Qual è il nostro lievito?

Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio — Mc 8,14-21

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Lettura

Se i farisei sono espliciti portatori di quel “lievito” che fermenta insanamente la vita e trasforma in ideologia la religione, qui vediamo che nessuno è fuori pericolo. Una particolare circostanza che inquieta i discepoli – l’aver “dimenticato di prendere dei pani” e l’averne “con sé sulla barca uno solo” – offre a Gesù l’occasione di un salutare richiamo. La questione non è il giusto pensiero delle cose necessarie, ma lo sguardo che il discepolo deve avere sulla realtà; lo sguardo che nasce dalla memoria di ciò che già si è sperimentato e di cui si è stati partecipi.  

Meditazione

«Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Poveri discepoli del Signore! Non erano ragazzini affascinati da un singolare personaggio, ma uomini esperti della vita, impegnati ciascuno nel suo lavoro, con una casa e dei familiari, un ambiente che sicuramente poneva loro delle domande sulla scelta di seguire quel rabbi di Nàzaret… Simone gestiva una “azienda” di pesca; Matteo l’ufficio delle imposte di Cafàrnao, Natanaele era esperto delle Scritture… Avevano lasciato tutto, lo avevano seguito perché – come gli disse Pietro – “da chi vuoi che andiamo? Tu solo hai parole che danno la vita!”. Non appartengono certo al “partito” dei farisei, eppure anch’essi devono “guardarsi” da quel lievito che corrompe. Noi, discepoli di oggi, al pari di loro. Ricorda Papa Francesco (cfr. Evangelii gaudium, 86) che «gli uomini e le donne del nostro tempo corrono il grande rischio di vivere una tristezza individualista, isolata anche in mezzo a una quantità di beni di consumo, dai quali comunque tanti restano esclusi. Spesso prevalgono stili di vita che inducono a porre la propria speranza in sicurezze economiche o nel potere o nel successo puramente terreno. Anche i cristiani corrono questo rischio nella attuale “desertificazione” spirituale, frutto del progetto di società che vogliono costruirsi senza Dio”. E, citando Papa Benedetto, afferma: «nel deserto si torna a scoprire il valore di ciò che è essenziale per vivere; c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indichino la via verso la Terra promessa».  

Preghiera

Fa’, o Signore, che io viva memore di te nelle vicende della vita di ogni giorno. E quando, nei momenti di fragilità e di smemoratezza, volgo lo sguardo altrove, richiamami e dammi la grazia di tornare a guardarti e di dire con fiducia: «Da chi andrò, Signore? Tu solo hai parole che danno la vita!».

Agire

Mi esamino oggi, alla luce del Vangelo, sul rischio di «una tristezza individualista, isolata anche in mezzo a una quantità di beni di consumo». E prendo qualche decisione.

Meditazione a cura di mons. Edoardo Aldo Cerrato, vescovo di Ivrea, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

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ZENIT Staff

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