Per una rinnovata presenza dei cattolici nella cultura e nella politica

Per il Card. Bagnasco, “gli italiani danno il meglio nei momenti difficili”

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di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 26 settembre 2011 (ZENIT.org).- Questo lunedì, nel corso della prolusione al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il cardinale Angelo Bagnasco ha indicato la via ai cristiani che intendono portare e testimoniare il Vangelo nella vita politica e culturale.

“Grazie alle comunità cristiane, alle molteplici aggregazioni ecclesiali o di ispirazione cristiana, e grazie anche al lavoro realizzato dai nostri media, che sono diventati dei concreti laboratori di idee e dei riferimenti ormai imprescindibili – ha detto –. Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni”.

Parlando della crisi che sta investendo il mondo, l’arcivescovo di Genova ha spiegato che “era ragionevole pensare che la crisi esplosa tra il 2008 e il 2009 avesse indotto non solo a tamponare le falle che si erano infine aperte, ma a introdurre elementi virtuosi per raddrizzare progressivamente il sistema dell’economia mondiale”.

“Ma così non è stato – ha precisato – perché “la finanza è tornata a praticare con frenesia dei contratti di credito che spesso consentono una speculazione senza limiti”.

In particolare – ha sottolineato il Presidente della CEI – “ci preoccupa come Vescovi l’assenza di un affronto serio e responsabile del generale calo demografico, e quindi del rapporto sbilanciato tra la popolazione giovane e quella matura e anziana”. Stessa preoccupazione anche per il fenomeno che va ad interessare anche le funzioni previdenziali e pensionistiche non solo delle generazioni a venire ma già di quanti sono oggi giovani.

Secondo il Cardinale Bagnasco, “se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l’apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un’efficace politica per la famiglia, l’Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo”.

L’Arcivescovo di Genova ha quindi affrontato “la questione morale” riguardante la politica nel nostro paese che – ha precisato – “non è un’invenzione mediatica” ma “un’evenienza grave, che ha in sé un appello urgente”. E “non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di competenza e di azione, anche nell’esercizio del reciproco controllo”.

A questo proposito, ha spiegato che “la responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”.

“Rattrista – ha poi aggiunto – il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”.

“Si rincorrono – ha continuato il porporato –, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”.

“La collettività – ha sottolineato – guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata”.

Il Cardinale Bagnasco, pur rinnovando però una rinnovata stima e un convinto incoraggiamento per “la generosa dedizione e la limpida rettitudine di molti che operano nella gestione della cosa pubblica, come pure dell’economia, della finanza e dell’impresa”, ha sottolineato che “quando la questione morale intacca la politica, contribuisce a propagare la cultura di un’esistenza facile e gaudente”, quando invece “questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere responsabilmente la vita”.

“Chi rientra oggi nella classe dirigente del Paese – ha precisato il porporato – deve sapere che ha doveri specifici di trasparenza ed economicità: se non altro, per rispettare i cittadini e non umiliare i poveri”.

In merito al fenomeno della corruzione il Presidente della CEI ha denunciato “l’improprio sfruttamento della funzione pubblica (…) per le scelte a cascata che esso determina e per i legami che possono pesare anche a distanza di tempo”.

“Non si capisce – ha detto – quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati di affari che, non previsti dall’ordinamento, si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica con remunerazioni – in genere – tutt’altro che popolari. E pur tuttavia il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni”.

Per uscire da questa situazione il cardinale Bagnasco ha fatto appello al popolo italiano che “dà il meglio di sé nei momenti difficili”.

“L’Italia ha una missione da compiere – ha rilevato l’Arcivescovo di Genova -, l’ha avuta nel passato e l’ha per il futuro. Non deve autodenigrarsi! Bisogna dunque reagire con freschezza di visione e nuovo entusiasmo, senza il quale è difficile rilanciare qualunque crescita, perseguire qualunque sviluppo”.

In questo contesto, il Presidente della CEI ha spiegato che “la transizione dei cattolici verso il nuovo inevitabilmente maturerà all’interno della transizione più generale del Paese, e oserei dire anche dell’Europa, secondo la linea culturale del realismo cristiano, e secondo quegli atteggiamenti culturali di innovazione, moderazione e sobrietà che da sempre la connotano”.

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ZENIT Staff

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