Gentiloni: "Il Papa al Parlamento Europeo: un discorso straordinario!"

Il ministro degli Esteri italiano commenta le parole del Pontefice all’Eurocamera, apprezzando soprattutto il richiamo alle radici cristiane del Continente

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“Abbiamo sentito un discorso straordinario che probabilmente avrà un rilievo storico. La cosa che fa impressione è che un Papa che viene da molto lontano, dall’America Latina, e che è assolutamente consapevole della dimensione globale del mondo, è un Papa che ridà slancio e speranza a un’Europa che egli stesso ha definito un po’ “invecchiata”, un po’“impaurita”. Da questo Papa venuto da lontano, l’Europa ha un impulso a recuperare radici e visione. Le sue parole, da questo punto di vista, sono state, credo, un incoraggiamento straordinario per i parlamentari, ma per tutti i governi europei, a riflettere su come l’Europa, in un mondo divenuto molto più largo, può trovare la sua missione se fa riferimento alle proprie radici e ai propri valori”.

Con queste parole il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha commentato in diretta sulla televisione della Conferenza Episcopale italiana Tv2000, il discorso tenuto da Papa Francesco questa mattina al Parlamento Europeo di Strasburgo. 

Riflettendo sull’invito del Santo Padre a mantenere viva la democrazia, il titolare della Farnesina ha sottolineato che si è trattato di un “passaggio di straordinaria attualità”. “Il Papa ha cominciato a indicare una visione dell’Europa, come è giusto, fondata sul recupero della dignità e dei diritti dell’uomo – ha proseguito Gentiloni -, ma ha poi parlato subito di democrazia e lo ha fatto in riferimento alla necessità che i popoli ritrovino un loro spazio, una loro voce, e che il gioco non sia tutto condotto da quelle che lui ha definito multinazionali senza radici”.

Secondo il ministro, il riferimento del Pontefice è quindi a un’idea della democrazia confrontata con la globalizzazione, “a una democrazia che deve essere riconfermata non nei confronti di un rischio dittature, tipo quelle del secolo scorso, ma di fronte al rischio di popoli che perdono voce sulla base del nuovo assetto della globalizzazione”. 

Commentando il passaggio del discorso di Papa Francesco dedicato al problema del lavoro, Gentiloni ha osservato che “il Pontefice si è fatto interprete di quella che oggi in Europa è la preoccupazione principale”, motivo per cui “il Parlamento europeo ha reagito con particolare sensibilità a questa sollecitazione”. “Del resto – ha continuato – sappiamo tutti che oggi la malattia dell’Europa è da un lato legata agli ideali, alla necessità di passare da un andamento un po’ tecnocratico e di routine, alla ricoperta di valori e di radici, e dall’altro è una malattia molto concreta che si chiama mancanza di lavoro e, soprattutto per i giovani, al lavoro poco stabile e poco dignitoso”.

“Su alcuni temi richiamati oggi dal Santo Padre a Strasburgo – ha aggiunto il ministro – il governo italiano ha fatto molto”. Sottolineando l’invito di Papa Francesco a uscire “da una visione un po’ burocratica, impaurita, rinchiusa, per riscoprire uno slancio ideale”, il titolare degli Esteri ha evidenziato come il governo italiano abbia cercato durante la presidenza del semestre europeo di “dare un contributo a parlare di politica e di futuro dell’Europa”.

“In secondo luogo – ha sottolineato – si è molto dedicato all’idea di passare da un’Europa che si occupi solo di regole e austerità a una che torna a parlare di investimenti, crescita e lavoro”. L’ultimo punto su cui, secondo Gentiloni, l’Italia si è mossa in linea rispetto alle sollecitazioni di Papa Francesco è quello relativo all’immigrazione. Ricordando l’impegno della presidenza italiana nell’ “europeizzazione” del problema nel Mediterraneo, Gentiloni ha sottolineato che è stato dato un  “contributo, certo non esaustivo, ma importante”. 

“Al di là delle coscienze e delle convinzioni religiose dei singoli – ha concluso il ministro – l’invito  alla trascendenza, alle radici religiose dell’Europa, alla riscoperta dell’anima buona dell’Europa, è un invito che riguarda tutti, è un richiamo che non parla solo alle nostre coscienze, di fondamentale importanza anche contro tutti i rischi di degenerazioni estremistiche e terroristiche con cui ci siamo confrontati. Il valore dell’Europa consiste anche nelle sue radici”.

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ZENIT Staff

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