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Scampia in attesa del Papa e di una “nuova primavera”

Uomini della cultura e della legalità, politici, bambini, migranti, famiglie e anche l’Arcigay tutti riuniti nel quartiere alla periferia nord di Napoli per salutare il Papa, a 25 anni dalla visita di Giovanni Paolo II

Il sole sorge lentamente su Scampia, in attesa dell’arrivo del Papa alle 9, stagliandosi tra le sette “Vele”, le enormi costruzioni dell’architetto Franz di Salvo, pietra della discordia di un quartiere che sembra uscire sempre più dalla sua condizione di degrado.

Il dramma rimane: questi grattacieli, pensati inizialmente per il ceto medio del quartiere, sfigurati dal terremoto del 1980, sono destinati ad essere rasi al suolo. Ogni opera di recupero sarebbe ormai inutile. Le oltre 200 famiglie che hanno occupato abusivamente gli appartamenti interni dopo il sisma tuttavia non hanno intenzione di andarsene. Più che altro perché non sanno dove andare.

Il rischio è di trasferirle in un’altra zona di Napoli e “creare una nuova Scampia”, con gli stessi problemi, gli stessi limiti, le stesse contraddizioni interne, come spiega don Doriano De Luca, dell’ufficio stampa dell’arcidiocesi. La Chiesa qui è molto attiva – racconta -, come anche i gesuiti, i movimenti ecclesiali e le diverse associazioni laicali impegnate direttamente sul territorio. La Asl funziona, la scuola pure.

Insomma Scampia non è solo il quartiere di Gomorra, ma una zona di periferia che cerca di evolversi e di cambiare volto. Un volto che tuttavia porta le cicatrici dello spaccio irrefrenabile di droga, delle faide interne della camorra combattute proprio in queste strade.

Poi c’è ancora la grande frammentazione della società, la disoccupazione ad un tasso forse tra i più elevati d’Italia, la solitudine delle famiglie e anche una certa “sindrome da terra di conquista a causa di coloro che trasformano la povertà di molti in occasione di guadagno e di visibilità per pochi”. Lo sottolinea don Alessandro Gargiulo, parroco della parrocchia del Buon Rimedio, che guiderà l’incontro di oggi con il Pontefice, in un editoriale diffuso oggi nella piazza.

“Non ci siamo ancora scrollati di dosso l’etichetta di avamposto del male, eppure meriteremmo un po’ di fiducia in più perché qualcosa si incomincia a vedere”, scrive il sacerdote.

Una grande fiducia già l’aveva data a Scampia a suo tempo Giovanni Paolo II in quella storica visita del 10 novembre 1990, nella stessa piazza che oggi vedrà Bergoglio dialogare con le diverse categorie sociali e professionali.

Wojtyla parlò di “forza d’anima” e di “speranza cristiana” con cui gli abitanti del quartiere affrontano la vita di ogni giorno. Poi pronunciò quelle parole rimaste nel cuore della gente, tanto da averle posizionate su uno striscione appeso sulla gigantesca struttura che delimita la piazza: “Non bisogna arrendersi al male! Mai!”. Una esortazione che è stata una molla, nei successivi 25 anni, per questa periferia all’estremo nord di Napoli a realizzare una “nuova primavera”.

Papa Francesco verrà quindi oggi a rinnovare il coraggio al cambiamento, la speranza di una vita nuova. E lo farà con tutti: uomini della cultura, della politica, della legalità, ma anche migranti, famiglie abusive, lavoratori, disoccupati. In piazza c’è anche una rappresentanza dell’Arcigay di Napoli, seduta in prima fila con le bandiere arcobaleno, che ha chiesto all’arcidiocesi di poter partecipare all’incontro. In questo momento sono tutti riuniti in attesa del Papa, sventolando le bandierine bianche e gialle o striscioni con scritte tipo “Benvenuto Kekko!”.

Dalle casse risuonano intanto le prove dei canti dei bambini del decanato delle parrocchie del quartiere, ognuno con un cappellino bianco, raggruppati ai piedi del gazebo dove parlerà il Santo Padre. Manca poco all’arrivo del Pontefice, in sosta finora al Santuario di Pompei. Ma qui sono tutti pronti ad accoglierlo con un fragoroso “Buongiorno Francè!”.

E lo sono sin dalle sei del mattino. Perché oggi a Scampia è un giorno di festa.

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