Lettura     

L’Oreb è il monte di Dio, dove sale Elia, a cui sarà manifestato l’Altissimo. Anche Gesù sale su un monte, per pregare in disparte. Salire in alto – come facciamo anche noi in questi giorni estivi di stelle cadenti – è, però, una metafora: chi intende avvicinarsi a Dio, deve abbandonare le bassezze del quotidiano, le preoccupazioni troppo meschine di ogni giorno, e salire. Dio si mostra, ancora oggi, a noi, ma in modo inatteso.

Meditazione

La speranza è quella di poter essere ammessi a compiere una qualche esperienza di Dio. Ma dove mai l’Invisibile e l’Ineffabile ci si potrà mostrare? Colui che è benedetto nei secoli ha scelto un popolo, Israele – da cui proviene, secondo la carne, Gesù stesso –, per il quale ha messo a disposizione molti elementi in vista di quest’incontro. Lo scrive Paolo, quasi facendo l’inventario di tali opportunità: l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi… Da questa santa radice d’Israele, tali condizioni favorevoli sono state estese, attraverso Gesù, ad ogni essere umano che si voglia abbandonare al dono della fede. Tali occasioni, dunque, sono poste tutte anche nella nostra disponibilità: bisogna soltanto riconoscere il Dio che viene, ma in maniera sorprendente e, spesso, imprevista. Il Vangelo, in linea con l’esperienza di Elia, ci avverte: l’incontro con il Dio che si rivela potrebbe accadere nella modalità meno aspettata, poco eclatante; addirittura potrebbe celarsi nella sensazione di abbandono e di terrore, quale si può sperimentare in una tempesta improvvisa in mare. Pietro, terrorizzato, chiede aiuto a colui che cammina sulle acque e che sembra un fantasma. Vorrebbe, anche lui, esser salvato secondo le proprie aspettative che, però, non corrispondono a quanto vuole Dio e a quanto fa il Maestro. Di qui la paura, di qui l’eventualità di affondare… Ma se è Dio stesso che si mostra, con i suoi modi, con i suoi tempi, non bisogna temere: non noi afferriamo Dio, ma è Lui che afferra noi e ci si mostra, come avviene attraverso quella brezza sull’Oreb, come quella mano del Maestro – il Figlio di Dio nella carne! – che salva un Pietro che mostra ancora troppo poca fede.

Preghiera

Signore, salvami, quando, pur essendo in tua presenza, resto incapace di riconoscerti. Signore, salvami quando, assalito dal dubbio, dispero di poterti incontrare. Signore, salvami quando, lasciandomi vincere dalla superbia, non so coprirmi devotamente il volto di fronte agli umili segni della tua presenza.

Agire

Oggi, al momento della preghiera, ripeterò: “Signore, credo; ma tu sostienimi nei momenti di dubbio e, soprattutto, prendimi per mano e accresci la mia fede!”. 

Meditazione del giorno a cura dimonsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it