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“Rompere l’isolamento che grava sulle persone affette da autismo”

Il Papa incontra i partecipanti alla Conferenza sull’autismo promossa dal Dicastero per la Pastorale della Salute e incoraggia a ricercare terapie e strumenti di sostegno per curare e prevenire tali disturbi

“Grazie per aver voluto realizzare un’iniziativa così meritoria e attuale, dedicata ad un tema complesso qual è l’autismo”. Così Papa Francesco ha accolto stamane, nell’Aula Paolo VI, i partecipanti alla XXIX Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari sul tema “La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza”, svoltasi dal 20 al 22 novembre, in Vaticano.

Un incontro che si è “incentrato sulla preghiera e sulla testimonianza” e che ha visto la partecipazione, oltre degli esperti sul tema e delle Associazioni di settore, anche delle stesse persone affette da disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie. Perché, come ha ricordato il Papa, “tali disturbi costituiscono una delle fragilità che coinvolgono numerosi bambini e, di conseguenza, le loro famiglie”. “Essi – ha soggiunto – rappresentano uno di quei campi che interpellano direttamente le responsabilità dei Governi e delle Istituzioni, senza certamente dimenticare quelle delle comunità cristiane”.

Pertanto, secondo il Pontefice, è necessario un impegno comune per promuovere “l’accoglienza, l’incontro, la solidarietà, in una concreta opera di sostegno e di rinnovata promozione della speranza, contribuendo in tal modo a rompere l’isolamento e, in molti casi, anche lo stigma che gravano sulle persone affette da disturbi dello spettro autistico, come spesso anche sulle loro famiglie”.

In quest’ottica, l’accompagnamento non deve essere “anonimo e impersonale”, ha rimarcato Papa Francesco, ma deve anzitutto “ascoltare le profonde esigenze che sgorgano dal profondo di una patologia, che molte volte stenta non solo ad essere diagnosticata, ma – soprattutto per le famiglie – ad essere accolta senza vergogna o ripiegamenti nella solitudine”.

E’ dunque “auspicabile”, ha proseguito il Santo Padre, “creare, sul territorio, una rete di sostegno e di servizi, completa ed accessibile, che coinvolga, oltre ai genitori, anche i nonni, gli amici, i terapeuti, gli educatori e gli operatori pastorali”. Figure, queste, che “possono aiutare le famiglie a superare la sensazione, che a volte può sorgere, di inadeguatezza, di inefficacia e di frustrazione”.

Ancora una volta, poi, il Pontefice ha voluto esprimere la sua profonda e personale gratitudine “per l’azione compiuta ogni giorno dalle famiglie, dai gruppi parrocchiali e dalle varie Associazioni”.Ha quindi incoraggiato “l’impegnativo lavoro” degli studiosi e dei ricercatori, affinché – ha detto – “si scoprano al più presto terapie e strumenti di sostegno e di aiuto per curare e, soprattutto, per prevenire l’insorgere di questi disturbi”. “Tutto ciò – ha precisato il Papa – nella dovuta attenzione ai diritti degli ammalati, ai loro bisogni e alle loro potenzialità, salvaguardando sempre la dignità di cui è rivestita ogni persona”.

Prima di concludere, Francesco ha invitato i presenti a pregare un’Ave Maria, affidando tutti, ammalati e operatori sanitari, alla protezione della Beata Vergine.

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