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“Non al ddl Cirinnà, perché non si rottama la famiglia”

La Manif Pour Tous Italia annuncia che è in cantiere una “grande manifestazione nazionale” per contestare matrimonio e adozioni gay, che aprirebbero al “mercato dei figli”

Nel giorno in cui la commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera al ddl Cirinnà sulle unioni civili, il fronte di chi non accetta che venga “ridefinita ideologicamente la famiglia” annuncia battaglia. Ieri, in una conferenza presso il Senato, la Manif Pour Tous Italia ha incontrato la stampa per esprimere la contrarietà della società civile a questa legge, la quale prevede anche le adozioni gay, attraverso l’istituto dello stepchild adoption. Ovvero, sarà permesso adottare il figlio del partner. Filippo Savarese, portavoce della Manif Pour Tous Italia, spiega a ZENIT le ragioni del “no” a questa legge.

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19 Paesi dell’Unione europea su 28 prevedono già la tutela dei diritti per le coppie omosessuali, 11 di questi consentono persino il matrimonio. A vostro avviso perché l’Italia non dovrebbe dotarsi di una legge di questo tipo?

Intanto non è la quantità di Stati che fanno degli interventi a legittimare gli interventi stessi. Sappiamo che queste modifiche avvengono ovunque nel mondo, per via della pressione di lobby, di associazioni che fanno valere il loro peso economico ed elettorale. L’Italia non deve “allinearsi” perché questi Paesi hanno commesso degli errori clamorosi: hanno modificato il diritto di famiglia nei suoi caratteri essenziali e si trovano oggi ad avere un vero e proprio “mercato” dei figli, praticato tramite fecondazione eterologa o utero in affitto. Del resto se si afferma che la famiglia non è più formata da un uomo e una donna in ragione della loro potenzialità procreativa, nasce il “diritto” al figlio per tutti.

Ha fatto riferimento alla “pressione di lobby” per veder riconosciute le unioni civili. Concretamente, chi sono queste lobby e come esercitano la loro influenza?

Senza necessariamente dover arrivare all’Ilga, che è la più grande lobby internazionale di associazioni Lgbt, la quale ha una sua sede presso il Parlamento europeo e che influenza costantemente il dibattito a livello di Unione europea consigliando e promuovendo risoluzioni, direttive e quant’altro… Rimanendo all’Italia, il Comune di Roma ha approvato il registro delle unioni civili e ha trascritto le nozze tra persone dello stesso sesso contratte all’estero, esclusivamente perché le associazioni Lgbt hanno pressato il sindaco di Roma per far questo. E infatti, guarda caso, il giorno dell’approvazione c’erano una trentina di attivisti Lgbt in Campidoglio a festeggiare, e una settimana dopo il sindaco Marino era presente alla chiusura di un loro evento per rivendicare la sua scelta politica. È un’attività di lobbing legittima, non necessariamente oscura, contro cui bisogna però contrapporre un altro tipo di influenza che è quella della famiglia.

Influenza, quella della famiglia, spesso delegittimata verbalmente. La relatrice del testo, la senatrice Monica Cinirrà, ha definito “minoritario, ideologico e settario” l’approccio di chi contesta la sua legge. Vi sentite così?

Sono le tipiche accuse di chi non accetta di riconoscerle su se stesso: la Cirinnà rappresenta una minoranza nel Paese e lo dimostrano sondaggi secondo cui più del 60% degli italiani è contrario al matrimonio omosessuale e arriva addirittura a superare il 70% il numero di italiani contrari alle adozioni gay. Nel suo stesso partito (Pd), la maggioranza è contraria alla sua impostazione ideologica, anche se poi vedremo come si comporteranno costoro al momento del voto.

Quali iniziative intraprenderete per impedire l’approvazione di questa legge?

Noi intendiamo proseguire il dialogo con tutte le associazioni che già lavorano per la famiglia nella società civile. E intendiamo farlo per arrivare a una grande manifestazione nazionale di contestazione al matrimonio e alle adozioni gay, che stanno per essere introdotti in Italia.

Al Family Day del 2007, una mobilitazione simile a quella da Lei evocata, partecipò anche l’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi…

A quei tempi Renzi disse anche che il Governo Prodi non poteva ignorare la presenza in piazza di un milione di manifestanti contro i Dico. Crede che sarebbero di meno contro il vero e proprio matrimonio gay a cui mira il ddl Cirinnà? Chiediamo a Renzi: rottami quello che frena l’Italia, ma non la famiglia che la sostiene!

Come valutate le varie ipotesi di Testo unico sui diritti già esistenti, proposte in alternativa al ddl Cirinnà?

Sono iniziative che lasciano il tempo che trovano, finché non c’è una vera posizione politica espressa in modo chiaro sul tema dell’equiparazione alla famiglia delle unioni tra persone dello stesso sesso. Si tratta di strategie politiche, forse anche opportune, ma che non affrontano il problema principale. Noi non possiamo attardarci a considerare queste proposte mentre in Senato si approva ben altro.

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