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Abbracciare il dolore

Tuffandoti in un mare di sofferenza, ti ritrovi in un oceano di Amore

In un programma culturale, mi ha attirato il titolo d’una conferenza: Amabilità del dolore. Nell’alternarsi di vari pareri, abbiamo concluso che il dolore non è per niente amabile.

E’ proprio un controsenso. Il dolore non sarebbe tale se fosse amabile e chiunque  millanti di amare il dolore, arrischierebbe di essere tacciato per masochista.

Eppure siamo pieni di dolori, attorniati dalla poca amabilità anche di quanto respiriamo. Se ci guardiamo bene dentro e attorno, vediamo che siamo immersi in un mare di dolore. Fino a qualche tempo fa, invitavo a pazientare, a sopportare e ad aspettare che il dolore passasse.

Ma che vita sarebbe la mia se la dovessi trascorrere aspettando che il dolore passi!

Da Chiara è arrivata una luce, un potente raggio di sole: non occorre aspettare che il dolore passi, ma basta amarlo. Del resto il pesce non aspetta che il mare passi, anzi scopre che il mare è la sua vita mentre la passa nuotando.

Affogandosi in ogni onda, lo gode e lo dimostra a tutti con la briosa snellezza del suo guizzo.

E’ una grazia scoprire che ogni dolore è abitato dalla seconda persona della ss. Trinità, che l’amarezza di ogni onda salata riveste il Risorto, niente di più amabile da abbracciare, niente di più vitale che “nuotarvi” dentro con ampie e frequenti bracciate.

Che altro è il nuoto se non un continuo aprire le braccia all’onda salata che, abbracciata, ti dona la vita? Sperimenterai che “tuffandoti in un mare di dolore, ti ritrovi in un oceano di Amore”.

Ciao da p. Andrea 

Per richiedere copie dei libretti di padre Andrea Panont e per ogni approfondimento si può cliccare qui.

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