Chi segue Cristo è attratto dall’amore e diventa un “artigiano” di Pace, afferma il Papa

E ricorda suor Leonella Sgorbati, la religiosa italiana assassinata a Mogadiscio

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

CASTEL GANDOLFO, martedì, 26 settembre 2006 (ZENIT.org).- La logica del cristianesimo contrasta con la mentalità umana, perché non si lascia sedurre da sogni di supremazia, ma serve la causa della pace, con umiltà e spirito di perdono, sostiene Benedetto XVI.

Questa in sintesi la riflessione offerta dal Pontefice nell’incontrarsi con alcune migliaia di persone, radunate nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus.

Nell’analizzare l’insegnamento spirituale della liturgia domenicale, il Papa ha parlato della testimonianza dei molti cristiani che hanno sacrificato la vita per il Vangelo.

Il brano evangelico di domenica, ha spiegato il Vescovo di Roma, presenta gli Apostoli che non solo “non comprendono” ciò che Gesù dice loro sulla sua prossima morte, ma preferiscono discutere su chi sia il “più grande” nella loro cerchia.

Gesù allora, ha ricordato Benedetto XVI, interviene per spiegare “con pazienza la sua logica, la logica dell’amore che si fa servizio fino al dono di sé: ‘Se uno vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti’”.

“Questa è la logica del cristianesimo – ha osservato il Pontefice –, che risponde alla verità dell’uomo creato a immagine di Dio, ma al tempo stesso contrasta con il suo egoismo, conseguenza del peccato originale”.

“Ogni persona umana è attratta dall’amore – che ultimamente è Dio stesso – ma spesso sbaglia nei modi concreti di amare, e così da una tendenza all’origine positiva, inquinata però dal peccato, possono derivare intenzioni e azioni cattive”.

Il contrasto, ha proseguito il Papa citando la Lettera di San Giacomo prevista dalla liturgia, nasce dai sentimenti negativi che hanno radice nel cuore umano – gelosia, spirito di contesa – rispetto a ciò che ispira la sapienza divina, “pacifica, mite, arrendevole”, “senza parzialità, senza ipocrisia”.

“Queste parole fanno pensare alla testimonianza di tanti cristiani che, con umiltà e nel silenzio, spendono la vita al servizio degli altri a causa del Signore Gesù, operando concretamente come servi dell’amore e perciò ‘artigiani’ di pace”, ha osservato il Papa.

“Ad alcuni è chiesta talora la suprema testimonianza del sangue”, ha aggiunto rivolgendo il proprio ricordo a suor Leonella Sgorbati, la religiosa italiana delle Missionarie della Consolata, assassinata da alcuni uomini armati il 17 settembre a Mogadiscio (Somalia), all’età di 66 anni

“Questa suora, che da molti anni serviva i poveri e i piccoli in Somalia, è morta pronunciando la parola ‘perdono’: ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male”, ha affermato.

“Non c’è dubbio che seguire Cristo è difficile – ha concluso la sua riflessione il Papa – ma, come Egli dice, solo chi perde la propria vita per causa sua e del Vangelo la salverà, dando senso pieno alla propria esistenza”.

Al termine dell’Angelus, tra i festeggiamenti della folla radunata all’interno e all’esterno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha rivolto saluti e incoraggiamenti ai pellegrini in cinque lingue.

In particolare, ai fedeli anglofoni il Pontefice ha chiesto preghiere per quanti vivono a contatto con il mare, in vista della Giornata mondiale dei Marittimi di giovedì prossimo.

Un apprezzamento, il Papa lo ha rivolto anche ai 45 Vescovi che partecipano in questi giorni al 25.mo Convegno ecumenico promosso dal Movimento dei Focolari: “Cari Fratelli, mi compiaccio dello speciale impegno che ponete al servizio della piena unità tra i cristiani ed auguro ogni bene per le Comunità diocesane a voi affidate”.

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

ZENIT Staff

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione