Vangelo, Profezia, Speranza: tre realtà centrali per i religiosi

Il cardinale Braz de Aviz celebra a San Pietro la messa inaugurale dell’Anno della Vita Consacrata

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A nome di papa Francesco, ancora impegnato nella visita pastorale in Turchia, il cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, ha celebrato stamattina la santa messa nella basilica di San Pietro, per l’apertura dell’Anno della Vita Consacrata.

Al momento dell’omelia, il porporato ha sottolineato la coincidenza tra l’evento e l’inizio dell’anno liturgico: “In questo tempo segnato dalla speranza cristiana noi innalziamo nei cieli lo sguardo e risvegliamo nei nostri cuori l’attesa per accogliere il Signore che già è venuto, che è con noi ogni giorno e che verrà un giorno nella gloria”, ha detto.

Parlando della veglia di ieri in Santa Maria Maggiore, il cardinale Aviz ha ricordato: “Eravamo tutti insieme, figli e figlie dei vari carismi, e il nostro ascolto e la nostra preghiera davanti al Signore e la sua e nostra Madre erano unanimi. Non ci è mancata la parola del Santo Padre che, come oggi, lo fa presente in mezzo a noi”.

A papa Francesco, il porporato ha assicurato, a nome suo e di tutti i religiosi, “la nostra preghiera e la nostra piena comunione” anche per “approfondire il dialogo interreligioso con i fratelli e le sorelle mussulmani”.

La vita consacrata, ha osservato il cardinale Aviz, implica un affidamento particolarmente radicale a Dio, in quanto “più ci lasciamo plasmare dal Padre come argilla nelle sue mani, cioè, più ci consegnammo fiduciosi nelle sue mani di Padre che ci ama, più noi cammineremo con sicurezza e svegli nell’incontro con Lui quando arriverà. Questo atteggiamento potrà dare molta profondità all’anno che ora iniziamo”.

Il Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha poi indicato cinque punti ripresi dalla lettera apostolica firmata da papa Francesco per l’inizio dell’Anno della Vita Consacrata, a partire dalla vocazione dei religiosi a “sperimentare e a mostrare che Dio è capace di colmare il nostro cuore e di renderci felici, senza bisogno di cercare altrove la nostra felicità”.

Le persone consacrate, tuttavia, sono anche chiamate a “svegliare il mondo” e a non “rinunciare alla profezia”, oltre che ad essere “esperte di comunione” e ad “uscire da sé stessi per andare nelle periferie esistenziali”.

Infine il cardinale Braz ha menzionato il passaggio della lettera in cui Francesco auspica che “ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e che l’umanità di oggi domandano”, perché quest’Anno della Vita Consacrata si trasformi “in un autentico kairòs, un tempo di Dio ricco di grazie e di trasformazione”.

Al programma concreto suggerito dal Papa, il porporato ha aggiunto l’esortazione ad “essere coraggiosi” e a concentrare il cammino dell’Anno della Vita Consacrata sulle “tre realtà centrali: Vangelo, Profezia, Speranza”.

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Luca Marcolivio

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