La Santa Sede chiede all'AIEA di promuovere “atomi di pace”

Monsignor Mamberti interviene alla Conferenza Generale dell’organizzazione

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di Roberta Sciamplicotti

VIENNA, giovedì, 2 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Perché la famiglia umana possa realmente svilupparsi è necessario promuovere “atomi di pace”, ha affermato questo lunedì l’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Il presule si è recato a Vienna in occasione della 52ma sessione della Conferenza Generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) – in corso dal 29 settembre al 3 ottobre – e ha guidato la delegazione della Santa Sede, composta anche da monsignor Michael Banach e da monsignor Mirosław S. Wachowski e dai dottori Paolo Conversi, Marco Ferraris, Maria Wagner e Alfred Hefner.

Secondo monsignor Mamberti, “è necessario ridefinire le priorità e le gerarchie di valori sulla cui base si può convergere verso uno sforzo comune per mobilitare le risorse in vista di obiettivi di sviluppo morale, culturale ed economico”.

Per promuovere un approccio di questo tipo, ha affermato, “è indispensabile favorire un serio multilateralismo basato su un rinnovato senso collettivo di sicurezza, capace di costruire un vero clima di pace e fiducia che riconosca che lo sviluppo, la solidarietà e la giustizia non sono altro che il vero nome della pace, per una pace duratura nel tempo e nello spazio”.

Per questo, l’Arcivescovo ha sottolineato “il dovere di lavorare insieme, di condividere la nostra competenza, di costruire un consenso comune attraverso uno sforzo e un impegno comune”.

E’ “sempre più evidente”, ha infatti riconosciuto, “che le politiche dello sviluppo richiedono un’autentica cooperazione internazionale, portata avanti in base alle decisioni prese insieme e nel contesto di una visione universale che consideri il bene della famiglia umana sia nella generazione presente che in quelle future”.

Il “dovere di lavorare insieme”, ha spiegato, ha tre livelli, il primo dei quali è “collaborare per la sicurezza nucleare”.

A questo proposito, “la Santa Sede sostiene tutti gli sforzi per rafforzare sia l’efficacia e l’efficienza del sistema di salvaguardia dell’AIEA che l’elaborazione e l’implementazione attraverso l’Agenzia di un effettivo regime di sicurezza mondiale, basato su convenzioni, standard e assistenza”.

La Santa Sede, ha spiegato, “desidera vedere tutti gli Stati lavorare insieme per essere parte di questi strumenti il cui scopo principale è promuovere la sicurezza nucleare”.

Tali strumenti, osserva, “non solo contribuiranno alla lotta contro il terrorismo nucleare, ma anche alla concreta realizzazione di una cultura della vita e della pace capace di promuovere in modo efficace lo sviluppo integrale dei popoli”, obiettivo “politicamente possibile”.

Un secondo livello del dovere di collaborazione è “lavorare insieme per l’uso della tecnologia nucleare sicura e pacifica, rispettando l’ambiente e ricordando sempre le popolazioni più svantaggiate”.

Tra le “caratteristiche particolari” dell’era in cui viviamo, ha infatti sottolineato il presule, ci sono “il fenomeno della globalizzazione e, intimamente collegato con questo, la preoccupazione che dobbiamo avere per il bene della gente, per il benessere della società, per quello che chiamiamo tradizionalmente il ‘bene comune’”.

La validità di un progetto, ha aggiunto, “sarà misurata dall’impatto che avrà sui valori culturali e su altri valori umani, così come sul benessere economico e sociale di un popolo o di una Nazione”, perché la promozione del bene comune “richiede il rispetto per le culture delle Nazioni e dei popoli, unito a un senso di solidarietà di tutte le popolazioni sotto la guida di un Padre comune”.

Il terzo livello sottolineato dall’Arcivescovo è infine “la cooperazione per il disarmo nucleare”, per raggiungere il quale bisogna “impedire l’indebolimento” del Trattato di Non Proliferazione Nucleare.

“L’umanità – ha osservato – merita la piena cooperazione di tutti gli Stati in questo importante settore”.

A tale scopo, la Santa Sede “prega e incoraggia quanti detengono l’autorità a riunirsi per riprendere con maggiore determinazione uno smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti”.

“La sicurezza globale – ha dichiarato – non deve basarsi sulle armi nucleari”.

Per questo motivo, monsignor Mamberti ha auspicato che l’AIEA e i suoi Stati membri rinnovino il loro impegno a “realizzare il sogno e l’idea di ‘atomi di pace’ per la sicurezza, lo sviluppo e il benessere dell’unica famiglia umana”.

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ZENIT Staff

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