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Cultura alimentare italiana: una traduzione innovativa

La politica e l’imprenditoria a confronto al Meeting di Rimini

L’Italia è in prima linea contro le etichette “a semafori” utilizzate in Gran Bretagna. Una battaglia in cui si è impegnato in prima persona il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, al convegno su Cultura alimentare italiana, una tradizione innovativa nell’ambito del Meeting di Rimini.

All’incontro hanno partecipato: Oscar Farinetti, Presidente di Eataly; Francesco Paolo Fulci, Presidente di Ferrero Spa; Mario Guidi, Presidente di Confagricoltura; Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Ha introdotto Bernhard Scholz, Presidente della Compagnia delle Opere.

Il ministro ha così accolto l’appello lanciato dal presidente di Ferrero, Francesco Paolo Fulci, e rilanciato dal presidente di Eataly, Oscar Farinetti, affinchè venga aperta una procedura d’infrazione per un “tipo di etichettatura che è una distorsione del mercato”.

“La procedura d’infrazione va aperta perchè è scandaloso che un Paese impianti un modello che stravolge completamente il giudizio sulle cose”, ha aggiunto il ministro.

Che cos’è l’etichettatura a semafori? Si tratta di un sistema introdotto unicamente (per ora) nel Regno Unito, con il beneplacito dell’Ue, e fortemente voluto dal ministero della Salute britannico per contrastare l’obesità. 

Sulle etichette dei prodotti alimentari distribuiti oltremanica c’è dunque un piccolo semaforo che fornisce a colpo d’occhio al consumatore  le informazioni nutrizionali. I colori del semaforo indicano il contenuto di zuccheri, sale, grassi e calorie per 100 grammi di prodotto. Il rosso sta per un contenuto alto di grassi, zuccheri o sale, il giallo indica una quantità media e il verde un contenuto basso.

Di recente anche la Francia sta valutando l’introduzione dell’etichetta semaforica per motivi di salute. Ma il sistema grafico ha suscitato la contestazione sia dell’industria alimentare che dei governi di molti Paesi, Italia in testa, che lo giudicano grossolano e penalizzante dei prodotti tipici di alcune aree, come quella mediterranea.

Il Ministro Maurizio Martina (molti non sanno che è un addetto della materia, tecnico, perito agrario), ha evidenziato che l’agricoltura “ci mangiano”.

Il ministro ha concluso, evidenziando che oggi vi sono 12.000 start up, in campo agroalimentare: così si favorisce l’ingresso dei giovani, come imprenditori. In tutto ciò, solo con un cambio di mentalità, si potranno cogliere le opportunità di crescita.

Produttività, sostenibilità economica ambientale e sociale, innovazione, reti e territori sono le sfide dei prossimi anni”. L’ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi intervenendo al convegno sulla cultura alimentare italiana, nell’ambito del Meeting di Rimini.

“Il prodotto alimentare italiano – ha osservato il presidente di Confagricoltura – nasce grazie ad un patrimonio di conoscenze, una cultura millenaria radicata nei territori, che appartiene a tutta la filiera produttiva; poi però deve trovare le ‘vie’ del mondo, dove il made in Italy è un brand conosciuto e apprezzato. Per fare questo dobbiamo modernizzare la nostra agricoltura e le nostre filiere agroalimentari. Un processo che è stato già intrapreso da qualche tempo e che non possiamo e non dobbiamo fermare illudendoci magari che i mercati globali si conquistino (solo) con razze e varietà in via di estinzione”.

“I mercati globali – ha continuato Guidi – si presidiano con la competitività, che passa anche attraverso l’innovazione che migliora i processi, i prodotti e, in ultima analisi, la redditività degli operatori. Per questo dobbiamo puntare sulle imprese che hanno una valenza economica, che sono in grado di stare sul mercato, perché solo incrementando la loro attività – e quindi in prima battuta la produzione e la produttività – si potrà conseguire l’obiettivo di favorire uno sviluppo del settore che garantisca crescita e occupazione a vantaggio di tutti e che allo stesso tempo sia sostenibile”.

Il presidente di Confagricoltura ha ricordato che il settore agricolo, da sempre attento alla chiusura dei cicli naturali, si sta sempre più concentrando sulla generazione di crescita economica attraverso una gestione efficiente delle risorse.

Ad avviso del presidente di Confagricoltura le varie filiere agroalimentari hanno grandi responsabilità; devono individuare, nel dialogo e nella concertazione, le scelte strategiche da compiere per conquistare fette sempre più consistenti di mercato. “Non c’è contrapposizione tra filiere ‘corte’ e ‘lunghe’ – ha spiegato Guidi -; il vero tema riguarda l’organizzazione per imporsi sui mercati, quello interno e quello globale”.

Guidi ha poi ricordato le ripercussioni dell’embargo russo che “sta portando squilibrio anche al mercato interno e mette a repentaglio i redditi delle imprese agricole. È strategico presidiare tutti i possibili mercati esteri e conquistarne di nuovi per aumentare le opportunità ed anche, se vogliamo, per diversificare i rischi”.

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