di Padre John Flynn, LC

ROMA, martedì, 21 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Nelle ultime settimane, nello Stato australiano di Victoria, si è infiammato il dibattito sulle proposte di modifica alla normativa sull’aborto. Il disegno di legge è stato presentato alla Camera bassa ad agosto ed ha ultimamente raggiunto le fasi finali del suo iter di approvazione.

Nonostante la strenua opposizione della Chiesa e delle organizzazioni pro-life, la proposta di legge ha superato il vaglio della Camera bassa di quello Stato. Successivamente, il 10 ottobre, la Camera alta lo ha approvato in seconda lettura con 23 voti a favore e 17 contrari, secondo un articolo apparso sul quotidiano Herald Sun lo stesso giorno.

Il dibattito si è sviluppato su diverse proposte di emendamenti al disegno di legge, seguito dalla sua approvazione con una votazione che si è svolta in tarda serata, secondo il quotidiano Age del giorno seguente.

Il provvedimento prevede una depenalizzazione dell’aborto fino alla 24° settimana di gravidanza, ma lo consente anche successivamente con il consenso di due medici. Oltre a rendere l’aborto più facile, una delle principali innovazioni consiste nell’eliminazione, per i medici e altri operatori sanitari, del diritto all’obiezione di coscienza.

“Il disegno di legge è un attacco senza precedenti contro la libertà di avere ed esercitare le proprie fondamentali convinzioni religiose”, ha dichiarato l’arcivescovo Denis Hart di Melbourn nella sua lettera pastorale del 19 settembre.

Il presule ne ha sottolineato la contraddizione con la Carta statale sui diritti umani, in quanto impone ai medici obiettori l’obbligo di indirizzare la paziente ad altre strutture ove può ottenere l’aborto.

Inoltre esso impone agli operatori sanitari, obiettori di coscienza, l’obbligo di assistere a operazioni di aborto nei casi ritenuti di emergenza.

“Il disegno di legge è chiaramente finalizzato ad imporre agli ospedali cattolici l’obbligo di indirizzare le donne a strutture dove possono abortire”, ha avvertito.

Una minaccia per gli ospedali

L’arcivescovo Hart ha quindi sottolineato che il disegno di legge rappresenta una vera minaccia per l’esistenza degli ospedali cattolici. “In queste condizioni è difficile prevedere come gli ospedali cattolici possano continuare ad avere reparti di maternità o di emergenza nella loro forma attuale”, ha affermato.

La Chiesa cattolica gestisce 15 ospedali non-profit nello Stato di Victoria in cui vengono alla luce un terzo di tutti i bambini dello Stato, secondo Martin Laverty, direttore di Catholic Health Australia. Laverty ha scritto un articolo su questo dibattito relativo alla legge sull’aborto, pubblicato il 24 settembre sull'Herald Sun.

Uno dei vescovi ausiliari di Melbourne, Christopher Prowse, ha sottolineato che la nuova legge potrebbe porre gli infermieri in una posizione particolarmente vulnerabile. In un articolo pubblicato sull'Herald Sun del 9 settembre ha spiegato che essi avrebbero il dovere di assistere all’esecuzione di aborti qualora il medico lo richiedesse considerandolo un caso di emergenza.

“Non credo che la nostra comunità voglia costringere infermieri, molti dei quali sono obiettori di coscienza, ad assistere ad aborti tardivi”, ha affermato il vescovo Prowse.

Nella sua lettera pastorale, l’arcivescovo Hart ha anche evidenziato un’altra serie di difetti contenuti nella normativa, come la carenza di tutela per la salute della donna in quanto consentirebbe l’esecuzione di aborti da parte di medici privi delle qualificazioni o della formazione in ostetricia.

Inoltre, il disegno di legge non prevede alcuna tutela in termini di informazioni di da dare alle donne sui possibili effetti collaterali derivanti dall’aborto e manca di tutelare le donne dalle eventuali pressioni esterne che potrebbero averle spinte verso l’aborto.

Restrizioni alla coscienza

Nonostante queste considerazioni, i fautori della nuova legge hanno fatto sentire il loro sostegno. La responsabile di Pro-Choice Victoria, Leslie Cannold, ha definito “allarmismi isterici” le proteste dei medici che rivendicavano il loro diritto all’obiezione di coscienza in tema di aborto o dell’obbligo di indirizzare i pazienti ad altro medico, secondo quanto riferito dal quotidiano Australian del 7 ottobre.

Ray Cassin, opinionista di Age, ha evidenziato in un articolo del 12 settembre che le altre giurisdizioni australiane che hanno depenalizzato l’aborto non si sono spinte così avanti nelle restrizioni alla libertà di coscienza.

“È paradossale che questa coercizione della coscienza venga perpetrata nel nome della libertà di scelta”, ha concluso.

I giuisti Timothy Ginnane e Greg Craven hanno evidenziato un altro paradosso, in un articolo pubblicato il 6 ottobre dal quotidiano Herald Sun. I parlamentari che hanno votato il disegno di legge, lo hanno fatto grazie anche alla libertà di coscienza concessagli dai loro partiti di appartenenza, ma hanno approvato una legge che è proprio la negazione di questa libertà.

Essi hanno inoltre sostenuto che il disegno di legge contraddice lo spirito della Carta dei diritti umani dello Stato di Victoria. Tuttavia la Carta contiene una clausola di salvaguardia che specifica la sua non applicazione in materia di aborto.

Il disegno di legge sarebbe anche contrario al dritto internazionale, secondo l’organizzazione “Doctors in Conscience Against Abortion Bill”, ha riferito il quotidiano Australian il 7 ottobre. L’organizzazione sostiene che la nuova legge contraddice il Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite.

“Il disegno di legge non ha precedenti nel mondo occidentale, in quanto impone norme che obbligherebbero i medici ad agire in violazione della propria coscienza, dovendo aiutare i pazienti ad abortire”, ha affermato Mary Lewis a nome dell’organizzazione.

Libertà religiosa

Anche negli Stati Uniti si sta discutendo del diritto alla libertà di coscienza per gli operatori sanitari. Il Dipartimento della salute sta elaborando una proposta normativa che toglierebbe finanziamenti federali a ogni ospedale, clinica, programma sanitario o altra istituzione che non consenta ai propri dipendenti di potersi astenere dal partecipare in trattamenti contrari alle proprie convinzioni personali, secondo il Washington Post del 31 luglio.

Tra questi trattamenti vi sarebbero per esempio la pillola anticoncezionale, i dispositivi intrauterini e i contraccettivi di emergenza come la “pillola del giorno dopo”.

“La capacità delle donne di gestire la propria salute viene messa a rischio o compromessa da elementi politici e ideologici”, ha affermato Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood Federation of America, la maggiore istituzione abortista negli Stati Uniti, secondo quanto riferito dall’Associated Press il 21 agosto.

Il cardinale Justin Rigali, d’altra parte, ha scritto a tutti i membri del Congresso raccomandando il rispetto della “libertà degli operatori sanitari di assistere i pazienti senza violare le proprie profonde convinzioni morali e religiose sulla sacralità della vita umana”.

Nella sua lettera, il cardinale Rigali, che è presidente della Commissione sulle attività pro-life della Conferenza episcopale USA, ha affermato che la proposta di legge “fornisce ai sedicenti fautori della libera scelta l’occasione di manifestare le loro vere intenzioni. [...] Non è l’etichetta ‘pro-choice’ una copertura per nascondere un programma di attiva promozione e persino di imposizione di procedure moralmente discutibili nei confronti di persone che in coscienza la pensano diversamente?”.

Canada

Intanto, in Canada, la libertà di coscienza è messa a rischio da una proposta del College of Physicians and Surgeons of Ontario, secondo il quotidiano National Post del 15 agosto.

Attualmente i medici in Canada possono rifiutarsi di prescrivere pillole anticoncezionali o pillole del giorno dopo, o di operare aborti, se ciò va contro la propria coscienza. La proposta è diretta a cambiare questa impostazione, dicendo che i medici dovrebbero essere pronti a mettere da parte le proprie convinzioni personali.

In seguito ad una valanga di critiche, il College di Ontario ha modificato la sua proposta normativa, ma il documento finale continua a non essere soddisfacente, secondo un articolo pubblicato il 19 settembre dal quotidiano Catholic Register.

La disposizione ora afferma che i medici devono essere consapevoli che una decisione di non eseguire determinate cure mediche potrebbe violare il codice dei diritti umani della provincia.

La violenza si diffonde

Benedetto XVI ha avvertito, nella sua omelia pronunciata il 5 ottobre durante la Messa di apertura del Sinodo dei vescovi, che quando l’uomo elimina Dio dal proprio orizzonte e non cerca più in Lui la salvezza, “crede di poter fare ciò che gli piace e di potersi porre come sola misura di se stesso e del proprio agire”.

“Quando gli uomini si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace?”.

Interrogativo a cui purtroppo anche la nuova legge sull’aborto nello Stato australiano di Victoria risponde negativamente.