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Per non morire

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio — Gv 8,51-59

Lettura

Nella controversia con le autorità religiose giudaiche Gesù risale alle origini dell’esperienza di fede del popolo di Israele, ossia al patriarca Abramo, con il quale il Signore aveva stretto «un’alleanza perenne». Dio voleva restare per sempre il solo Dio di Abramo e della sua discendenza, e aveva promesso ad Abramo che sarebbe diventato «padre di una moltitudine di nazioni». Segno della prima alleanza era la circoncisione; segno della «nuova ed eterna alleanza» stipulata da Cristo è il suo sangue, come lui stesso ha detto, ossia la sua vita donata.

Meditazione

La vita nuova in Cristo inizia dall’ascolto della sua Parola e si manifesta quando le sue parole diventano carne, ossia vissuto quotidiano. Ascoltare le sue parole e metterle in pratica è come costruire una casa sulla roccia (Mt 7,24): è la garanzia per rimanere saldi anche in mezzo alle avversità. C’è di più: osservare i suoi comandamenti – così ha detto Gesù nell’ultima cena – ci permette di «rimanere nel suo amore» (Gv 15,10), cioè ci introduce già qui e ora nella vita divina, nella comunione che unisce il Padre e il Figlio. C’è di più ancora: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». La parola di Cristo, custodita in noi e meditata nel nostro cuore come ci insegna Maria, ci apre orizzonti nuovi dopo la morte, ci introduce nella «vita del mondo che verrà», nell’eternità di Dio. Lo aveva capito bene Pietro quando disse: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Ma i capi del popolo ancora una volta non comprendono Gesù; lo ritengono addirittura un indemoniato e, senza mezzi termini, gli replicano: «Chi credi di essere?». L’identità di Gesù si può comprendere solo se si conosce Dio veramente e solo se si conosce la storia della salvezza: «Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Abramo aveva creduto alla promessa di una discendenza numerosa come le stelle del cielo prima ancora di scorgerne un timidissimo e fragilissimo segno nel figlio Isacco. Ma il vero compimento di quella promessa, ciò che fece gioire pienamente Abramo, è il giorno del Messia, che egli vide con gli occhi della fede. Questo giorno coincide con gli anni in cui Cristo, l’atteso delle genti, «passò beneficando e risanando tutti» (At 10,38).

Preghiera

Signore, donami la tua forza e cambia il mio nome a tua immagine: tutto il mio essere sia rinnovato alla luce del tuo disegno d’amore. Se ti riconoscerò, la mia vita non morirà in eterno e risorgerà all’alleanza eterna.

Agire

Non mi lascio imprigionare dalla paura della morte che vuole togliermi la gioia dell’incontro. Ritorno all’essenzialità della mia fede e della speranza che non smette di ricercare umilmente la verità e la conoscenza di Dio.

Meditazione a cura di mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

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