Lettura

Il dibattito fra Gesù e i suoi avversari è impostato come un processo davanti a un simbolico tribunale. Gesù sviluppa la sua difesa dichiarando non valida la testimonianza che egli stesso può dare a suo vantaggio, e a sostegno della sua missione divina presenta quattro testimoni: Giovanni il Battista, le proprie opere, il Padre, le Scritture. Divenendo a sua volta accusatore, polemizza con i suoi oppositori denunciando la loro malafede, che li porta a prendere gloria gli uni dagli altri e a non accogliere Gesù che viene nel nome del Padre. 

Meditazione

Nella polemica contro i suoi oppositori, Gesù cita quattro testimoni per mostrare l’infondatezza delle accuse che essi gli rivolgono, e per invitarli a credere in Lui come inviato di Dio. Gesù, che non ha bisogno di una testimonianza umana, si appella anzitutto alla testimonianza del Battista «lampada che arde e risplende», che ha reso testimonianza a Cristo che è la verità (Gv 14,6), solo per favorire la salvezza dei suoi interlocutori. Gesù porta poi una testimonianza maggiore: le opere che compie, come segni della presenza di Dio. Poi, fa appello alla testimonianza inoppugnabile e incontestabile del Padre, che i Giudei non accolgono perché, non avendo fatto spazio alla presenza di Dio nella loro vita, non credono a colui che Egli ha inviato. Infine, Gesù si appella alla testimonianza delle Sacre Scritture. I Giudei che studiavano le Scritture avrebbero dovuto essere le persone più preparate ad accogliere Gesù, ma purtroppo non vogliono credere in Lui. Tutte queste testimonianze rimandano all’agire salvifico del Padre. A differenza dei suoi oppositori, che ricevono gloria gli uni dagli altri e perciò non possono credere, Gesù non riceve gloria dagli uomini, non cerca il loro plauso, ma unicamente la gloria che viene da Dio. La condotta dei Giudei è un ammonimento anche per noi, quando ci serviamo della religione per il nostro prestigio o tornaconto umano. Se siamo interessati solo a ciò che pensa la gente di noi, difficilmente riusciremo ad essere sufficientemente liberi per scoprire la presenza di Dio e a fargli spazio nella nostra vita. Se crediamo in Gesù siamo chiamati a rendere testimonianza della speranza che è in noi con dolcezza e rispetto. La speranza cristiana non è un’utopia umana, ma un «attender certo» (Dante), perché si fonda sulla roccia dell’evento-Cristo. 

Preghiera

«Salga a te la nostra preghiera, santificaci o nostro Salvatore, dona a noi la pace, vincitore della morte.  In te la via, la verità, la vita. Gesù fratello nostro» (Giovanni XXIII). 

Agire

Cercherò di testimoniare la mia fede compiendo le azioni della giornata per la maggior gloria di Dio.

Meditazione del giorno a cura di monsignor Michele Pennisi, arcivescovo eletto di Monreale, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it