Nella considerazione e comprensione della dichiarazione di Benedetto XVI di “rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro” importante è tenere presente la teologia dello stesso Pontefice, soprattutto quella inerente al primato petrino. A questo riguardo si deve ricordare che per la tesi di abilitazione all’insegnamento discussa nel 1957 Joseph Ratzinger studiò il pensiero di Bonaventura di Bagnoregio; tale opera fu parzialmente pubblicata in tedesco nel 1959 e successivamente in diverse traduzioni tra cui in italiano J. Ratzinger, San Bonaventura. La teologia della storia (Viator, 4), Edizioni Porziuncola, Assisi 2008.
Proprio partendo da questo studio e dalla problematica del rapporto tra chiesa locale e chiesa universale, di cui un punto importante è il rapporto del papa con i vescovi, il noto teologo domenicano Yves Congar scrisse: «Joseph Ratzinger, che ha fatto notare, giustamente crediamo, alcune differenze tra Bonaventura e Tommaso, dà molta importanza al ruolo che il papa occupa nella mistica bonaventuriana in ragione del fatto francescano».
Leggendo ciò e tenendo conto che oggi Ratzinger è papa Benedetto XVI, più che legittima sorge la domanda se e come tale aspetto francescano abbia influito non solo nella sua concezione ed esercizio del papato, ma anche nella rinucia al ministero petrino.
Considerando vari suoi scritti e discorsi l’ipotesi di una risposta affermativa si rafforza. Così per approfondire il gesto di rinuncia non solo è importante conoscere la teologia del prima petrino, ma anche il pensiero di Benedetto XVI nel suo formarsi mediante un prolungato lavoro di studio e in ciò un ruolo non marginale ha la teologia di san Bonaventura.