Pio XII e la Guerra Fredda

Parla il prof. Matteo Luigi Napolitano, docente all’Università del Molise

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di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 4 novembre 2008 (ZENIT.org).- Si è abituati a valutare il pontificato di Pio XII solamente per il periodo della Seconda Guerra Mondiale, in realtà Papa Pacelli è stato per altri 13 anni sul Trono di Pietro, influendo non poco sull’Ordine mondiale che ha governato gli anni Cinquanta. 

Sconfitto il Nazismo, la democrazia e i diritti umani hanno trovato nei regimi comunisti un altro grande ostacolo per la loro realizzazione.

In un famoso radiomessaggio natalizio, il 24 dicembre 1948, Pio XII ebbe a dire: “Non esiste una sovranità degli Stati esente da obblighi sociali. L’egocentrismo è alla radice dei conflitti del passato; e vi è necessità di vincerlo o perlomeno di frenarlo per evitare nuovi conflitti”.

A spiegare come e quanto il Papa Pacelli si prodigò per la pace anche durante la “Guerra Fredda” è stato il prof. Matteo Luigi Napolitano, docente all’Università del Molise, nel corso della conferenza stampa di presentazione della mostra su “Pio XII l’uomo e il Pontificato (1876-1958)”, aperta al pubblico dal 4 novembre 2008 fino al 6 gennaio 2009, nel  “Braccio di Carlo Magno”, nel porticato di sinistra della Basilica di San Pietro.

Intervistato da ZENIT il prof Napolitano ha ricordato il contesto storico della Guerra Fredda, con il Piano Marshall che stava ricostruendo l’Europa occidentale, mentre l’Unione Sovietica aveva imposto ai suoi vicini di respingere i soldi americani. Il colpo di Praga del febbraio 1948. Il blocco di Berlino attuato dai sovietici, e fallito per il ‘ponte aereo’ americano. La decisione nel marzo 1948 di istituire una difesa avanzata dell’Europa occidentale in chiave antisovietica, e la costituzione successiva della NATO.

E’ in questo contesto che il Papa preparò a mano il discorso del Natale 1948.

“Per Pacelli – ha rivelato il docente di storia – esistono due poli opposti: vi sono coloro che si rifanno al detto ‘Si vis pacem para bellum’ (se vuoi la pace prepara la guerra), adagio non del tutto falso, ma che si presta a essere frainteso, e di cui si è spesso abusato; mentre altri credono di potersi crogiolare nella formula pace a tutti i costi”.

Secondo Pio XII entrambi questi due punti di vista non sono sufficienti a garantire la pace, e così esprime l’auspicio che le Nazioni Unite, che hanno da poco varato a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, divengano “la prima e pura espressione di questa solidarietà nazionale, cancellando dalle sue istituzioni e dai suoi statuti ogni vestigio della sua origine, che era stata necessariamente una solidarietà di guerra!”.

Per Napolitano, nel radiomessaggio “Pio XII arriva nel cuore di ciò che debba essere la volontà cristiana di pace” e cioè “è forza, non debolezza o stanca rassegnazione. Essa è tutt’uno con la volontà di pace dell’eterno e onnipotente Dio”.

Come è evidente dalla parole del Pontefice – ha aggiunto –, Pacelli è fortemente critico contro quell’Europa acquiescente nei confronti di Hitler, cui fu concesso di prendersi sempre nuovi pezzi d’Europa sulla falsa premessa che ciò avrebbe salvaguardato la pace.

Per Pio XII, la vera pace “è di una ben altra tempra che il semplice sentimento di umanità”.

“Il Pontefice – ha precisato Napolitano – biasima quell’irenismo di facciata di una pace purchessia, senza por mente agli obblighi di giustizia”.

Il docente dell’Università del Molise è convinto che nelle intenzioni di Pio XII “le nuove relazioni internazionali devono basarsi sulla fine di atteggiamenti passivi e compiacenti nei confronti dell’aggressore, basati sul falso presupposto che una pace ingiusta è sempre meglio di una guerra difensiva giusta per respingere l’aggressione”.

“A questa difesa è tenuta anche la solidarietà delle nazioni, che ha il dovere di non lasciare abbandonato il popolo aggredito – prosegue il Papa nel radiomessaggio -. La sicurezza, che tale dovere non rimarrà inadempiuto, servirà a scoraggiare l’aggressore e quindi ad evitare la guerra, o almeno, nella peggiore ipotesi, ad alleviare le sofferenze”.

“Il muto rimprovero delle tombe di guerra – ha concluso Napolitano – impone dunque al Pontefice una nuova visione, una sorta di ‘terza via’ fra comportamenti estremistici, atta a trarre il meglio dai due atteggiamenti in una sorta di via mediana: che non è irenismo ad libitum, ma neppure avallo delle ragioni di chi vorrebbe un aumento indiscriminato degli armamenti (e in particolare di quelli nucleari), tralasciando il doveroso dialogo con la parte avversa”.

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ZENIT Staff

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