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Una vita per la Musica: premiato Pablo Colino

Nella sala accademica del Pontificio Istituto di musica sacra, presente mons. Georg Ratzinger, al maestro spagnolo è stato assegnato il premio della Fondazione pro Musica e Arte sacra 2014

Ha appena compiuto quattro volte vent’anni, ma resta come sempre vulcanico,mons. Pablo Colino, il sanguigno musicista spagnolo che da anni con la sua musica emoziona, entusiasma ed eleva a quella bellezza che avvicina a Dio. L’età forse gli limita la teatralità in scena, tuttavia le sue qualità intellettive rientrano sempre nell’ambito del vulcanismo.

Ogni tanto, poi, riceve giustamente un premio, come è accaduto giovedì 23 ottobre, quando, nell’antica sala accademica del Pontificio Istituto di Musica sacra, a Colino è stato conferito dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra il Premio 2014 “in riconoscimento dell’opera di tutta la sua vita dei suoi importanti meriti nel campo della musica sacra”. Con lui sono stati onorati anche il direttore giapponese Tomomi Nishimoto, il direttore austriaco Nikolaus Harnoncourt (assente per malattia) e il mecenate Herbert Batliner.  

La cerimonia – introdotta, intervallata e conclusa con perizia dall’orchestra della Capella Weilburgensis e dal Coro della Kantorei Schlosskirche Weilburg (musiche di J.S. Bach e G. F. Händel)– si è svolta in italiano e in tedesco ed è stata introdotta da mons. Vincenzo De Gregorio. Il preside dell’Istituto ha evidenziato che esso ospita oggi giovani di 32 Paesi diversi. La storia della musica nella Chiesa, ha detto, è quella di un passato volto al futuro: infatti la Chiesa non si è fermata al gregoriano, ma ha accolto lo sviluppo della polifonia e di tutto quanto ne è seguito, pervasa di una dinamica che impedisce l’immobilismo, anche in campo musicale. Ha rilevato mons. De Gregorio che la musica è la più delicata delle arti. Infatti, ad esempio, una società può trascurare un dipinto, eppure il dipinto resta lì, ben concreto; ma non può trascurare la musica, la quale non esiste, finché non c’è qualcuno che la esegua, la canti, la suoni.

E’ seguito il saluto di Hans-Albert Courtial, ideatore e presidente della Fondazione pro Musica e Arte sacra (il cui XIII festival internazionale si sta svolgendo in questi giorni nelle basiliche romane): Courtial ha ricordato in particolare i precedenti premiati, tra i quali citiamo il cardinale Francesco Marchisano nel 2006 e, quattro anni dopo, mons. Georg Ratzinger, il cardinale Domenico Bartolucci e il presidente dei ‘Wiener Philarmoniker’ Clemes Hellsberg.

Nella Laudatio per i premiati il cardinale Angelo Comastri ha rievocato la storia di Giacobbe, che, costretto ad abbandonare la casa per sfuggire all’ira del fratello Esaù turlupinato a proposito di primogenitura, si ritrovò da solo nel deserto a sognare. Sognò una scala con angeli che scendevano e salivano. Commentò Elia Wiesel: la scala che Giacobbe sognò, gli angeli l’hanno dimenticata sulla terra. E’ il canto. Conferma l’arciprete di san Pietro: “Canto e musica sono la massima espressione del desiderio di bellezza iscritto nel cuore di ogni uomo”. E, rivolgendosi ai premiati: “La scala voi l’avete salita e la fate salire anche a noi”.

E’ intervenuto poi mons. Wolfgang Bretschneider, presidente dell’Associazione di santa Cecilia per la Gernania, che ha evidenziato come i premiati siano “luci sul monte e speranza per noi nella desolazione del deserto”. Tutti sono “lontani dai clichès e pieni di sorprese”. Nelle vene di Pablo Colino ad esempio scorre un sangue spagnolo “che infiamma lui, i coristi e il pubblico” e i suoi concerti diventano spesso “un vero fuoco d’artificio come mostra l’esperienza”. Mons. Christoph Kuehn, per diversi anni in Segreteria di Stato, ha sottolineato i meriti mecenatistici di Herbert Batliner, prima del conferimento dei premi da parte del cardinale Comastri, fiancheggiato dalla senatrice Maria Pia Garavaglia e da Gianni Letta.

A conclusione della cerimonia il mottetto festoso Lobet den Herrn, alle Heiden, di J.S. Bach e poi il pranzo d’onore, durante il quale i commensali hanno potuto gustare anche l’Inno alla fede per oboe e archi, scritto dal maestro Andrea Morricone: molto suggestivo, con trasparenti echi del film ‘Mission’ (grande e notissimo affresco della storia delle Reducciones in Paraguay), musicato dal padre.

Pablo Colino era felice soprattutto per la presenza alla cerimonia di mons. Georg Ratzinger, fratello di quel Joseph Ratzinger che, la sera stessa in cui divenne Papa Benedetto XVI, lo salutò sorridendo come ‘Maestro’. Del resto Colino ha sempre amato diversi tipi di musica, ivi compreso il canto popolare profano oltre a quello sacro (Perosi in particolare) e una varietà impressionante di canti di Natale. Naturalmente anche il gregoriano e la polifonia classica. Così come le messe in latino, anche quelle espressione dell’ ‘Usus antiquus’.

E qui riesce difficile non ricordare il messaggio che Benedetto XVI ha indirizzato il 10 ottobre a Giuseppe Capoccia, responsabile del Coetus internationalis Summorum Pontificum, un messaggio breve e interessantissimo in cui il Papa emerito si è compiaciuto del fatto che l’Usus antiquus “vive adesso in una piena pace della Chiesa, anche presso i giovani” ed è “ appoggiato e celebrato da grandi cardinali”. Nel messaggio Benedetto XVI rileva anche che gli sarà impossibile essere presente al rito: “Esco dalla mia clausura solo in casi particolari, invitato personalmente dal Papa”. Traduzione: nella Chiesa c’è senza ombra di dubbio un solo Papa regnante, nel pieno esercizio delle sue funzioni. E qui ci fermiamo.

[Fonte: RossoPorpora]

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