Pubblichiamo oggi la seconda parte dell’intervento di Don Ezechiele Pasotti, Prefetto agli Studi al Seminario Diocesano Missionario “Redemptoris Mater” di Roma, al convegno internazionale "La primavera della Chiesa e l'azione dello Spirito", svoltosi la scorsa settimana a Roma presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.  

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La Chiesa, la comunità cristiana. È la vera sfida di oggi. La fede cristiana, sotto la pressione della modernità e della post-modernità ha ceduto il suo smalto di bellezza, si è come intimorita. In molti di noi si è assopita, molti l’hanno perduta nella fatica del vivere quotidiano, alcuni l’hanno anche rinnegata. Ma questa è la fede – che è sempre dono di Dio, prima di qualunque iniziativa nostra – che si tratta di ritrovare, se vogliamo tornare a gustare la gioia e la bellezza della vita. Una fede che ricostruisce la Chiesa, che forma la comunità cristiana, perché questa ne sia testimone.

Ritrovare la fede: come possiamo ritrovare questa fede? Come possiamo ridire all’uomo della nostra generazione tutto il fascino di Dio, tutto l’incanto e la grazia della fede cristiana, tutta la bellezza e l’armonia della vita cristiana?

Il Beato Giovanni Paolo II, il 21 settembre 2002, a Castel Gandolfo, durante un bellissimo incontro con gli Iniziatori e gli Itineranti del CN, ci diceva:

2. ... In una so­cietà secolarizzata come la nostra, dove dilaga l'indifferenza religiosa e molte persone vivono come se Dio non ci fosse, sono in tanti ad aver bisogno di una nuova scoperta dei sacramenti dell'iniziazione cristia­na; specialmente di quello del Battesimo.

Il Cammino è senz'altro una delle risposte provvidenziali a questa urgente necessità. Guardiamo le vostre comunità: quante riscoperte della bellezza e della grandezza della vocazione battesimale ricevuta! Quanta generosità e zelo nell'annunzio del Vangelo di Gesù Cristo, in particolare ai più lontani! Quante vocazioni al sacerdozio e alla vita re­ligiosa sorte grazie a questo itinerario di formazione cristiana!

Mediante il Cammino Neocatecumenale, Dio ha suscitato nella Chiesa una risposta a questa sfida: con l’iniziazione cristiana. Il Cammino non si propone di formare nuovi gruppi, nuove aggregazioni nella Parrocchia, ma di avviare in essa un cammino di gestazione alla fede adulta: formando poco a poco piccole comunità cristiane, trasformandola Parrocchiain una “comunione di comunità”, comunità capaci di dare i segni della fede: l’amore e l’unità (cf Gv 13,34-35; 17,21), che diventano missionarie perché mostrano al mondo che amare è possibile, amare l’altro, che è sempre diverso, amarlo anche quando ti fa un torto o ti disprezza, amarlo anche quando si fa tuo nemico. Ecco lo specifico del cristiano: ama il suo nemico. È possibile perdonare.

Lo Statuto del Cammino, approvato in modo definitivo dalla Santa Sede, l’11 Maggio 2008, Solennità di Pentecoste, dice:

§ 2.   Il Cammino Neocatecumenale è al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente nella fede (art 1,2).

Il Cammino è “una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana”, proprio con la specificità di costruire comunità cristiane: non è solo un cammino di iniziazione individuale alla fede, ma una iniziazione alla comunità cristiana, alla bellezza della “comunità cristiana”, alla bellezza che si fa “comunità cristiana”, dove si è disposti a perdere un poco la vita per accompagnare Cristo nella missione di salvare il mondo.

Certo, come ogni cosa umana, anche queste comunità restano sotto il segno della debolezza, del peso del cammino di ogni giorno, quindi anche del peccato e del rischio del fallimento – per questo siamo perfettamente coscienti di non volerci firmare nessun certificato di buona condotta anzitempo – ma siamo testimoni di come Dio sta benedicendo le famiglie, di tanti matrimoni ricostruiti, dell’apertura alla vita, dei numerosissimi giovani, delle vocazioni, della generosità nell’evangelizzazione, ecc.

Penso abbiate sentito parlare in queste settimane dell’iniziativa lanciata da Kiko per il tempo di Pasqua: in 10 mila piazze del mondo annunciare la gioia e la bellezza di Cristo. E da dove viene ai fratelli, che a migliaia sono davvero scesi in piazza per dire Cristo, per annunciare Cristo, da dove viene questa gioia e questa risposta? È perché ci hanno lavato il cervello? O, peggio ancora, perché ci pagano? – Sì, spesso a insulti, anche da parte di qualche Vescovo che non  ha voluto si facesse questa missione nella sua diocesi: “Non c’è bisogno di pagliacciate!”. Bene, non giudichiamo nessuno, ma nessuno ci impedisce di raccontare i fatti!

Da dove viene ai fratelli la gioia della missione, dell’evangelizzazione? Dall’incontro con Cristo, dal perdono dei propri peccati, dal dono della comunione, dall’esperienza della comunità cristiana, della Chiesa: la bellezza dell’iniziazione cristiana: un processo graduale che nella Parola di Dio, nella Liturgia[1] e nella Comunione fraterna ti fa crescere nella fede, nell’amore alla Chiesa: poco a poco viene facendo di te un altro Cristo, dentro un corpo concreto: la comunità cristiana. Ma dove ogni giorno tocchi con mano la tua debolezza, la tua chiusura, le tue paure, la tua incapacità di amare, il tuo bisogno di conversione. Kiko ci ripete, quasi ad ogni incontro, una frase di un padre del deserto che dice: “Dal tuo battesimo sgorga un’acqua che ti dice: ‘Oggi convertiti’”. 

La mia stessa esperienza personale nel Cammino è incominciata 40 anni fa, attraverso un’esperienza di perdono. Vengo da una famiglia numerosa e povera. Tutta la mia vita non era stato altro che uno sforzo per fuggire dall’immagine di quel bambino povero, che non valeva nulla, che mi era stata appiccicata. Neppure pensavo a studiare o a lavorare come ad un servizio agli altri: erano per me gli strumenti per mostrare a tutti chi ero io, quanto valevo. Fino al giorno in cui, pieno di violenza e di rancore contro tutti, incapace di accettare la mia storia, davanti ai superiori che mi volevano cacciare dal seminario – e per non dar loro ragione, me ne volevo andare io – sono stato invitato ad una celebrazione in una delle prime comunità neocatecumenali di Roma e lìascoltai una parolache illuminò la mia vita. Non erano “gli altri” i colpevoli per ciò che mi accadeva, non ero neppure io un mostro… Era Dio stesso a portarmi nel deserto perché lì scoprissi di avere costruito la mia vita sugli idoli: il successo, l’essere primo in tutto, anche a scapito degli altri… Ma gli idoli nel deserto non saziano, non hanno acqua per la tua sete. Dio mi portava nel deserto perché ora Egli potesse davvero diventare il Signore della vita. Vedere, come in un flash, tutta la mia vita nelle mani di Dio e Dio che dava un senso a tutto, che mi amava, che non mi giudicava per le mie violenze, per i miei giudizi… Per la prima volta mi sono sentito accolto per quello che ero. Non solo quella parte di me – più o meno buona – che tutti accettavano, ma anche per quell’altra parte che nessuno – neppure io – volevo. Questo mi ha riempito di gratitudine e, per la prima volta nella mia vita, tornato casa, fui capace di chiedere perdono ai miei superiori. E da lì è iniziato –in una comunità concretacon unaliturgia viva, che diveniva risposta gioiosa all’opera di Dio – un cammino che ancora dura e che durerà sempre verso la pienezza e la bellezza del battesimo.

Dove è possibile vedere la bellezza dell’amore? Proprio nella Chiesa, nella comunità cristiana. “Che cos’èla Chiesa?” – si chiedeva Kiko Argüello in un intervento di qualche tempo fa –. E rispondeva: “È il corpo di Cristo  resuscitato dove i cristiani ascoltano, vedono Dio nella loro storia, ascoltano la sua Parola che illumina la loro storia, cam minano per salvare il mondo. Erano morti e sono stati resuscitati alla vita. Allora, deve apparire la comunità cristiana. Questo è quello che tenta di fare il Cammino: fare comunità cristiane dove si manifesti la bellezza di Cristo, Cristo che salva il mondo. Perché? Perché questi cristiani mostrano al mondo che Dio è amore, facendo sì che la Sua volontà trasformi il mondo, perché tutto quello che ci circonda della bellezza di Dio è amore per noi… L'uomo è stato creato per essere amato come una sposa, una sposa che Dio rende bella”.

(La prima parte è stata pubblicata ieri, martedì 21 maggio. La terza e ultima parte segue domani, giovedì 23 maggio)

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NOTE

[1] Benedetto XVI, nell’incontro del 12 gennaio 2006, confermava l’itinerario delle piccole comunità e la prassi liturgica del Cammino: “L'importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell'evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti”.