L'identità e il carisma salesiano riverberano nel Capitolo della Figlie di Maria Ausiliatrice

Testimonianza cristiana, amore e cura per il prossimo, attenzione alle periferie, i temi al centro della discussione

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Si sta svolgendo a Roma il Capitolo generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiane di Don Bosco.

Che aria si respira?

Secondo quanto pubblicato dal sito dell’Istituto e dalla relazione sulla vita dell’Istituto presentata, a più voci, dalla Madre e dalle Consigliere generali “Si respira aria buona, di famiglia che si manifesta attraverso parole e gesti semplici e fraterni”.

Nella giornata del 30 settembre mons. José Rodriguez Carballo, OFM, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha presieduto la Celebrazione eucaristica.

Nel corso dell’omelia ha sottolineato l’importanza della testimonianza della vita comunitaria che “è un segno profetico”. Ha precisato “Una vita consacrata che non ci rende più uomini e più donne non è evangelica”.

Mons. José Rodriguez Carballo ha esortato ad essere “donne di speranza” perché – ha aggiunto – “questo non è solo ottimismo, che si basa sulle nostre forze, ma nasce dalla fede in Cristo per il quale nulla è impossibile”. 

Successivamente mons. Carballo ha offerto una riflessione sul tema: “La profezia della Vita religiosa nell’orizzonte dell’Evangelii Gaudium” affermando che “Il discernimento non è tra bene e male: questo è già scontato per noi che abbiamo fatto una scelta, ma è piuttosto saper distinguere ciò che risponde al desiderio di Dio da ciò che gli è contrario”. 

Secondo il segretario della Congregazione quello che fa star male è “una vita consacrata autoreferenziale, piegata su se stessa, più preoccupata per la sopravvivenza che di annunciare la buona notizia”.

Monsignor Carballo ha ribadito che “Una vita consacrata incatenata, caratterizzata da ‘anemia spirituale’, a cui manca la spinta profonda per cui si chiude nella mediocrità, non fa vivere il presente con passione né guardare il futuro con speranza”.

Il Segretario della Congregazione ha concluso sostenendo “È urgente una Vita Consacrata che si sente in cammino. Un cammino dove i consacrati sono ‘centrati’ in Cristo, con sete di vita fraterna autentica, ‘concentrati’ nella dimensione essenziale del proprio carisma e ‘decentrati’ per andare in missione nel mondo”. 

Il tre ottobre al Capitolo si è svolta una Tavola rotonda sul tema dell’Evangelizzazione per e con i giovani, a confronto con tre Testimoni: una Figlia di Maria Ausiliatrice, un Salesiano e una Laica. 

Ha aperto le testimonianze suor Agata Song, FMA koreana, responsabile della casa “Nazareth” per bambine e giovani in difficoltà.

Richiamando le parole di papa Francesco di una Chiesa “in uscita” e il “A te le affido” di Madre Mazzarello, suor Agata ha raccontato delle opere educative presenti nelle periferie dell’esistenza umana, là dove le giovani donne sono sfruttate e abusate.

“Siamo accanto a loro per aiutarle a ricuperare la loro dignità umana. – ha narrato – È una missione che non portiamo avanti da sole. Come don Bosco, cerchiamo di creare case per queste giovani, ambienti in cui possono respirare un’atmosfera di libertà, dove si possano impegnare in una relazione di reciprocità. Si chiamano ‘Case Nazareth’ ”.

Ha fatto seguito l’intervento di Jean-Marie Petitclerc, SDB francese, responsabile dell’Associazione ‘Valdocco’ impegnata in progetti a favore di ragazzi e giovani in difficoltà delle periferie parigine, di Argenteuil e di Lyon.

Dopo aver presentato i grandi mutamenti che caratterizzano la cultura dei giovani di oggi e che incidono sull’educazione alla fede, Jean-Marie si è soffermato sulla “sete di fiducia dei giovani”.

“Non si può vivere, in un modo o nell’altro, senza fidarsi.- ha detto – È importante che i giovani possano continuare a sentire il grido di Gesù: ‘Non abbiate paura!”.

Parlando dei nuovi mezzi di comunicazione, il salesiano francese ha spiegato: “L’internet permette la comunicazione al di là delle frontiere, ma ‘comunicazione’ non è equivalente a ‘vera relazione’. Il virtuale non può colmare la sete dei veri incontri” per questo “bisogna ripartire dal fatto che, per la fede cristiana, è importante, al di sopra di tutto, privilegiare l’amore per gli altri, nel senso che ogni uomo è il mio prossimo e che il primo a esserlo è sempre il più indigente, qualsiasi sia la sua indigenza”.

Infine, sulla sete di senso Jean-Marie ha affermato: “Vivere la vita giorno per giorno, garantire piccoli ‘sensi’ facilmente accessibili, non basta per darci la forza di trovare la nostra strada in questo mondo frenetico. Oggi tutti i giovani sono in cerca di senso. Solo l’amore può dar senso alla vita e l’amore è sempre in cammino”.

Infine la parola è passata a Chiara Amirante, fondatrice dell’Associazione “Nuovi Orizzonti”, e Consultore per il Dicastero pro Migrantes e del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

La raccontato Chiara: “Ho iniziato a recarmi di notte alla Stazione Termini a Roma nel 1991, spinta da un semplice desiderio: condividere la gioia dell’incontro con Cristo Risorto proprio con i fratelli più disperati. Non immaginavo di incontrare un popolo così sterminato di giovani soli, emarginati, sfregiati nella profondità del cuore e della dignità, vittime dei terribili tentacoli di piovre infernali e della più infame delle schiavitù”.

“Quante ragazze vendute come schiave. – ha continuato – Quanti giovani distrutti, imprigionati dall’illusione di un paradiso artificiale che ha ucciso loro l’anima. Quante grida silenziose e lancinanti mai ascoltate da nessuno; quanta disperazione, rabbia, violenza, devianza, criminalità. Ma quanta incredibile sete d’amore di Dio proprio là, nella profondità delle tenebre degli ‘inferi della strada’”.

Fonte: http://www.cgfmanet.org/

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ZENIT Staff

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