Card. Tettamanzi: “la politica deve essere santa, guardare al bene comune”

L’arcivescovo di Milano presenta la Lettera per il nuovo anno pastorale

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di Serena Sartini

MILANO, mercoledì, 8 settembre 2010 (ZENIT.org).- Seguire l’esempio di San Carlo Borromeo, nel 400° anniversario della canonizzazione, e vivere la santità in ogni aspetto della società: dalla politica all’economia, dal volontariato e l’assistenza ai più poveri. La sfida è rivolta ai fedeli della chiesa ambrosiana dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che questa mattina ha presentato la Lettera per il nuovo anno pastorale intitolato “Santi per vocazione”.

“La santità nella nostra Chiesa è nascosta ma è reale. Il bene – ha detto – è più diffuso di quanto si dice. Della santità abbiamo estremo bisogno, prima di tutto ne ha bisogno la Chiesa”.

Ma ogni aspetto, per il porporato, deve avere sapore di santità. “Anche la società deve essere santa, anche in una chiave laica; la società sia salda, ricca di bontà, aperta, attenta alle situazioni laceranti. Anche l’economia e la finanza devono essere più sante. C’è un’etica che costituisce l’impulso dell’economia, che deve essere al servizio dell’uomo. E oserei dire che anche la politica deve essere santa, guardare al bene comune e ai problemi concreti. La politica non abbia gli occhi fissi sui problemi di qui ed ora ma al domani, con uno sguardo lungimirante. Questa sarebbe la salvezza della politica; una politica così salverebbe il paese”.

Intervenendo sul dibattuto tema della costruzione di una moschea a Milano, l’arcivescovo ha gettato acqua sul fuoco. “Si dicono cose che non ho mai detto e non si dicono cose che ho detto. Non ho mai usato il termine moschea, ma quello di luogo di culto islamico, e ho parlato di legalità, di diritti ma anche di doveri e questo non è stato detto”.

Milano città che il cardinale Tettamanzi ha presentato come “una città ricca e con tante risorse” ma con “diverse ferite” tra le quali le più preoccupanti sono “la solitudine” e “la mancanza di integrazione, per gli immigrati ma anche in altri ambiti”.

“Guardando Milano trovo un mondo di energie positive, di tanto bene che si fa, di tante persone che si impegnano per rendere la città sana e non malata – ha aggiunto il porporato – ma va riconosciuto che ci sono anche diverse ferite”.

L’arcivescovo ne ha elencate principalmente due: “La solitudine è una delle ferite più profonde, che è frutto di troppi individualismi ed egoismi. Chi vive la solitudine vive una solitudine imposta. La seconda ferita – ha aggiunto l’arcivescovo della chiesa ambrosiana – è la mancanza di integrazione, penso in particolare agli immigrati ma anche agli altri ambiti dove il processo di integrazione non è ancora cominciato o dove si è fermato o fatica a proseguire (nelle carceri, negli ospedali). Non c’è nessuno che non è povero e ferito”.

In vista dell’Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà a Milano nel 2012, l’arcivescovo si è soffermato sul tema della politica familiare. “Purtroppo la politica familiare è il fanalino di coda – ha accusato – c’è una disattenzione non solo a grandi livelli ma anche a livello locale”.

Il porporato ha poi annunciato che il Fondo Famiglia Lavoro, istituito nel 2008 per aiutare le famiglie che perdono il lavoro, sarà prorogato ancora di un anno fino al 2011. Finora il Fondo ha raggiunto una somma di contributi di oltre 8 milioni di euro, sostenendo oltre 4mila famiglie.

E sull’incontro delle Famiglie del 2012, l’arcivescovo ha aggiunto: “Già ci siamo messi in moto, tra pochi giorni uscirà la lettera del Papa. Ci saranno anche novità che aiuteranno le diverse chiese del mondo a camminare verso Milano”.

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ZENIT Staff

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