Lontani da Dio si rischia un “materialismo cieco ed egocentrico”

Monsignor Vegliò interviene all’incontro per la Pastorale per Circensi e Fieranti

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ROMA, giovedì, 10 dicembre 2009 (ZENIT.org).- L’allontanamento da Dio porta l’uomo a rinchiudersi in se stesso, in una situazione in cui è ancor più necessaria un’iniezione di serenità e fiducia.

Lo afferma monsignor Antonio Maria Vegliò, che nel febbraio scorso è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

Nel suo indirizzo di benvenuto all’Incontro dei Direttori nazionali della Pastorale per i Circensi e i Fieranti, che si terrà in Vaticano l’11 il 12 dicembre, il presule ricorda che lo spettacolo itinerante “da sempre è stato presente nella vita degli uomini e li ha accompagnati irrompendo nella loro quotidianità, spesso grigia e banale, con un insieme di performance piacevoli, fra luci abbaglianti, vivaci decorazioni e musiche coinvolgenti”.

Per questo, si può dire che la vocazione di quanti si dedicano a questa attività “è sempre stata quella di portare serenità e pace, speranza e fiducia all’uomo che, soprattutto oggi, ne ha tanto più bisogno quanto più si discosta da Dio e dalle sorgenti della Grazia, chiudendosi in un materialismo cieco ed egocentrico”.

“Nella misura, poi, in cui l’uomo si allontana dall’amore di Cristo Gesù, si distacca anche dal suo prossimo e non riesce più a capire né chi è, né quale è la sua vera dignità, né quale sia la sua vocazione, né il destino finale”, aggiunge monsignor Vegliò.

“Soltanto nel mistero dell’incarnazione l’uomo ritrova completamente la sua dignità, il compimento della sua realizzazione, la misura della sua ‘educazione’”.

In questo contesto, diventa fondamentale l’evangelizzazione di quanti lavorano nello spettacolo viaggiante, “intesa nella sua accezione più ampia come annuncio della parola di Dio, comunicazione della vita divina tramite i sacramenti e testimonianza del servizio ai fratelli”.

Allo stesso modo, “è necessario che dall’ascolto della Parola, dall’incontro vivo con Cristo eucaristico e dalla partecipazione ai sacramenti, sgorghi nei loro cuori il desiderio di un impegno missionario e di testimonianza”.

Un mondo di valori

Monsignor Vegliò ricorda quindi che nell’ambiente circense e lunaparkista “ci sono alcuni valori che vanno considerati come suoi tratti caratteristici e che determinano la sua esistenza”.

“Accoglienza, ospitalità, ascolto e solidarietà, gioia e pace, fanno dei circhi e dei luna park luoghi straordinari di aggregazione e di comunione, dove le generazioni e intere famiglie trovano sano divertimento e svago, e dove si possono instaurare rapporti che arricchiscono ed edificano”, spiega.

Questi valori “vanno sostenuti e difesi anche per permettere ai circensi e fieranti di svolgere un’azione educativa, che è peculiare della loro arte, presso la società, nel dialogo con le giovani generazioni e con i più piccoli”.

Il circo e il luna park, infatti, “favoriscono la loro socializzazione, li aiutano a sviluppare creatività e fantasia, e si presentano come occasioni particolari per familiarizzare con altre persone e con gli animali”.

Nonostante “appelli, petizioni e articoli che criticano questa forma di intrattenimento, ritenendola ormai superata e poco divertente”, e lanciano “proposte per un ‘nuovo circo’ senza animali”, il circo e il luna park “continuano a essere luoghi ‘importanti’ delle città, per il loro carattere sociale, culturale e pedagogico”.

“Dal centro fino alle periferie urbane più disagiate, nei territori rurali e nelle grandi metropoli, lo spettacolo viaggiante spesso svolge con le sue attività un ruolo importante nella vita culturale, contribuendo alla sua vitalità e animazione”.

Perché sia possibile “raggiungere quella sicurezza, quel qualcosa che permetta loro di tutelarsi e difendere i propri ‘interessi’ in un mondo in continua trasformazione”, circhi e luna park devono tuttavia “cimentarsi con una certa evoluzione”.

Anche se danno sempre l’impressione di luoghi magici e incantevoli, del resto, sono anche afflitti da molti problemi, e dietro le apparenze “si nasconde un universo fatto di lavoro e di sacrifici, di tensione e di rischio”, un quadro “aggravato dalla odierna crisi che tocca anche questo settore”.

In questo contesto, il presule auspica che “i valori fondamentali della famiglia, quali sono l’amicizia, l’amore, la pace, la libertà e la gioia, indubbiamente forza dei circensi e fieranti, possano sostenere le generazioni di oggi nella costruzione del proprio futuro, dando vita a una società veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e l’economia siano permeati di spirito evangelico”.

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ZENIT Staff

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