà che non ci appartiene, ma della quale noi ci serviamo solo per essere soddisfatti in alcuni bisogni.

* Per aver accolto la fede noi siamo diventati discepoli, seguaci del Signore, e pertanto ci siamo avviati sulla strada, che egli ci ha tracciato. Veniamo così istradati su di un modo di vivere la fede che guardi alla vita come al luogo naturale ove sono operanti gli insegnamenti del Signore».

E come ulteriore elemento di riflessione Mons. Morosini fa notare che per S. Marco «le due coppie di fratelli, che sicuramente già conoscevano Gesù e forse lo praticavano, dinanzi alla sua proposta decisa, subito lo seguono, tagliando corto e in modo definitivo con la loro vita precedente: da pescatori di pesci diventano pescatori di uomini. E con questa loro decisione comincia in un certo senso a germogliare la vita della Chiesa».

Consapevole che questa decisione «illumina il modo come oggi essere cristiani nel contesto di una società che è in continuo divenire nella prospettiva del pluralismo culturale e religioso», ogni credente è stimolato a tenere ben presente il rischio di mezze figure appena sfiorate da una patina religiosa e deve avvertire con estrema serietà e sincerità che la proposta del prossimo anno della fede avrà come finalità particolarmente significativa il recupero del desiderio di profondo rinnovamento e di intensa e comunitaria preghiera, attraverso la quale chiedere al Signore il dono del suo Spirito.

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ZENIT Staff

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