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Differenza sessuale o differenza di genere?

L’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum lancia un diploma di specializzazione su identità femminile e teoria del gender

“Non voler discriminare è un conto, non riconoscere il dato di realtà biologica è un altro”: è quanto è stato affermato lo scorso 3 dicembre durante la presentazione, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, del volume edito da Aracne contenente le ultime ricerche dell’Istituto di studi superiori sulla Donna sulle sfide poste dalla dilagante teoria del gender.

Il gruppo di ricercatori ha inoltre annunciato che da marzo 2015 partirà il diploma di specializzazione Differenza sessuale, identità femminile e teoria del gender, curato dagli stessi membri del gruppo di ricerca.

“I nuovi apporti della neuroscienza, dalla genetica alla connettomica, che approfondiscono la parte sessuata dell’essere umano, dimostrano l’esistenza di una struttura di base dell’organo cerebrale maschile o femminile”, ha osservato padre Alberto Carrara LC, professore di neurobiologia e neurobioetica.

Questo va certamente integrato con il concetto di plasticità cerebrale che implica una visione non statica della persona umana. Google dice che esistono ben 58 generi diversi, ma questa è una pseudo-plasticità che corrisponde alla realtà: la plasticità cerebrale in sé non esiste, esiste una certa malleabilità, nella quale rientra la possibilità d’azione di parte della psicologia, ma la stessa psicologia e la psichiatria contemporanee ammettono che vi sono dei limiti al di là dei quali non si può tornare indietro.

Il concetto di neutralità è superato dalla stessa psicanalisi che ne aveva fatto un cavallo di battaglia: lo psicoterapeuta, essendo necessariamente depositario di un proprio sistema valoriale e culturale, facendo emergere i sui riferimenti valoriali rende più chiaro il rapporto che instaura con il paziente: è “curioso quindi che oggi si vada a riproporre un paradigma ormai altamente superato”, ha osservato la dottoressa Chiara d’Urbano, psicologa e psicoterapeuta. 

Che il gender sia una teoria pianificata con attenzione, ne è prova ciò che la famosa antropologa Gayle Rubin esternava nel 1975: “Il sogno che trovo più stimolante è quello di una società androgina e senza genere (ma non senza sesso), in cui l’anatomia individuale sia irrilevante ai fini di chi si è, cosa si fa, e con chi si fa l’amore”. La tendenza apparente del sistema giuridico nazionale e europeo, è quella di andare verso il riconoscimento di maggiori diritti alle donne, ma non è così: piuttosto che promossa la specificità femminile viene abbattuta: l’associazione Femme, nata con il compito di difendere i diritti delle donne, difende anche le cosiddette ‘identità di genere’; la nota Commissione del rapporto Lunaceck, dovrebbe avere come obiettivo il raggiungimento della parità tra uomo e donna ma anche agli stereotipi di genere, per cui il punto d’arrivo non pare tanto ‘il rispetto delle differenze’ quanto l’abbattimento delle differenze uomo-donna.

Proseguendo di questo passo “dire che la maternità è donna diventerà uno stereotipo da combattere”, ha osservato l’avvocato Ignazia Satta.

Ma ormai non si tratta più di portare avanti una lotta contro qualcosa: “la teoria gender ha indubbiamente un’agenda fatta bene, quello che manca è una proposta equivalente che valorizzi la bellezza della differenza”; “siamo latori indegni di una bellezza ontologica che è posta nelle nostre mani, prima dobbiamo far vedere la bellezza”, ha dichiarato il professor Carmelo Pandolfi: è su questo fronte che è urgente l’impegno di ciascuno.

“La differenza sessuale è ontologica, non è né accidentale né essenziale”, ha spiegato la prof.ssa Giorgia Salatiello, docente di Filosofia morale, “ma attraversa due esistenti che condividono la stessa essenza umana, essenza che sarebbe impossibile senza la differenza”. Se è vero che il carattere sessuale permea tutte le mie cellule, dalla punta dei piedi fino al tipo di connessioni cerebrali, allora è vero che tutto il mio essere non può essere considerato scindibile dal mio carattere di uomo o donna.

Il fatto che nella discussione politica e sociale, la locuzione ‘differenza sessuale’ sia stata sostituita dalla più neutra ‘differenza di genere’, dimostra la messa in dubbio che i sessi siano due: la biologa americana Fausto-Sterling aveva dichiarato nel 1993 che i sessi sono cinque, ma qualche anno dopo, non contenta di questa sua affermazione, si corregge dicendo che “i sessi sono un numero indeterminato di varianti, uno per ogni individuo”!

La parola ‘genere’ inoltre, al posto di ‘differenza sessuale’, si presta linguisticamente alla declinazione ‘culturale’.

Per questo “occorre ripartire dal corpo”, il dato di natura, ha chiarito Susy Zanardo, professoressa di Filosofia morale: inoltre “la differenza è un dato, ma è anche qualcosa a cui dobbiamo attribuire senso profondo, non siamo dei semplici funzionari della specie; occorre costruire un’antropologia della differenza sessuale: una donna genera in sé, un uomo all’esterno di sé”.

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