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Beatificata Madre Janer, “bussola” che orienta a Dio e ai fratelli

Il Cardinale Amato ha presieduto questo sabato la celebrazione

di Patricia Navas

LA SEU D’URGELL, lunedì, 10 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale Angelo Amato, ha beatificato a nome di Papa Benedetto XVI Ana María Janer Anglarill, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia di Urgell, questo sabato a La Seu d’Urgell (Spagna).

Circa 4.000 persone hanno gremito il tendone allestito per l’occasione in questa città dei Pirenei in cui Madre Janer fondò, nel 1859, l’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia di Urgell e in cui riposano i suoi resti.

Sono attualmente 300 le religiose di questo istituto, presente in undici Paesi di tre continenti e dedito soprattutto all’insegnamento e all’assistenza a malati, anziani e bisognosi.

Molte di loro sono giunte con il proprio abito grigio a La Seu d’Urgell per partecipare alla beatificazione, insieme a 150 familiari della nuova beata e a numerosi amici, allievi, ex allievi e personale delle scuole e dei centri della Congregazione.

Dall’Argentina è giunta l’ex allieva e docente, ormai in pensione, dell’Istituto Ana María Janer di Buenos Aires Sunilda Ginestel.

“Abbiamo atteso molto questo evento, e sapendo che avrebbe avuto luogo siamo accorse qui. Siamo molto felici e invochiamo la Madre per tutte le necessità delle sue ex allieve”, ha spiegato a ZENIT.

Hanno concelebrato l’Eucaristia circa 200 sacerdoti, tra i quali il Nunzio in Spagna, monsignor Renzo Fratini, numerosi Vescovi della Catalogna e alcuni di altre Diocesi in cui è presente la Congregazione.

La grandezza del tendone, l’utilizzo delle lingue castigliana e catalana, i canti conosciuti da molti dei presenti, il lavoro di preparazione spirituale che ha preceduto la beatificazione e il legame dei presenti con la nuova beata hanno favorito una grande partecipazione alla celebrazione.

“La tua lampada ha sempre arso”

Molti dei presenti si sono visibilmente emozionati quando, dopo il rito di beatificazione, il Cardinale Amato ha letto la lettera apostolica con la quale il Papa ha iscritto Madre Janer nell’Albo dei Beati ed è stato scoperto lentamente un grande ritratto della nuova beata accanto all’altare.

Gli applausi e le lacrime si sono allora mescolati con il suono delle campane della vicina Cattedrale e il canto dell’inno della beatificazione.

“Brilli Madre nella Chiesa, cresce la nostra comunione, la tua famiglia celebra la vita che è dono, misericordia e compassione, perché nella tua vita Gesù Cristo è il Signore. Amarti e servirti, sempre e in tutto, con il fuoco dell’amore, la tua lampada ha sempre arso”, cantavano giovani e adulti insieme al coro di voci bianche Petits cantors lliures di Andorra, con l’accompagnamento dell’organo e di una piccola orchestra.

In quel momento, una delle religiose che hanno avviato la causa di beatificazione, Maria Rosa Carrera, e il medico che ha certificato il miracolo servito per approvare la beatificazione, Antoni Vives, hanno portato le reliquie della beata in un reliquiario collocato nel presbiterio.

Carità resa servizio

L’omelia del Cardinale Amato e le parole del Vescovo della Diocesi di Urgell, l’Arcivescovo Joan-Enric Vives, e della superiora generale dell’istituto fondato dalla beata Ana María Janer, Irma Beretta, hanno sottolineato l’importanza del servizio frutto dell’amore.

Il Papa riconosce ora la santità di Ana María Janer, “illustre per le sue virtù e il suo apostolato di carità”, ha dichiarato il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi nella sua omelia.

Il Cardinale si è riferito a Madre Janer come a una donna “umile, forte, piena di misericordia con tutti, soprattutto con i malati e i bisognosi”, una “figlia esemplare della Chiesa” e “modello glorioso da contemplare e imitare”.

“Beatificando Madre Janer, la Chiesa vede nella nuova beata una bussola vivente, orientata verso Dio, che ci invita a vivere la nostra vita cristiana nella piena fiducia della presenza divina in noi, nella nostra famiglia, nella nostra società”, ha affermato.

“La beata Ana María Janer, inoltre, è una bussola che ci orienta verso i bisognosi, che sono tanti ancora oggi, perché anche oggi incontriamo affamati, assetati, malati, esiliati, migranti, prigionieri”.

Il Cardinale ha anche sottolineato “l’instancabile capacità di lavoro, le eccellenti doti organizzative” e la “grande affabilità” di Madre Janer, doni rafforzati dalla sua carità e che le hanno permesso di dirigere ospedali e fondare e guidare comunità.

“Portò nel proprio cuore il peso della miseria e la tristezza dei malati”, nonché “le angosce delle sue consorelle”, ha indicato.

Il suo atteggiamento di “modestia e semplicità”, la carità e l’umiltà, ha proseguito il Cardinale Amato, facevano sì che “tutti si sentissero a proprio agio con lei” e l’hanno portata, alla fine della vita, a chiedere di morire per terra.

“Non si stancava mai di esortare le sue consorelle ad essere umili, pietose, buone, pacifiche, lavoratrici, docili, gentili e attente verso i poveri malati, contente del loro lavoro di Marta”, “a non cercare l’approvazione e la stima degli altri, e a considerare tutti i lavori e le occupazioni un servizio allo stesso Signore Gesù”.

“Con l’esempio e l’intercessione della loro fondatrice”, ha rilevato, “le suore portano avanti questo abbraccio di carità senza frontiere” e “partecipano alla missione evangelizzatrice della Chiesa”.

Questa carità risponde alle “nuove povertà” presenti in Europa, nelle famiglie disgregate, nell’emigrazione crescente, nella mancanza del senso trascendente della vita e nel pessimismo sterile che spegne l’entusiasmo dei giovani verso il loro futuro.

“Non lasciamoci imprigionare dalla tristezza della nostra epoca”, ha esortato il Cardinale. “Seguendo l’esempio di Madre Ana María Janer, vera catalana, non perdiamo la speranza, restiamo saldi nella fede e forti nella speranza”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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