Lettura

Nel contesto di una serie di controversie con i responsabili del potere religioso e culturale, si colloca la domanda classica delle scuole rabbiniche proposta a Gesù da un dottore della legge sul primo comandamento. Gesù risponde mettendo insieme due brani tratti dal Deuteronomio (6,4) e dal Levitico (19,8), e indicando come primo comandamento l’amore di Dio e come secondo quello del prossimo. L’originalità della risposta di Gesù sta soprattutto nell’annuncio che il Regno di Dio, fondato sulla legge dell’amore, ne rende possibile l’osservanza. 

Meditazione

Uno scriba si avvicina e chiede a Gesù se tra i 613 precetti da osservare ce ne fosse uno più importante degli altri. È una delle poche occasioni nel Vangelo che un dottore della Legge si avvicini al Maestro non per metterlo alla prova, bensì per apprendere da lui. E Gesù risponde che il “primo comandamento” è duplice: amare Dio e amare il prossimo. Sono due amori inscindibili; anzi, formano un solo amore, una cosa sola. Sulla scia dell’insegnamento di Gesù, l’apostolo Giovanni scriverà: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20). L’originalità della risposta di Gesù non sta tanto nel riaffermare il primato di Dio e la stretta connessione dell’amore di Dio e del prossimo, già presente nei profeti e nella tradizione giudaica, ma nell’affermare che questo duplice amore si realizza già nel Regno di Dio che egli è venuto ad inaugurare. Per Gesù, inoltre, il “prossimo” non è solo il parente o il connazionale, ma ogni uomo che incontriamo sul nostro cammino, come nella parabola del Buon Samaritano. Gesù, che ha amato il Padre con tutto se stesso sopra ogni cosa, obbedendo alla sua volontà e, ugualmente, ha amato gli uomini con il dono totale della sua stessa vita, ci offre l’esempio più alto dell’osservanza del primo e più importante comandamento. Egli perciò può proporsi come esempio e affermare: «questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). È possibile osservare questo duplice comandamento dell’amore a partire dall’esperienza dell’amore che il Padre ci ha manifestato in Gesù. Nella prima lettera di Giovanni ci viene detto: «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo» (1Gv 4,19). 

Preghiera

«Tu ci sei necessario, o Signore, o grande paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione» (Paolo VI). 

Agire

Farò un gesto di carità verso un povero riconoscendo in lui la presenza di Cristo.

Meditazione del giorno a cura di monsignor Michele Pennisi, arcivescovo eletto di Monreale, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it