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L’America Latina è il “continente della speranza”!

Omelia di papa Francesco nella festività di Nostra Signora di Guadalupe

Riportiamo di seguito il testo dell’omelia tenuta ieri sera da papa Francesco nella Messa celebrata nella Basilica Vaticana in occasione della festività di Nostra Signora di Guadalupe.

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“Ti lodino, Signore, tutti i popoli. 
Abbi pietà di noi e donaci la tua benedizione. 
Rivolgi, Signore, i tuoi occhi verso di noi.
Conosca la terra la tua bontà e i popoli la tua salvezza.
Le nazioni con giubilo ti cantino, 
perché giudichi il mondo con giustizia” (cfr Sal 66).

La preghiera del salmista, di supplica di perdono e di benedizione dei popoli e delle nazioni e, allo stesso tempo, di lode gioiosa, aiuta ad esprimere il senso spirituale di questa celebrazione. Sono i popoli e le nazioni della nostra grande Patria latinoamericana quelli che oggi commemorano con gratitudine e gioia la festività della loro Patrona, Nostra Signora di Guadalupe, la cui devozione si estende dall’Alaska fino alla Patagonia. E dall’Arcangelo Gabriele e santa Elisabetta fino a noi, si innalza la nostra preghiera filiale: “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te…” (Lc 1,28).

In questa festività di Nostra Signora di Guadalupe, facciamo prima di tutto grata memoria della sua visita e vicinanza materna; cantiamo con Lei il suo “magnificat”; e le affidiamo la vita dei nostri popoli e la missione continentale della Chiesa.

Quando apparve a san Juan Diego nel Tepeyac, si presentò come la “perfetta sempre Vergine Santa Maria, Madre del vero Dio” (Nican Mopohua); e diede luogo ad una nuova “visitazione”. Corse premurosa ad abbracciare anche i nuovi popoli americani, in una drammatica gestazione. Fu come un “grande segno apparso nel cielo… una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi” (cfrAp 12,1), che assume in sé la simbologia culturale e religiosa dei popoli originari, e annuncia e dona suo Figlio a tutti questi altri nuovi popoli di meticciato lacerato.

Tanti saltarono di gioia e speranza davanti alla sua visita e davanti al dono di suo Figlio, e la perfetta discepola del Signore è diventata la “grande missionaria che portò il Vangelo alla nostra America” (Documento di Aparecida, 269). Il Figlio di Maria Santissima, Immacolata incinta, si rivela così dalle origini della storia dei nuovi popoli come “il verissimo Dio grazie al quale si vive”, buona novella della dignità filiale di tutti suoi abitanti. Ormai più nessuno è solamente servo, ma tutti siamo figli di uno stesso Padre, fratelli tra di noi e servi nel Servo.

La Santa Madre di Dio ha visitato questi popoli e ha voluto rimanere con loro. Ha lasciato stampata misteriosamente la sua sacra immagine nella “tilma” del suo messaggero perché la avessimo ben presente, diventando così simbolo dell’alleanza di Maria con queste genti, a cui conferisce anima e tenerezza. Per sua intercessione la fede cristiana ha incominciato a diventare il più ricco tesoro dell’anima dei popoli americani, la cui perla preziosa è Gesù Cristo: un patrimonio che si trasmette e manifesta fino ad oggi nel battesimo di moltitudini di persone, nella fede, nella speranza e nella carità di molti, nella preziosità della pietà popolare e anche in quell’ethos americano che si mostra nella consapevolezza della dignità della persona umana, nella passione per la giustizia, nella solidarietà con i più poveri e sofferenti, nella speranza a volte contro ogni speranza.

Da qui noi, oggi, possiamo continuare a lodare Dio per le meraviglie che ha operato nella vita dei popoli latinoamericani. Dio, secondo il suo stile, “ha nascosto queste cose a saggi e colti, dandole a conoscere ai più piccoli e umili, ai semplici di cuore” (cfrMt 11,21). Nelle meraviglie che il Signore ha realizzato in Maria, Ella riconosce lo stile e il modo di agire di suo Figlio nella storia della salvezza. Sconvolgendo i giudizi mondani, distruggendo gli idoli del potere, della ricchezza, del successo a tutti i costi, denunciando l’autosufficienza, la superbia e i messianismi secolarizzati che allontanano da Dio, il cantico mariano confessa che Dio si compiace nel sovvertire le ideologie e le gerarchie mondane. Innalza gli umili, viene in aiuto dei poveri e dei piccoli, colma di beni, di benedizioni e di speranze quelli che si fidano della sua misericordia di generazione in generazione, mentre abbatte i ricchi, i potenti ed i dominatori dai loro troni.

Il “Magnificat” così ci introduce nelle Beatitudini, sintesi e legge primordiale del messaggio evangelico. Alla sua luce, oggi, ci sentiamo spinti a chiedere una grazia, la grazia tanto cristiana che il futuro dell’America Latina sia forgiato dai poveri e da quelli che soffrono, dagli umili, da quelli che hanno fame e sete di giustizia, dai misericordiosi, dai puri di cuore, da quelli che lavorano per la pace, dai perseguitati a causa del nome di Cristo, “perché di loro sarà il Regno dei cieli” (cfr Mt 5,1-11). Sia la grazia di essere forgiati da quelli che oggi il sistema idolatrico della cultura dello scarto relega nella categoria di schiavi, di oggetti di cui servirsi o semplicemente da rifiutare.

E facciamo questa richiesta perché l’America Latina è il “continente della speranza”! Perché da essa si attendono nuovi modelli di sviluppo che coniughino tradizione cristiana e progresso civile, giustizia e equità con riconciliazione, sviluppo scientifico e tecnologico con saggezza umana, sofferenza feconda con gioia speranzosa. E’ possibile custodire questa speranza solo con grandi dosi di verità e di amore, fondamenti di tutta la realtà, motori rivoluzionari di un’autentica vita nuova.

Poniamo queste realtà e questi auspici sull’altare come dono gradito a Dio. Implorando il suo perdono e confidando nella sua misericordia, celebriamo il sacrificio e la vittoria pasquale di Nostro Signore Gesù Cristo. Lui è l’unico Signore, il “liberatore” di tutte le nostre schiavitù e miserie derivate dal peccato. Lui è la pietra angolare della storia ed è stato il grande scartato. Lui ci chiama a vivere la vera vita, una vita più umana, una convivenza come figli e fratelli, aperte ormai le porte della “nuova terra e dei nuovi cieli” (Ap 21,1). Imploriamo la Santissima Vergine Maria, nella sua vocazione guadalupana – la Madre di Dio, la Regina e mia Signora, “la mia giovinetta, la mia piccolina”, come la chiamò san Juan Diego, e con tutti gli appellativi amorosi con i quali si rivolgono a Lei nella pietà popolare – la supplichiamo perché continui ad accompagnare, aiutare e proteggere i nostri popoli. E perché conduca per mano tutti i figli che vanno peregrinando in quelle terre incontro al suo Figlio, Gesù Cristo, Nostro Signore, presente nella Chiesa, nella sua sacramentalità, specialmente nell’ Eucaristia, presente nel tesoro della sua Parola e nei suoi insegnamenti, presente nel santo popolo fedele di Dio, presente in quelli che soffrono e negli umili di cuore. E se questo programma tanto audace ci spaventa o la pusillanimità mondana ci minaccia, che Lei torni a parlarci al cuore e ci faccia sentire la sua voce di Madre, di “buona Madre”, di “grande Madre”: “Perché hai paura? Non ci sono qui io, che sono tua Madre?”

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

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