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“Non so chi sia Dio ma se ci credi tu, anch’io ci credo…”

La vicepresidente di Nuovi Orizzonti, Daniela Martucci, racconta di un’evangelizzazione che si propaga con l’esempio di vita e con la gioia, più che con le parole

Un cristianesimo gioioso, in grado di contagiare chi è triste perché ha dimenticato Cristo o non lo ha mai conosciuto. È questo il carisma di Nuovi Orizzonti, uno dei movimenti presenti al congresso La gioia del Vangelo: una gioia missionaria… (Cfr. Evangelii gaudium, 21), la cui vicepresidente, Daniela Martucci, ha reso testimonianza stamattina.

A colloquio con ZENIT, la Martucci ha raccontato la sua quasi ventennale esperienza nella comunità fondata da Chiara Amirante, nella quale l’evangelizzazione parte essenzialmente dall’esempio di vita, più che dalla predicazione.

Signora Martucci, che testimonianza ha portato al congresso sui movimenti?

Sono stata chiamata come delegata di Nuovi Orizzonti, di cui sono vicepresidente, a parlare della gioia e del coraggio di uscire verso le periferie: la stessa gioia e lo stesso coraggio che hanno segnato la mia esperienza. Mi hanno affidato questo tema sulla base di quello che, in questo senso, papa Francesco ci dice nella Evangelii gaudium.

Come ha conosciuto Nuovi Orizzonti?

Io, che vengo da una vita ‘normale’, ho raccontato il mio incontro più forte con Gesù che è coinciso con l’ascoltare Chiara Amirante in una testimonianza sull’avvio della sua avventura: Chiara aveva iniziato facendo apostolato per strada e, da un semplice incontro con un ragazzo al terzo tentativo di suicidio, bastò chiedergli “come stai?”, perché lui ci ripensasse e le dicesse: “se c’è ancora qualcuno al mondo disposto a fermarsi e chiedere ‘come stai’ a uno come me, vale la pena vivere”. Ho ascoltato queste parole e mi sono sentita sollecitare in profondità, perché, in fondo, si trattava proprio di aver incontrato Gesù e portato a farlo conoscere. In quell’occasione mi ero resa conto che ancora non Lo avevo incontrato davvero: lì iniziò la mia esperienza con Nuovi Orizzonti ed anche con Gesù Risorto.

Conobbi la comunità nel 1996, all’età di 24 anni, poi, qualche anno dopo, sono entrata in comunità, lasciando lavoro e casa ed oggi mi occupo a pieno servizio della formazione in quest’opera. Poi, siccome a Dio piace scegliere ciò che è debole… sono diventata vicepresidente di questo meraviglioso dono di Dio che è Nuovi Orizzonti. Intanto, due anni e mezzo fa, mi sono sposata: la nostra associazione prevede l’apertura a tutti gli stati di vita e ad una forma di ‘consacrazione privata’ che permette anche alle famiglie di fare una scelta di consacrazione e donazione completa a Dio.

È difficile per lei conciliare gli impegni familiari con quelli del movimento?

Possiamo dire che, per me, l’esperienza del matrimonio e dell’aver trovato il mio stato di vita e di realizzazione anche umana, ha migliorato la qualità del mio servizio agli altri. Grazie a Dio, anche mio marito è attivo in Nuovi Orizzonti, quindi si è raddoppiata la possibilità di colpire il cuore di tutti…

Nella Chiesa i movimenti sono numerosi e anche molto diversi tra loro a livello di carisma: in che modo possono collaborare?

Si può iniziare, cercando di conoscersi per apprezzare la bellezza degli uni e degli altri e per trovare anche delle occasioni per lavorare insieme. Proprio perché siamo diversi e unici, insieme siamo forti. Ciascuno magari è quello che l’altro che non può essere e, siccome la Chiesa ha bisogno di tutti, solo mettendoci insieme si può essere quello per cui Dio ci ha pensato per il servizio alla Chiesa. Anche momenti come questo congresso, possono essere delle opportunità di fare il bene insieme senza perdere l’unicità di ciascuno ma imparando a collaborare.

Nella sua esperienza con Nuovi Orizzonti, c’è stato un momento particolarmente forte o un episodio che vale la pena raccontare?

Ogni momento lo è! Sicuramente tante situazioni particolari mi hanno fatto capire meglio cosa ero chiamata a fare. Mi viene in mente un ragazzo accolto dalla strada che mi ha detto: “Io tante volte ho provato ad avvicinarmi a Dio e ad entrare in una chiesa ma vedevo tutti talmente tristi che mi sono detto: se è questo… ‘preferisco vivere’!”. Ho capito quindi che questo ragazzo non aveva bisogno di chiacchiere o parole di convincimento ma di vedere la gioia nella mia vita. Un altro ragazzo arrivò in comunità che non credeva più nell’amore, era ferito, con il cuore molto chiuso: quando si è reso conto che gli volevo bene davvero e gratuitamente, mi disse: “io non so chi è questo Dio in cui credi perché mi vuoi bene ma… se ci credi tu, ci credo anche io”. Episodi come questi mi hanno fatto capire che siamo chiamati ad essere ponti per le persone ma con la vita, non con le parole.

Il motto di Nuovi orizzonti è: E gioia sia! che richiama molto l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Cosa possiamo fare noi cristiani per tirare fuori questa gioia?

Quando lo Spirito Santo suscita un carisma nuovo è perché si è reso conto che manca ciò che sta suscitando. Allora ci ha chiesto di gridare, con la nostra vita, che il Vangelo è una notizia bella, che è gioia. E noi ci impegniamo ad essere noi stessi in questa gioia, provando a contagiare tutti quelli che vorrebbero vedere la gioia e non la trovano. La nostra esperienza è a trecentosessanta gradi: le missioni di strada, gli incontri nelle scuole, nelle strade, nelle piazze. Cerchiamo di raggiungere tutti, ovunque essi si trovino, proprio perché il mondo sta morendo per la mancanza di gioia e in nessun tempo più di quello che stiamo vivendo si è sperimentata di più l’angoscia di vivere. Noi dobbiamo essere la Gioia che è Lui.

Il cristianesimo, quindi, non è solo ed esclusivamente nella Croce…

Sì, è così! Spesso durante le testimonianze dico: “Gesù è morto ma poi è risorto!”. Quindi, nella Croce siamo chiamati a testimoniare la bellezza di un amore pronto a dare la vita ma l’obiettivo è la pienezza della nostra gioia, non la Croce che pure è senz’altro un passaggio ‘obbligato’, perché la vita è una croce che Dio ha voluto abitare, ridonandocela però trasfigurata. Il cristianesimo, quindi, dovrebbe essere questa bella notizia: Gesù è morto ma poi è risorto.

About Luca Marcolivio

Roma, Italia Laurea in Scienze Politiche. Diploma di Specializzazione in Giornalismo. La Provincia Pavese. Radiocor - Il Sole 24 Ore. Il Giornale di Ostia. Ostia Oggi. Ostia Città (direttore). Eur Oggi. Messa e Meditazione. Sacerdos. Destra Italiana. Corrispondenza Romana. Radici Cristiane. Agenzia Sanitaria Italiana. L'Ottimista (direttore). Santini da Collezione (Hachette). I Santini della Madonna di Lourdes (McKay). Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi).

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