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“La famiglia, uomo donna e bambino, non è uno stile di vita tra i tanti”

In un applaudito intervento al Convegno in Vaticano sulla complementarietà tra uomo e donna, l’ex rabbino capo d’Inghilterra, Lord Jonathan Sacks, ha spiegato perché la famiglia va difesa a tutti i costi

È stato uno dei discorsi più applauditi di Humanum, il convegno organizzato in Vaticano per ragionare sulla bellezza della complementarità uomo-donna, a cui hanno partecipato alcune fra le personalità religiose più autorevoli del pianeta. Il magistrale intervento dell’ex rabbino capo d’Inghilterra, Lord Jonathan Sacks, ha ripercorso la storia del matrimonio dal primo atto sessuale tra due pesci, 385 milioni di anni fa in Scozia, fino ai giorni nostri, provocando la standing ovation dei presenti. 

Nel suo discorso – di cui una sintesi in italiano è stata pubblicata dal sito de La Manif Pour Tous – il rabbino ha esordito “raccontando la vicenda della più bella idea nella storia della nostra civiltà: l’idea dell’amore che porta nuova vita nel mondo”. “Per me – ha detto – la storia si snoda in sette momenti chiave, ognuno dei quali sorprendente e inatteso. Il primo ebbe luogo in Scozia 385 milioni di anni fa. Fu allora che, secondo recenti scoperte, due pesci si unirono per compiere il primo atto sessuale riproduttivo noto alla scienza. La vita comincia quando maschio e femmina si incontrano e si uniscono”.

Il secondo, inatteso, sviluppo – ha spiegato Sacks – “fu rappresentato dalla singolare sfida posta all’Homo Sapiens da due fattori: la posizione eretta, che comprimeva il bacino femminile, e un cervello più grande – del 300% – il che significava una testa più grande. Ne risultò che i piccoli dell’uomo dovevano nascere molto prima di quelli di tutte le altre specie, necessitando di conseguenza della protezione parentale per un periodo di tempo molto più lungo. Ciò fece sì che il ruolo parentale fosse tra gli uomini molto più impegnativo, tanto da richiedere la presenza di due figure anzichè di una sola”.

Di qui il fenomeno, assai raro tra i mammiferi, del legame di coppia, a differenza di quanto avviene con altre specie, dove il contributo del maschio termina con l’atto della fecondazione. “Assieme alla persona umana emerse allora anche l’unione della madre e del padre biologici che si prendono entrambi cura del proprio piccolo”.

Poi dopo il surplus economico, la civilizzazione e le conseguenti forti disuguaglianze tra ricchi e poveri, nacque la poligamia “espressione ultima di disuguaglianza” che comporta che “molti maschi non abbiano mai la possibilità di avere una moglie e dei figli”. E “l’invidia sessuale, nel corso della storia, è stata una delle cause prime di violenza, sia tra gli uomini che tra gli animali”.

“Ecco perché – ha sottolineato l’ex rabbino capo d’Inghilterra – il primo capitolo della Genesi è così rivoluzionario, con la sua affermazione che ogni essere umano, a prescindere dalla classe, dal colore, dalla cultura o dal credo, è a immagine e somiglianza di Dio stesso. Nel mondo antico erano i re, gli imperatori e i faraoni ad essere considerati a immagine di Dio. Il messaggio che la Genesi introduceva era che siamo tutti sovrani. Che abbiamo tutti uguale dignità, nel regno della fede, sotto la sovranità di Dio”.

“Da questo deriva il medesimo diritto, per ciascuno, di unirsi in matrimonio e di avere dei figli”, ha soggiunto, il che spiega perché, “comunque si legga la storia di Adamo ed Eva, la norma che il racconto sottintende è: una donna, un uomo”.

Nel suo intervento, il relatore si è soffermato poi sullo “stretto legame tra monoteismo e monogamia”: “Dietro entrambi – ha affermato – risiede la relazione onnicomprensiva tra l’Io e il Tu, tra me stesso e un altro, si tratti di un uomo o di un ‘altro’ che è il Divino. Con la monogamia il ricco e potente ci rimette, mentre ci guadagna il povero e chi il potere non ce l’ha. Pertanto il ritorno della monogamia rappresentò il vero trionfo del principio di pari dignità per tutti”.

Il quarto notevole avanzamento fu il modo con cui questo trasformò la morale. “Proprio come Dio creò il mondo naturale con amore e misericordia, nello stesso modo noi siamo chiamati a creare il mondo sociale. E quell’amore è una fiamma che risiede nel matrimonio e nella famiglia. La moralità è l’amore tra marito e moglie, genitore e figlio, esteso al resto del mondo”.

Matrimonio e famiglia sono dunque i luoghi “dove abita la fede e dove dimora la Presenza Divina nell’amore tra marito e moglie, genitore e figlio”, ha rimarcato Sacks. Che cosa è cambiato, allora?  “Ciò che ha reso speciale la famiglia tradizionale – ha spiegato – è ciò che la univa: il desiderio fisico e sessuale, l’amicizia, la compagnia, l’affinità emotiva e l’amore, il fatto di generare, crescere e prendersi cura dei figli, educarli e dotarli di un’identità e di una storia. Per una lunga serie di ragioni, alcune legate allo sviluppo della medicina (come il controllo delle nascite, la fecondazione in vitro e altri interventi nel campo della genetica), alcune dovute a un cambiamento nella morale (come l’idea che siamo liberi di fare tutto ciò che ci pare purchè non danneggiamo nessun altro), alcune derivanti dall’aver trasferito le responsabilità dall’individuo allo Stato, e ancora a causa di altri cambiamenti più profondi nella cultura occidentale, quasi tutto quello che il matrimonio univa e metteva insieme è stato ora diviso”.

Il sesso, quindi, “è stato separato dall’amore”, come “l’amore dall’impegno, il matrimonio dalla generazione dei figli e la generazione dei figli dalla cura dei figli stessi”. Il risultato è che in Inghilterra nel 2012, ha rilevato il rabbino, “il 47,5% dei bambini è nato fuori dal matrimonio e si prevede che nel 2016 essi saranno la maggioranza”. Inoltre, “sempre meno persone si sposano, quelle che lo fanno si sposano più tardi e il 42% dei matrimoni si conclude con un divorzio. Né si può dire che la convivenza abbia sostituito il matrimonio”.

“La durata media di una convivenza in Inghilterra e negli Stati Uniti è di due anni. Il risultato è un forte aumento, tra i giovani, di disordini alimentari, di abuso di alcool e droghe, di sindromi legate allo stress, di depressione e suicidi, commessi e tentati. Il crollo del matrimonio ha creato una nuova forma di povertà che colpisce soprattutto le famiglie composte da un solo genitore e tra queste, il peso maggiore grava sulle spalle delle donne, il 92% delle quali, nel 2011 gestiva da sola la famiglia monoparentale”.

Un altro triste dato che è in Inghilterra, oggi, “oltre un milione di bambini nasce senza aver mai avuto nessun tipo di contatto con il proprio padre. Il che sta creando una divisione all’interno della società come non si vedeva da quando, oltre un secolo fa, Disraeli parlò di ‘due nazioni’”.

“Coloro che sono privilegiati e hanno la fortuna di crescere all’interno di un legame amorevole e stabile tra le due persone che li hanno messi al mondo saranno, mediamente, più sani fisicamente e mentalmente”, ha sottolineato il relatore. “Avranno risultati migliori a scuola e sul lavoro, e più successo nelle relazioni sentimentali. Saranno più felici e vivranno più a lungo. Certo ci sono le eccezioni, ma questa ingiustizia grida vendetta”.

Certo è che non si può negare la “compassione” per coloro “che scelgono di vivere diversamente”; tuttavia ciò “non deve fermarci dal difendere l’istituzione che più di tutte nella storia ci rende umani”.

“La famiglia, uomo donna e bambino, non è uno stile di vita tra i tanti”, Lord Jonathan Sacks, essa “è il modo migliore che sia stato finora scoperto per prendersi cura delle generazioni future e permettere ai bambini di crescere all’interno di un modello di stabilità e amore”.

“È il luogo – ha aggiunto – all’interno del quale impariamo la delicata coreografia dei rapporti e come gestire gli inevitabili conflitti che sorgono in ogni gruppo di esseri umani. È dove per la prima volta ci apriamo al rischio di dare e ricevere amore. È dove una generazione trasmette i suoi valori a quella seguente, garantendo la continuità della civilizzazione”. Quindi, ha concluso il rabbino, “per ogni società e per il bene del futuro dei nostri figli noi abbiamo il dovere di difenderla”.

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