L'ABC di Francesco dalla A di "Asia" alla Z di "Zizzania"

Il secondo anno di pontificato del Papa “venuto dalla fine del mondo” in pillole, tra riforme e viaggi, gesti coraggiosi e parole fraintese

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Il primo pensiero, in questo secondo anniversario di pontificato di Francesco, è che sembra ieri da quel primo “Fratelli e sorelle, buonasera!” pronunciato dalla Loggia delle Benedizioni, davanti ad una piazza San Pietro straripante di fedeli. Eppure, a pensarci meglio, non sembra proprio che sia trascorso un biennio dalla rinuncia di Benedetto XVI e da quel Conclave repentino che portò all’elezione di un Papa venuto “dalla fine del mondo”. Sarà l’intensità con cui il Pontefice ha vissuto e ci ha fatto vivere ogni suo gesto, insegnamento, discorso, viaggio, sarà la ventata di aria nuova portata nel mondo dalla sua prima uscita pubblica, ma risulta quasi difficile ricordare una Chiesa pre-Bergoglio. Per fare un po’ d’ordine ripercorriamo perciò questo suo secondo anno sul soglio di Pietro, stilando un vero e proprio “ABC di Papa Francesco”.

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A come “Asia”. Dalla visita in Corea del Sud ad agosto per la Giornata della Gioventù asiatica, fino all’estenuante settimana vissuta a gennaio prima in Sri Lanka e poi nelle Filippine, dove la Messa nel Ryzal Park di Manila ha battuto ogni record con 7 milioni di presenze. Dai due viaggi in terre asiatiche il Papa è tornato “arricchito” e fiducioso per un più solido dialogo con l’Oriente. Si guarda infatti già al futuro con un ipotetico viaggio in Indonesia nel 2017 e alle relazioni diplomatiche positive con il Vietnam, senza rinunciare alla speranza di un ponte con la Cina. Francesco, insomma, come i suoi predecessori, ha l’Asia nel cuore, ma non come territorio da ‘conquistare’, bensì come parte del mondo che necessita di pace e dell’annuncio di Cristo Risorto.

B come “Bambini”. Forte l’impegno del Santo Padre a favore dell’infanzia. La creazione della Commissione per la Tutela dei minori in primis, che nel mese scorso ha iniziato il suo lavoro per ricucire la brutta piaga della pedofilia e degli abusi del clero. Poi la firma insieme ai leader di tutte le religioni di un Trattato contro ogni forma di schiavitù moderna, a dicembre, che condanna soprattutto il lavoro e lo sfruttamento minorile. Non si dimenticano poi le visite agli orfanotrofi nei suoi viaggi nella Filippine e in Terra Santa e i vigorosi appelli contro i bambini abortiti, ‘scartati’ prima ancora di nascere.

C come “Concistoro”. Il suo secondo Concistoro, lo scorso 14 febbraio, mostra ancora una volta l’attenzione di Papa Francesco verso le periferie, portando nel Collegio cardinalizio 20 vescovi di paesi in cui mai si era vista una porpora. Tonga, Etiopia, Capo Verde, Panama, Nuova Zelanda, solo per citarne alcuni. Con loro il Papa nomina anche cinque nuovi porporati non elettori, ‘premiati’ con la berretta rossa per la loro “sollecitudine di pastori” nelle Chiese particolari e nella Santa Sede.

D come “Dialogo”. “Costruire punti non muri” è stato uno dei mantra principali di Bergoglio in questi 12 mesi. E, per costruire questi ponti, il primo passo è il dialogo. Con tutti: non credenti, lontani, rappresentanti di altre religioni, addirittura con i terroristi anche se sembra “impossibile”. Tuttavia, non bisogna “mai chiudere una porta”, come ha detto nel viaggio di ritorno da Strasburgo. Sicuro di questo, Francesco si è spinto anche laddove anni di sforzi diplomatici hanno fallito. Ad esempio, portando a maggio, dopo il suo viaggio in Terra Santa, i presidenti di Israele e Palestina Peres e Abbas in Vaticano a pregare insieme per la pace, e lavorando per il disgelo delle relazioni tra Cuba e Usa.

E come “Europa”. Un continente stanco, impaurito, una “nonna” che ha perso di vista i suoi valori e reciso le sue radici. È l’Europa che descrive il Papa nei suoi importanti discorsi al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa, durante la visita-lampo a Straburgo del 25 novembre 2014. Davanti agli eurodeputati di tutto il mondo, il Pontefice affonda il colpo su temi di estrema delicatezza quali vita e dignità umana, immigrazione, disoccupazione giovanile, povertà, libertà religiosa, riscuotendo gli applausi di tutte le parti.

F come “Famiglia”. Questo il tema centrale dei due Sinodi, uno straordinario lo scorso ottobre e l’altro ordinario in programma tra sette mesi, per discutere degli approcci pastorali e del magistero della Chiesa verso questa “cellula fondamentale della società”. Ma la famiglia è stata il fulcro di tanti discorsi e catechesi del Pontefice in questi mesi, quale istituzione da difendere dagli attacchi che oggi riceve “da tutte le parti”. Vigorosi, in particolare, gli appelli del Papa a salvaguardare “il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma” e preservarli da una “colonizzazione ideologica” che s’insinua nelle scuole e mette in discussione la stessa natura.

G come “Guerra”. Stigmatizzata sempre come una “follia”, la guerra per Francesco è il vero male del nostro secolo. Che si tratti della “inutile strage” che fu il primo conflitto mondiale, ricordato nella visita al Sacrario di Redipuglia il 13 settembre, o della attuale “terza guerra mondiale combattuta a pezzi”, come ha detto ai giornalisti nel volo di ritorno da Seoul, in riferimento ai recenti massacri e crimini compiuti soprattutto in Medio Oriente. O ancora della lotta “fratricida” in Ucraina. Guerre che Francesco sta tentando di smantellare attraverso un lavoro diplomatico ‘dietro le quinte’ e uno pubblico di richiamo delle coscienze a considerare l’altro come fratello e non un nemico.

H come “Humanae Vitae”. Nel volo di ritorno dalle Filippine il Papa viene interrogato dalla stampa sulla paternità responsabile. Cita quindi la storica Enciclica di Paolo VI (beatificato, non a caso, a chiusura del Sinodo sulla famiglia), un documento tuttora mal interpretato e ridotto solo a retrogrado divieto degli anticoncezionali. Come uno scherzo del destino, anche la risposta del Pontefice viene estrapolata dal contesto e sintetizzata in una metafora – quella del “fare figli come conigli” – che, piazzata in prima pagina dai media mondiali, fraintende il pensiero del Papa e oscura frasi sull’apertura alla vita e la bellezza della famiglia.

I come “Interviste”. Restando in tema, appunto, sono tanti i colloqui che il Santo Padre concede alla stampa: con i giornalisti che lo accompagnano in aereo nei viaggi con cui parla anche due ore, con i vaticanisti di importanti quotidiani italiani o televisioni internazionali – l’ultima proprio oggi con la star di Televisa Valentina Alazraki -, ma anche con un gruppetto di cinque giovani fiamminghi venuti a intervistarlo in Vaticano, o con giornali locali “di periferia” come La Carcova news dell’omonima villa miseria di Buenos Aires.

L come “Liturgia”. A braccio, nel cortile della parrocchia romana di Ognissanti, dopo la Messa del 7 marzo per commemorare i 50 anni dalla prima Messa in italiano celebrata da Papa Paolo VI, secondo le rinnovate norme liturgiche del Vaticano II, il Papa ha detto: “Ringraziamo il Signore per quello che ha fatto nella sua Chiesa in questi 50 anni di riforma liturgica. È stato proprio un gesto coraggioso della Chiesa avvicinarsi al popolo di Dio, perché possa capire bene quello che fa. E questo è importante per noi: seguire la Messa così. E non si può andare indietro. Dobbiamo andare sempre avanti. E chi va indietro sbaglia”. Un concetto simile lo aveva espresso nell’incontro con il clero romano in Aula Paolo VI, parlando di preti e sacerdoti che promuovono una “riforma nella riforma” – legati cioè troppo al rito tridentino -, dietro alla quale spesso si nascondono “squilibri psicologici e morali”.

M come “Misericordia”. Predicata sempre e ovu
nque, è il tratto caratteristico di questo pontificato. Mai una volta Francesco ha smesso di affermare quanto infinita sia la bontà di Dio. All’inizio dell’anno aveva detto: “Questo è il tempo della misericordia. È importante che i fedeli laici la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali”. E proprio oggi, in Vaticano, ha annunciato la celebrazione di un Anno Santo straordinario: il Giubileo della Misericordia che avrà inizio con l’apertura della Porta Santa in San Pietro nella solennità dell’Immacolata Concezione 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016, con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. 

N come “Natura”. Da alcuni è definito il “Papa verde” per i continui appelli a salvaguardare l’ambiente, quale dono gratuito di Dio su cui non possiamo “spadroneggiare”. Storica la frase: “Se distruggiamo il creato, la natura ci distruggerà”. Intanto si dice sia ormai prossima alla pubblicazione la nuova Enciclica sull’Ecologia, ambientale e umana.

O come “Odore”. Quello delle pecore che devono avere addosso tutti i pastori, che siano semplici preti come eminenti vescovi e cardinali. Anche questo un invito alla radicalità evangelica e a non chiudersi in una “casta”, ma uscire e andare a cercare i “lebbrosi” del nostro tempo, senza paura o pregiudizi, come ha invitato a fare ai nuovi cardinali nella Messa del 14 febbraio in San Pietro.

P come “Poveri”. Il primo assillo, la sua priorità. Non per particolari tendenze “comuniste”, ma perché “è il Vangelo che lo chiede”. In ogni discorso del Santo Padre c’è un posto per le vittime della povertà, quella spirituale oltre che di quella materiale. E per rendere concreta la sua premura il Pontefice ha fatto realizzare, su spinta dell’Elemosiniere Krajewski, delle docce sotto il colonnato di San Pietro per tutti i clochard che si aggirano nella zona della Basilica, oltre che degli speciali saloni con barbieri professionisti volontari.

Q come “Quaresima”. L’attenzione ai poveri, la misericordia, la globalizzazione dell’indifferenza, tutti temi che ritornano nel forte Messaggio per la Quaresima 2015, in cui il Papa invita a vivere questo “tempo di grazia” con un cuore povero e predisposto al rinnovamento. Come l’anno scorso, Bergoglio ha poi trascorso la settimana degli Esercizi Spirituali ad Ariccia, nella Casa Divin Maestro dei paolini.

R come “Riforma”. Forse quella definitiva ancora non c’è stata, ma già all’orizzonte appaiono diversi segnali della rivoluzione in atto. Il C9, il Consiglio di nove cardinali, continua a lavorare ad una ristrutturazione interna dei diversi Dicasteri della Curia da accorpare o smantellare. Ed è previsto un nuovo documento che andrà a sostituire la “Pastor Bonus” di Giovanni Paolo II, anche se al momento sembra esserci soltanto una bozza. Intanto, gli organismi finanziari della Santa Sede appaiono già abbastanza ‘riformati’: depotenziati (vedi Apsa e Ior) e più trasparenti. È notizia recente, poi, che il Vaticano stia per firmare un accordo con l’Italia per rinunciare al segreto bancario.

S come “Scarto”. “C’è un’indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita… Si tratta di una mentalità che genera quella ‘cultura dello scarto’ che non risparmia niente e nessuno: dalle creature, agli esseri umani e perfino a Dio stesso”. Parole dure quelle del Papa nel discorso di inizio anno al Corpo Diplomatico che ritraggono la realtà del nostro tempo, dove lo ‘scarto’ di bambini, anziani, giovani disoccupati, è accompagnato da “una economia che uccide” perché ha messo al centro il dio denaro piuttosto che la persona umana. 

T come “Teologia”. Da fare “in ginocchio” e non a tavolino, per essere teologia “di frontiera” che “si faccia carico dei conflitti del mondo”. Attenzione perciò a una teologia “che si esaurisce nella disputa accademica o che guarda l’umanità da un castello di vetro”, e ai teologi che rischiano di diventare “pezzi da musei”. Anche a loro il Papa assegna un preciso “odore”: quello “del popolo e della strada”.

U come “Udienze”. Un Papa da record si diceva, che tra i traguardi può vantare oltre 6 milioni di presenze registrate dalla Prefettura della Casa Pontificia durante le Udienze del mercoledì, gli Angelus e gli incontri pubblici nel solo 2014.

V come “Viaggi”. I prossimi saranno in Italia: a Napoli, il 21 marzo, per la Festa del Patrono San Gennaro, e a Torino, il 21 giugno, per il bicentenario della nascita di Don Bosco e l’ostensione della Sindone. Nessuna conferma, invece, sul viaggio in Francia, mentre è sicuro quello a Philadelphia, dal 22 al 27 settembre, per l’VIII incontro mondiale delle famiglie. Con l’occasione, il Papa raggiungerà anche New York e Washington per due attesissimi discorsi al Congresso e alle Nazioni Unite. Ci saranno poi Firenze, il 12 novembre, per il Convegno Ecclesiale Nazionale, poi il tour in America Latina (Paraguay, Ecuador, Bolivia), dal 15 novembre. Infine il viaggio in Uganda e nella Repubblica Centrafricana, in programma per la fine dell’anno.

Z come “Zizzania”. Francesco la elenca tra le malattie che possono contagiare la Curia ma anche ogni comunità cristiana, quale risultato di tutte le “chiacchiere”, le mormorazioni e i pettegolezzi. Questi peccati, impadronendosi della persona la rendono “seminatrice di zizzania come Satana”, assicura il Papa. Tuttavia, come ha rimarcato nell’Angelus del 20 luglio, il male non ha né la prima né l’ultima parola, e, grazie alla “paziente speranza di Dio”, anche la stessa zizzania “alla fine può diventare buon grano”.

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Salvatore Cernuzio

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