La Santa Sede chiede il rispetto dei trattati per la riduzione delle armi

Intervento a New York dell’Osservatore permanente vaticano presso l’ONU

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di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, giovedì, 20 novembre 2008 (ZENIT.org).- Per porre un freno al traffico illecito di armi e alle sue devastanti conseguenze per la popolazione mondiale, bisogna in primo luogo rispettare i trattati firmati in vista di una riduzione degli arsenali.

E’ quanto ha sottolineato questo mercoledì a New York l’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenendo davanti al Consiglio di Sicurezza durante il dibattito di apertura collegato all’item “Mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: rafforzare la sicurezza collettiva attraverso la regolamentazione generale e la riduzione degli armamenti”.

“Le drammatiche conseguenze del traffico illecito di armi a livello globale esortano la comunità internazionale a raddoppiare il suo impegno per creare nuovi meccanismi di controllo”, ha dichiarato.

A questo proposito, il dibattito al Consiglio di Sicurezza “è non solo opportuno, ma anche fondamentale per rinvigorire gli sforzi in vista della riduzione globale delle armi”.

La Santa Sede, ha ricordato il presule, “sostiene e incoraggia tale misura da parte di questa organizzazione e dell’intera comunità internazionale ed è pronta a dare il proprio contributo”.

Secondo l’Arcivescovo, l’iniziativa del Consiglio di Sicurezza di affrontare la questione della regolamentazione e della riduzione degli armamenti è collegata al problema della sicurezza mondiale e sta acquisendo slancio in tutto il globo.

La sua delegazione, ha sottolineato, condivide la grave preoccupazione per i Paesi oppressi dai conflitti, “la cui esperienza ci dice che il traffico illecito di armi, la loro accumulazione e la produzione illecita sono un ostacolo alla soluzione pacifica delle dispute, trasformano le tensioni in conflitti armati e sono un fattore chiave per il loro prolungamento, compromettendo gravemente la pace e lo sviluppo”.

La mancanza di regolamentazione e dell’impegno a ridurre le forniture globali di armi “ha creato un mondo in cui le armi sono più facili da ottenere del cibo, del rifugio e dell’istruzione”, ha denunciato l’Arcivescovo Migliore.

Dedicando anche solo una parte degli 1,3 trilioni di dollari spesi nelle armi a programmi volti a promuovere “la completa crescita sociale, economica e spirituale”, ha constatato, “non solo si creerebbe un mondo migliore e più sicuro, ma si promuoverebbe anche un nuovo rispetto reciproco e per la vita”.

In questo contesto, la delegazione vaticana ha voluto farsi eco “delle centinaia di migliaia di persone nella Repubblica Democratica del Congo che chiedono giustizia, pace, sicurezza e la possibilità di vivere degnamente nella propria terra”.

“La Santa Sede condanna fermamente i massacri che vengono commessi sotto gli occhi della comunità internazionale nella RDC e chiede tutti gli sforzi per porre fine a questa tragedia umana”.

Ricordando che il Protocollo di Nairobi sulla Prevenzione, il Controllo e la Riduzione delle Armi Leggere e di Piccolo Calibro, entrato in vigore il 5 maggio 2006, “ha segnato un passo importante verso standard universali per difendere le popolazioni civili nella zona dei Grandi Laghi, nel Corno d’Africa e negli Stati confinanti”, il Nunzio Apostolico ha tuttavia sottolineato che “gli Stati in cui attualmente avvengono i massacri hanno firmato e ratificato il Protocollo”, motivo per il quale la Santa Sede li esorta ad “accelerare la sua implementazione”.

“La mia delegazione è pienamente d’accordo sulla necessità di sviluppare un nuovo consenso sulla sicurezza che aiuti a raggiungere gli obiettivi di sviluppo, sicurezza e rispetto dei diritti umani concordati a livello internazionale”, ha riconosciuto, auspicando “maggiori sforzi, volontà politica, trasparenza, flessibilità e apertura”.

“Per iniziare questo processo – ha concluso –, il primo e più importante passo è assicurare che gli Stati rispettino i trattati che hanno firmato e ratificato”.

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ZENIT Staff

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