di Emanuela Marinelli

ROMA, sabato 24 dicembre 2011 (ZENIT.org).- Nel 2011 è stato pubblicato in Italia un libro riguardante la storia della Sindone: I Templari e la Sindone, storia di un falso (Salerno Ed., Roma 2011). Per una recensione più ampia consiglio questo link: http://uniroma.academia.edu/EmanuelaMarinelli/Papers/1223943/Un_colpo_di_spugna.

L’autore, Andrea Nicolotti, è un assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino. Nella premessa del libro sui Templari afferma: “Questo non è l’ennesimo libro che descrive la Sindone. Non è uno studio che pretenda di dimostrarne l’autenticità o la falsità. Non è un libro di devozione, né di dissacrazione. Vuol solo essere un libro di storia, scritto senza pregiudizi”.

Il volume presenta diversi errori, anche su date che riguardano la storia recente della Sindone, e sviste inammissibili, come quando Nicolotti scrive chesu alcuni sigilli Templari si riconosce pure il “manto purpureo che Gesù portò al Golgota”, mentre in Matteo 27,31 e Marco 15,20 si legge che Gesù venne rivestito delle sue vesti per essere condotto al Calvario.

Nicolotti deride e insulta i sindonologi, descrivendo alcune loro opere con termini del tipo: “quanto di più confuso e raffazzonato si possa immaginare”, “veraenciclopedia di idiozie”, “penosi surrogati”. Inoltre li accusa di manipolazione e cattiva interpretazione dei testi e delle fonti iconografiche, peccato che però commette anche lui. Fra i vari casi di sue citazioni distorte e strumentalizzate, ne descrivo uno come esempio.

All’inizio del suo libro, Nicolotti scrive: “La premessa che si impone è stata chiaramente espressa da Gian Maria Zaccone, direttore del Museo della Sindone di Torino: «Ponendosi da un punto di vista strettamente documentale, alla Sindone di Torino non si può certo attribuire una storia precedente la metà del XIV secolo»”. Nicolotti non riporta il resto del pensiero di Zaccone: “Tuttavia ciò che il silenzio delle fonti possa significare in generale e nel nostro caso merita una particolare attenzione, come cercherò di spiegare in queste pagine” (Storia e “preistoria” della Sindone, in G. Ghiberti – U. Casale, Dossier sulla Sindone, Queriniana, Brescia 2000).

In questo testo, verso la conclusione Zaccone scrive: “Come spero si possa evincere da queste poche pagine, il problema storico della Sindone non è certamente risolto. Tuttavia non è corretto ritenere di conseguenza che non vi sia alcuna possibilità che la Sindone possa risalire a un’epoca anteriore a quella medievale basandosi su di un silenzio delle fonti che poi, come si è visto, proprio del tutto mute non sono. Gli studi storici sulla Sindone sono al momento in una fase di sviluppo, anche se sino ad ora si può solo affermare che dal punto di vista strettamente storico non esistono elementi definitivi né per affermare una origine medievale né tantomeno per escludere una origine molto più antica” (corsivo nel testo originale).

Mi sembra che il pensiero di Zaccone appaia in un modo ben diverso, leggendo quello che c’è dopo la frase riportata da Nicolotti. Dunque, secondo Zaccone, una storia antica della Sindone, anche se non è certa, è possibile, diversamente da quanto voleva fargli dire Nicolotti con la citazione di quella frase isolata. Ma il testo di Nicolotti è un manuale del negazionismo: tutte le affermazioni favorevoli all’esistenza della Sindone prima del XIV secolo vengono sistematicamente rifiutate. Il metodo di Nicolotti è questo: se un documento è dubbio, allora è certamente falso. Se un documento è autentico, allora è falso quello che c’è scritto. Se è vero quello che c’è scritto, certamente non si riferisce alla Sindone che oggi è a Torino.

Nicolotti è contro qualsiasi possibilità che ci sia il benché minimo indizio storico che la Sindone sia esistita prima del XIV secolo e questa sua convinzione non viene proposta come ipotesi alternativa ad altre, ma come assoluta certezza. Ciò è in palese contrasto con le fonti ricordate da Zaccone, che “proprio del tutto mute non sono”. Inoltre Nicolotti aggiunge che “la Chiesa cattolica, con prudenza, ha ufficialmente scelto di non denominare più la Sindone come «reliquia»”, mentre al contrario papa Benedetto XVI la definisce reliquia a pag. 254 del suo recente libro “Gesù di Nazareth” seconda parte(Libreria Editrice Vaticana 2011).

Alla fine Nicolotti, convinto di aver spazzato via tutto e tutti, afferma: “Questo libro, di conseguenza, ha assunto i connotati di un deciso colpo di spugna”. La Sindone, però, ha subìto ben altro nella sua storia e la sua autenticità non si può cancellare con un colpo di spugna che pretende di eliminare le tracce del suo cammino. Anche se è una spugna imbevuta d’aceto.

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