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Aiuto alla Chiesa che Soffre apre una sede in Colombia

A causa del conflitto armato in corso molti cattolici non sono liberi di prendere parte alle celebrazioni liturgiche e alle attività pastorali

Una nuova sede per Aiuto alla Chiesa che Soffre. Dopo la recente apertura di tre segretariati nazionali in Messico, Malta e Corea del Sud, la fondazione pontificia ha appena inaugurato un nuovo ufficio a Bogotá, in Colombia. Si tratta della ventunesima sede nazionale e della quarta in America Latina, dopo quelle di Brasile, Cile e Messico.

La nuova apertura è stata celebrata lo scorso 27 novembre con una messa nella Chiesa del Cristo Re presieduta dal segretario della conferenza episcopale colombiana, monsignor José Daniel Falla Robles, e alla presenza del presidente esecutivo internazionale di ACS, Johannes Heereman, e del direttore del nuovo ufficio di Bogotá, Diego Rodriguez Lizcano.

In linea con la missione di ACS, anche in questa occasione è stata data voce alla Chiesa perseguitata. Assieme all’assistente spirituale della fondazione pontificia, padre Martin Barta, ha concelebrato la messa padre Khalil Carlos Jaar, sacerdote palestinese che attualmente opera in Giordania, dove con l’aiuto di ACS sostiene le centinaia di rifugiati cristiani fuggiti dalle violenze dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. Al cospetto di un’assemblea di più di 400 persone padre Carlos Khalil ha raccontato la tragica condizione dei rifugiati, evidenziando il dono di poter praticare liberamente la propria fede.

Dopo aver ascoltato il sacerdote palestinese, monsignor Falla Robles, ha trovato alcune similitudini con la situazione della Colombia. «È evidente che a causa del conflitto armato in corso molti cattolici non sono liberi di prendere parte alle celebrazioni liturgiche e alle attività pastorali». Il presule ha infine ringraziato Aiuto alla Chiesa che Soffre a nome della Chiesa colombiana. «La vostra presenza ed il vostro sostegno sono preziosi per alleviare le sofferenze dei tanti nostri connazionali afflitti ogni giorno dal dramma della violenza».

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