MOSUL, mercoledì, 12 novembre 2008 (ZENIT.org).- L'omicidio di due sorelle cattoliche è tornato a gettare nel panico la città di Mosul, in Iraq, ultimamente teatro di numerosi attacchi anticristiani.

L'associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha diffuso la notizia della morte delle due donne, uccise a coltellate dopo che gli assalitori avevano fatto irruzione in casa loro.

Lamyaa Sabih e sua sorella Walaa sono morte per le ferite riportate durante l'aggressione, avvenuta nelle prime ore di questo mercoledì nella zona residenziale Alqahira di Mosul.

E' stata accoltellata anche la madre, che viveva con loro e ora versa in gravi condizioni in ospedale. La polizia si è recata subito sul luogo e al suo arrivo un'automobile è saltata in aria, uccidendo tre poliziotti e danneggiando la casa della famiglia Sabih.

Fino a questo momento nessuno ha rivendicato l'attacco.

Lamyaa era nubile, Walaa sposata con due figli adolescenti. Avevano entrambe una quarantina d'anni ed erano note per essere devote siro-cattoliche. Lavoravano per un consiglio provinciale locale fin dagli anni Ottanta.

L'accaduto, sottolinea ACS, ha seminato il panico nella comunità cristiana di Mosul. I cristiani e le altre minoranze sostengono che l'omicidio mette in dubbio i tentativi da parte del Governo di promuovere la sicurezza con una maggiore presenza della polizia nella città, dovuta alla campagna di violenza e intimidazione contro i cristiani del mese scorso, che ha costretto alla fuga più di 2.000 famiglie.

Fr. Bashar Warda, che supervisiona i programmi di sostegno d'emergenza di ACS per quanti lasciano Mosul, ha osservato in un'intervista rilasciata all'associazione che l'omicidio delle due sorelle sta avendo un effetto “drammatico” sui fedeli, che ora temono una nuova ondata di attacchi contro di loro.

“E' chiaro che molti penseranno di lasciare Mosul un'altra volta – ha affermato –. Il Governo cerca di dire che la città ora è sicura e all'improvviso si verificano fatti come questo”.

I leader cristiani iracheni affermano che l'attacco mostra che il Governo sta fallendo nel mantenere le promesse di portare pace e sicurezza alle comunità ecclesiali e chiedono all'Occidente di intervenire per difendere non solo i cristiani, ma tutte le minoranze dell'Iraq.

“Il Governo sta cercando di ingannare il mondo esterno per fargli credere che sta agendo nel modo corretto e che i cristiani sono al sicuro – ha affermato un leader cattolico locale –. In realtà la situazione rappresenta una sfida molto grande”.

La settimana scorsa, il Parlamento iracheno ha deciso di ridurre drasticamente il numero di seggi riservati alle minoranze nelle prossime elezioni provinciali. Ai cattolici ne andranno solo 3, 10 in meno rispetto a quelli proposti nell'Articolo 50, eliminato da una bozza di legge elettorale nel settembre scorso.