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Il perbenismo: una malattia che ci impedisce di vedere la poesia che ci circonda

Ogni errore, nella vita, può aiutare a crescere, a migliorare, a prendere coscienza della nostra umanità

Ascolto spesso la musica di Amy Winehouse, che ho sempre apprezzato molto. Ogni volta che lo faccio provo una sensazione di gioia e non posso fare a meno di dire che questa artista mi manca tantissimo.Ma c’è chi non è d’accordo e mi critica. Alcune persone dicono che non dovrei provare nostalgia per questo tipo di artisti, perché non condividono il loro stile di vita.

Certe opinioni suscitano in me una profonda amarezza. Spesso mi ritrovo a scontrarmi con un perbenismo che faccio fatica a capire. E’ l’atteggiamento ottuso di chi giudica. Si mette sul piedistallo e si sente migliore degli altri.

Così facendo, rischia di tapparsi gli occhi e le orecchie. Rischia di trasformare la propria vita in una dogana, non riuscendo a vedere le tante cose belle che ci sono al mondo.

Il perbenismo è una malattia che serpeggia tristemente in tanti ambienti della nostra società: religiosi, culturali, politici, sociali… E’ un male profondo, difficile da estirpare. Ostacola il dialogo e costruisce barriere spesso invalicabili.

Abbiamo bisogno di questo? Non ci sono già abbastanza muri su questa terra? Eppure il perbenismo è sempre dietro l’angolo, pronto a colpire e a condizionare la nostra mente.</p>

Pensiamo, ad esempio, alle storie dei santi. Ho sempre trovato insopportabili certe biografie che dipingono i santi come esseri perfetti, senza macchia e senza paura. Hanno il suono di una moneta falsa.

I santi sono stati persone come tutti noi, con difficoltà, indecisioni, errori anche gravi. Perché nasconderli? Ogni errore, nella vita, può aiutare a crescere, a migliorare, a prendere coscienza della nostra umanità.

Ho letto recentemente un libro di Gisela Scerman intitolato “Piero Ciampi, maledetto poeta. Il cantautore livornese raccontato dai suoi amici” (Edizioni Arcana). E’ un saggio veramente affascinante e profondo, dedicato ad un grande poeta che ci ha lasciato. Mi ha fatto riflettere sulla bellezza infinita che si può trovare in ogni cosa della vita, grazie alle interessanti testimonianze di chi ha conosciuto questo artista da vicino.

Ho scoperto, così, il delicato omaggio di Piero Ciampi alla natura umana e divina di Cristo: “E’ un Uomo che vive di foreste d’aria piena di voli d’aquile, conquista vette e tocca il sole, lui beve neve, parla alle stelle e spazia il tempo. Corre, anela, sta. Devia i ruscelli, veglia e sonno è tutto un sogno. E’ un Uomo solo e senza armi. Un pomeriggio su una salita perse la vita…”.

In tutta la mia vita, non ho mai trovato un ritratto di Gesù più bello di quello tracciato da Piero Ciampi in Cristo tra i chitarristi. Me lo ha fatto sentire ancora più vicino. Mi ha fatto pensare ad un Cristo che condivide la sofferenza di ogni essere umano: “Anche stasera da qualche parte c’è qualche Cristo che sale stanco e senza scampo una salita”.

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