Al quesito referendario sottoposto alla cittadinanza bolognese, domenica 26 maggio scorso, circa il contributo comunale alle scuole dell’Infanzia, paritarie convenzionate di Bologna si è risposto chiedendo la sua soppressione. Abbiamo voluto chiedere al prof. Rossano Rossi, presidente della FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) di Bologna e membro promotore del Comitato “Scuole x tutti”, personalmente impegnato per sostenere il sistema integrato della scuola pubblica bolognese, un parere su tale risultato.

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Quale significato ha un referendum consultivo su una voce di spesa del Comune di Bologna che rappresenta lo 0,8% del bilancio totale del Comune? 

Prof. Rossi: Tenuto conto che sono stati chiamati i cittadini bolognesi per rispondere ad un quesito referendario sulla gestione di un milione di euro, spendendone mezzo per la consultazione stessa; visto che su 290 mila cittadini hanno votato 85.934 persone, vale a dire il 28,71%, ciò rende l’iniziativa in certo senso fallita. Essa, infatti, è tale da non poter determinare alcun tipo di cambiamento, anche per il fatto di essere un referendum semplicemente consultivo. Pertanto, si può comprendere come dietro a questa operazione di scarso peso, ci fosse ben altro. Innanzitutto, mettere in discussione la legge di parità, cioè quella che consente che il servizio scolastico venga gestito anche da privati. In più, attorno a tale iniziativa si sono raccolte anche altre istanze di contestazione riguardo a problematiche comunali sul passaggio di gestione delle scuole ad un’azienda a controllo pubblico ASP (Azienda di Servizi alla Persona), che dovrebbe consentire il superamento del blocco di spesa che il patto di stabilità impone agli enti locali. Sono mesi, infatti, che i dipendenti delle scuole comunali che sono in vertenza con il Comune, in un clima di pesante tensione nel quale sono coinvolti anche i genitori, i quali sollevano questione anche sul tema delle liste d’attesa. Lo slogan che esprime tale malessere: al Comune non interessa la scuola comunale. Per di più in Bologna c’è un elettorato del PD, la gran parte del quale non digerisce il governo nazionale a larghe intese. Questo può spiegare la reazione locale nei confronti delle preferenze della Giunta. Detto questo, però, noi non possiamo dirci soddisfatti, dopo aver messo in campo tutta una serie di importanti iniziative culturali e parecchie personalità della società civile per sensibilizzare le persone, perché a questo sforzo non ha corrisposto una mobilitazione proporzionata. Abbiamo organizzato numerosi incontri anche in parrocchie, che non hanno visto, in campo cattolico, particolare sensibilità, collaborazione e partecipazione.

Come spiega un’affluenza così bassa della popolazione alle urne?

Prof. Rossi: Tale disaffezione alla politica, come si è visto anche nelle recenti elezioni comunali, nasce da una certa sfiducia nel voto, derivante probabilmente dal fatto che esso in passato è stato spesso tradito. Ci può essere anche un certo disinteresse per la questione particolare ed una mancata presa di coscienza delle problematiche culturali legate ad essa, come pure anche un motivo più positivo. Vale a dire, forse alcuni hanno considerato di avere già espresso il loro parere nel momento in cui (nel caso si un voto a favore di questo Sindaco) hanno dato il loro consenso al programma dell’attuale Giunta.

Considerato che il 59% dei votanti si è dichiarato a favore dell’opzione A (vale a dire poco più del 15% dei Bolognesi, nemmeno 2 su 10 si sono espressi contro il finanziamento) e il 41% a favore di quella B, il Comune cancellerà i fondi per le scuole paritarie?

Prof. Rossi: Certamente no, sia perché, a livello nazionale, c’è una legislazione che garantisce per i privati la collaborazione attiva nella sfera dell’educazione, sia perché è in atto una convenzione con le scuole paritarie che ha una validità ancora di tre anni. Pertanto il Sindaco, in un intervento molto preciso al Consiglio comunale, ha detto sostanzialmente tre cose: dando il suo apprezzamento alla consultazione, ha detto che la vittoria dell’opzione A è da prendere in considerazione e che sarà sua cura tenere conto delle ragioni dei suoi sostenitori, incrementando la scuola pubblica, cosa che il fronte del B non ha mai messo in discussione; ha, però, dichiarato che non rinuncerà al sistema integrato della scuola. Bisognerà quindi lavorare insieme, Comune, Stato e privato sociale, per costruire una scuola migliore per tutti. Ieri, in una conferenza stampa abbiamo proprio detto, in linea con quanto sostenuto prima, che non si può prescindere da tale sistema. Se si vuole accrescere l’offerta statale, il Comune e lo Stato dovranno fare la loro parte.

Il Sindaco ha parlato anche di maggiori controlli. Teme qualcosa?

Prof. Rossi: Assolutamente no. Sono già vent’anni che facciamo convenzioni con il Comune e abbiamo già sperimentato tali controlli, essendo, in genere, d’accordo. I miglioramenti alla convenzione devono, invece, andare nella direzione di permettere a quelle famiglie che non ce la fanno, per motivi economici, a mandare i figli alla scuola paritaria, di poter scegliere liberamente. Oltre al finanziamento previsto, che aiuta i gestori a non imporre rette altissime, per dare una risposta alla libertà di scelta delle famiglie, occorrerebbe ricuperare l’iniziativa concreta, già sperimentata a Bologna sotto il Sindaco Guazzaloca, di dare dei “buoni” (un badget significativo) alle famiglie con disagi economici. Anche queste devono sentirsi libere di iscrivere i loro figli dove preferiscono, come pure lo devono essere quei genitori che vorrebbero mandare il loro bambini nelle scuole del Comune, ma non riescono a causa delle lunghe liste d’attesa. Queste iniziative, infatti, sono a vantaggio non di una parte sola, bensì di tutta la città che riesce così ad accogliere tutti. Noi non desideriamo che le famiglie siano costrette a venire nelle nostre scuole, perché in quelle comunali non c’è posto. Vorremmo, però, anche che le famiglie non fossero costrette ad andare nella scuola gratuita, perché non possono pagarsi la retta. Tutt’ora consideriamo positiva l’iniziativa dei “buoni”, che servì, quando fu introdotta, ad aiutare dalle 160 alle 200 famiglie ad accedere alla scuola paritaria con significativi vantaggi anche per alleggerire le liste d’attesa.

Pensa che ci saranno ripercussioni negative dell’esito dei referendum nel resto dell’Italia?

Prof. Rossi: No. Se l’opzione A avesse raccolto circa 50% delle preferenze della totalità dei cittadini, il referendum avrebbe potuto rappresentare una prova generale per forze come SEL, il Movimento 5 Stelle, le quali avrebbero potuto mostrare di avere la possibilità di imporre la loro posizione a livello nazionale. Ma con queste cifre, anche loro, di fatto delusi da tale esito, al di là delle dichiarazioni pubbliche, non lo proporranno mai. Può succedere, in qualche altra provincia come Modena e Cagliari, che questo effetto di parziale successo metta in moto qualche altro protagonista. Sono però ottimista.

Quale ripercussione prevede che si possa verificare nella Giunta comunale bolognese?

Prof. Rossi: Si tratterà di capire che cosa farà SEL, ma ieri il Sindaco ha usato toni molto concilianti, perciò si capisce che SEL non ha nessun vantaggio ad uscire. Si può prevedere che, calmate le acque, procederanno senza intoppi.

Quali effetti del Magistero contenuto nella Caritas in veritate e nei discorsi di Papa Francesco ha potuto constatare nell’ambiente anche politico bolognese?

Prof. Rossi: In questi ultimi mesi si sono fatti più serrati i miei contatti con dirigenti di PD. Se pensiamo all’iniziativa della raccolta di firme, promossa da Zamagni, sorprendentemente abbiamo avuto tra gli aderenti 18 firmatari di area non cattolica, quindi un numero signifi cativo rispetto ai rappresentanti cattolici. Per fare qualche nome: Borghi, Monari, Ramponi ed altri. Con loro mi sono trovato in grande sintonia, in particolare sul concetto di sussidiarietà, di libera iniziativa dei privati, da essi ugualmente difeso in modo sincero. Cosa che fino a 10 anni fa non era così scontato. Ciò mostra come noi non siamo qui a difendere il sistema delle scuole paritarie contro tutto il mondo.