CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 9 maggio 2008 (ZENIT.org).- Le "profonde e dolorose" divisioni tra i cristiani "sfigurano il Corpo di Cristo", ha affermato Benedetto XVI questo venerdì presiedendo una celebrazione ecumenica alla quale ha partecipato anche Karekin II, Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.

Il Papa ha iniziato il suo discorso ricordando le visite del Catholicos Vasken I e del Catholicos Karekin I alla Chiesa di Roma e i loro rapporti cordiali con i Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, spiegando che "il loro impegno per l'unità cristiana ha inaugurato una nuova era nei rapporti fra noi". 

Il Pontefice ha sottolineato in particolare la visita di Karekin II a Roma nel 2000, quando avvenne la consegna di una reliquia di San Gregorio Illuminatore, "uno degli eventi più memorabili del Grande Giubileo".

L'Eucaristia celebrata da Papa Giovanni Paolo II nella Santa Etchmiadzin nel suo viaggio in Armenia nel 2001, ha aggiunto, "ha costituito un segno ulteriore di crescente accettazione reciproca, nell'attesa del giorno in cui potremo celebrare insieme presso un'unica mensa del Signore". 

Il Papa ha ricordato che questo sabato sera "ognuno di noi, nelle nostre rispettive tradizioni, comincerà la celebrazione liturgica di Pentecoste".

"Cinquanta giorni dopo la resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, pregheremo sinceramente il Padre, chiedendogli di inviare il suo Santo Spirito, lo Spirito che ha il compito di conservarci nell'amore divino e di condurci alla verità".

"È lo Spirito Santo che dona l'unità della Chiesa", ha osservato. 

Il cammino verso il ripristino della comunione piena e visibile fra tutti i cristiani, ammette il Papa, "può sembrare lungo e arduo".

"Bisogna ancora fare molto per sanare le profonde e dolorose divisioni che sfigurano il Corpo di Cristo. Lo Spirito Santo, tuttavia, continua a guidare la Chiesa in modi sorprendenti e spesso inattesi. Può aprire porte chiuse, ispirare parole dimenticate, sanare rapporti infranti". 

"Se il nostro cuore e la nostra mente sono aperti allo Spirito di comunione - osserva -, Dio può di nuovo operare miracoli nella Chiesa ripristinando i vincoli di unità".

"Adoperarsi per l'unità dei cristiani è un atto di fiducia obbediente nell'opera dello Spirito Santo, che conduce la Chiesa alla piena realizzazione del disegno del Padre, conformemente alla volontà di Cristo". 

Benedetto XVI ha quindi ricordato come la storia recente della Chiesa armena sia stata scritta "nelle tinte contrastanti della persecuzione e del martirio, dell'oscurità e della speranza, dell'umiliazione e della rinascita spirituale".

Per questo motivo, ha espresso la sua "grande stima" per "i notevoli risultati pastorali" raggiunti da questa Chiesa in breve tempo, "sia in Armenia sia all'estero, per l'educazione cristiana dei giovani, per la formazione del nuovo clero, per l'edificazione di nuove chiese e centri comunitari, per l'assistenza caritativa ai bisognosi e per la promozione dei valori cristiani nella vita sociale e culturale". 

Nel dialogo ecumenico tra la Chiesa cattolica e quella armena, ha sottolinea il Vescovo di Roma, "sono stati compiuti importanti progressi per risolvere le controversie dottrinali che tradizionalmente ci hanno diviso, in particolare su questioni di cristologia".

Negli ultimi cinque anni, riconosce, "si è ottenuto molto grazie alla Commissione congiunta per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, di cui il Catholicosato di tutti gli Armeni è membro a pieno titolo". 

Pregando affinché l'attività della Commissione "avvicini alla comunione piena e visibile" e perché "venga il giorno in cui la nostra unità nella fede renderà possibile una celebrazione comune dell'Eucaristia", il Papa ricorda che fino ad allora i legami tra le due Chiese "saranno meglio consolidati ed estesi da accordi su questioni pastorali, in linea con il grado di accordo dottrinale già raggiunto".

"Solo se sostenuto dalla preghiera e supportato dall'effettiva cooperazione, il dialogo teologico potrà condurre all'unità che il Signore desidera per i suoi discepoli", ha concluso.