Maria ci mostra il Volto del Padre

V Domenica di Pasqua, 22 maggio 2011

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 20 maggio 2011 (ZENIT.org).- In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: ‘Vado a prepararvi un posto’? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin d’ora lo conoscete e lo avete veduto”. Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù : “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: ‘Mostraci il Padre’? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre” (Gv 14, 1-12).

Proprio l’apostolo Giovanni, che ci racconta la richiesta di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta!” (Gv 14,8), conclude il prologo del suo Vangelo con un’affermazione che sembra giustificare il discepolo: “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18). Perciò, il velato rimprovero di Gesù: “Da tanto tempo sono con voi…Come puoi tu dire: ‘Mostraci il Padre?” (Gv 14,9), sorprende anche noi.

Filippo sapeva chi era Gesù. Ormai da tre anni seguiva il Maestro, che lo aveva incontrato in Galilea invitandolo senza esitazione a seguirlo. Egli stesso si era trasformato in entusiasta testimone del Signore nei confronti di Natanaele: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Gv 1,43-46). Un’affermazione che dimostra la sua conoscenza delle Scritture.

Filippo, tuttavia, non sembra ancora consegnato totalmente al mistero del suo Maestro, e continuerà ad esitare, come quel giorno in cui Gesù lo mette alla prova chiedendogli: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?” (Gv 6,5). In tale circostanza, Gesù non risponde al discepolo come fa oggi, ma lo sorprende con la clamorosa eloquenza della moltiplicazione dei pani, dimostrandogli così ciò che oggi rivela esplicitamente: “..il Padre che rimane in me, compie le sue opere” (Gv 14,10b).

Ma ora Filippo, ancora prigioniero dei suoi schemi, torna con lo stesso atteggiamento ad interpellare il Signore: “Mostraci il Padre e ci basta!” (Gv 14,8).

La sua domanda, per altro, non è certo ingiustificata, come osserva un grande teologo: “Qui vogliamo fermarci e cercare di riflettere. Non è forse così paradossale quell’affermazione centrale “Chi vede me, vede il Padre”, da confinare con la follia? Qui un uomo dice – giacché Gesù è pur sempre un uomo – che chi vede lui, chi lo vede davvero, costui vede Dio. Ma Dio non è forse indicibile, non abita forse “in una luce inaccessibile”, non abbaglia i nostri deboli occhi, cosicché noi non possiamo guardare senza danno in questa luce? Può esserci una rappresentazione del Divino all’interno del nostro mondo limitato, angusto? Certamente nessuno di noi oserà, a meno che non sia pazzo, assumersi il ruolo di interprete di Dio. Ma chiediamoci d’altra parte: Possiamo negare a Dio la capacità di rivelarsi al mondo, se lo vuole? Negargli questo significherebbe racchiuderlo nella sua gloria come in una prigione, in una gabbia d’oro. E non ha forse il Creatore di questo mondo già cominciato a rivelare in esso qualcosa della sua sapienza, grandezza, bellezza, “come in uno specchio e in un enigma”? Perché non dovrebbe egli poter andare avanti e nel volto di un uomo lasciar trasparire i suoi propri tratti?“Chi vede me vede il Padre”. Cioè: chi vede come io mi consumo senza risparmio per gli uomini, nei miei discorsi, nei miei miracoli, nelle pene che per essi io prendo su di me, nelle sofferenze che, imposte da loro, io carico su di me, costui da tutto ciò può vedere come Dio Padre interiormente si pone nei confronti degli uomini, sue creature. Gesù racconta la parabola del figliol prodigo; essa commuove tutti quelli che lo ascoltano. E cosa dice egli con essa? Dice: il Padre è così! E questo atteggiamento interiore del Padre voi potete addirittura con la sua grazia imitarlo, appropriarvene. “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). Se il Padre vi ha perdonato un debito così grande, allora voi potete – addirittura con facilità – perdonarvi l’un l’altro i vostri piccoli debiti” (H. U. V. Balthasar, Tu coroni l’anno con la tua grazia, p. 78).

Tutto ciò ha molto da dirci e confortarci, anche se il volto radioso del Padre si dovesse improvvisamente eclissare a causa di un evento tanto doloroso da renderlo irriconoscibile al cuore. E’ quanto s’è presentato ai miei occhi in questi giorni. Ecco una giovane famiglia felice, perché dopo anni di preghiere e di fiduciosa attesa, Dio Padre ne ha esaudito la supplica per il dono di un altro figlio. Solo pochi giorni fa stavamo festeggiando con gioia grande il lieto evento, giunto ormai alle soglie del terzo mese. Ma ieri mi ha raggiunto questo terribile annuncio: “Caro padre, il mio bambino non c’è più…La gravidanza si è fermata circa una settimana fa e ora sono in ospedale per il raschiamento. Avrei tanto piacere che lei ci scrivesse una mail, così la leggo quando torno a casa…Grazie”.

Questa semplice, rassegnata preghiera di una mail di conforto è la stessa richiesta di Filippo a Gesù: “Mostraci il Padre e ci basta” (Gv 14,8), ma com’è difficile mostrare il volto misericordioso del Padre quando la morte trasforma crudelmente in singhiozzi il canto alla sua misericordia! Pensando alle parole della “Salve Regina”, ho scritto loro: “La Madre di ogni figlio è con il vostro bambino in Cielo, ed è con voi in terra per consolarvi con la sua dolce presenza, anche e soprattutto ora, presso la croce del suo Figlio”.

Sì, Gesù mostra in se stesso com’è il Padre, ma è Maria che ci mostra Gesù, il Volto del Padre: “..e mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce vergine Maria”.

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E’ diventato carmelitano nel 1987. E’ stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

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ZENIT Staff

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