Lettura

Barnaba è oggi il protagonista di questa mirabile pagina di fede. La Parola, infatti, corre. Porta a porta, cuore a cuore da parte dei laici. Si diffonde ad Antiochia e converte. Ma c’è bisogno del sigillo della Chiesa, che manda Barnaba a verificare. È un uomo onesto, privo di gelosia, ricco di fede e di Spirito Santo. Vede e si rallegra. Compie la visita pastorale. Incoraggia. E poi allarga la cerchia dei collaboratori: va a riprendersi Saulo, rimasto confinato e scoraggiato a Tarso. E lo riammette nel cerchio degli evangelizzatori. 

Meditazione

Gesù è il nostro custode. Com’è bello, in mezzo a tante umiliazioni, incertezze e ingiustizie, sentire la sua voce che ci rassicura, che rinnova radicalmente la nostra dignità calpestata. Non finiremmo mai di gioire della sua presenza, vera gloria dei figli di Dio. E quanto è dolce pensarlo in pieno inverno, passeggiare sotto il portico di Salomone nel tempio, solitario e in disparte. Lo immaginiamo luminoso e silenzioso, avvolto in un manto bianco di lana, attorniato poi improvvisamente da migliaia di persone bisognose di una sua parola, di un suo cenno, di un suo abbraccio. Con questa familiarità dobbiamo pensare a Gesù. Ma l’inverno riportato da Giovanni in questo Vangelo ha un significato particolare, che va ben oltre la caratteristica della stagione descritta come tempo in cui fa freddo. Esso simboleggia l’allontanamento da Dio, il momento cioè in cui ci distacchiamo dalle mani di Dio per affidarci a mani lusinghiere e bugiarde. Gesù, in questo brano, ci insegna che le opere d’amore sono la vera testimonianza, da scolpire, come Lui, nel cuore del mondo. E Giovanni mette al centro Dio con il suo operato proprio con lo scopo di trasmetterci che tra il Figlio ed il Padre intercorre un’intimità eccedente, un rapporto di abbandono che va oltre la semplice fiducia. Insieme rappresentano l’Uno. Quanto Gesù compie viene, infatti, esclusivamente dal Padre. Le opere, inoltre, confermano se siamo o no il suo gregge, se siamo anche noi parte di quest’Uno. È indubbio poi che c’è un riconoscersi reciproco e appassionato tra noi e Gesù, fatto di rapimento d’amore. La sua voce si fa per noi stimolo costante a cercarlo e farci trovare. Chi non crede non appartiene a quel Pastore che arriva al punto di dare la vita per il suo gregge. 

Preghiera

Donaci, o Signore, pastore vero delle pecore, voce che salva, di avere lo stesso cuore che tu hai dato a Barnaba: aperto, senza gelosia, lieto per il progresso altrui, capace di incoraggiare ed esortare. Allora anche noi potremo passeggiare con fiducia sotto i portici, per vincere l’inverno dei cuori, con la forza del tuo amore, che tutti chiama e tutti riscalda. Amen. 

Agire

Barnaba sia il tuo modello, davanti al bene che vedi negli altri: gioire, incoraggiare, esortare, riscaldare, collaborare.

Meditazione del giorno a cura di monsignor GianCarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it