ROMA, mercoledì, 25 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito alcuni estratti del colloquio con Sua Beatitudine Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa cattolica Greco-Melkita, apparso sulla primo numero della rivista “Paulus” .



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Cè qualcuno che san Paolo ce l’ha nel DNA. Una vocazione scritta nel sangue e nello spirito, viene da dire. Questo qualcuno è Sua Beatitudine Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa cattolica Greco-Melkita, che ci racconta come la sua vita sia stata segnata dall’Apostolo fin dal suo inizio. Anzi, prima ancora... «La mia appartenenza paolina – ci dice il Patriarca – è “viscerale” nel senso letterale del termine, perché comincia addirittura con la mia gestazione. Mia madre proveniva infatti da una località nota come “il monte degli arabi”, a 50 km da Damasco, in direzione di Amman. È il luogo dove Paolo fuggì dopo la persecuzione dei Giudei e che cita nella lettera ai Galati, quando afferma di essere andato in Arabia (Gal 1,17) prima ancora che a Gerusalemme: non si tratta dell’Arabia Saudita, ma di una zona desertica tra Damasco e la Giordania. Sono nato a Daraya, dove Paolo è stato convertito dall’incontro con il Signore, ma vivo a Damasco, l’unica città al di fuori della Terra Santa dove è apparso il Risorto. Il mio legame con l’Apostolo delle genti si è rafforzato ancora di più quando, alla mia ordinazione vescovile, il precedente patriarca Massimo V mi ha assegnato il titolo di vescovo di Tarso, per cui mi sento a tutti gli effetti il successore di Paolo. Tuttora continuo ad appartenergli perché la mia residenza si trova in quello che io amo chiamare il “quartiere paolino”, cioè quella zona dove sorge da un lato la casa di Anania e dall’altro la cappella dove Paolo ricevette il battesimo. Vivere in quel luogo è per me fondamentale, proprio perché vi ha operato Anania. E Anania è forse uno dei primi vescovi del mondo in senso moderno, prima ancora dello stesso Pietro, perché mentre Pietro era anche missionario e si spostava di frequente, Anania era fisso presso una sede precisa, proprio come un vescovo locale. Mi piace anche ricordare il 15 febbraio 1959, prima della mia ordinazione sacerdotale, quando mi sono raccolto in ritiro spirituale presso le Tre Fontane e poi alla prigione di san Paolo a Roma. Proprio ieri ho celebrato la divina liturgia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura e ho pregato sulla tomba di san Paolo come patriarca e come suo successore. E mi sono commosso perché, 49 anni fa, vi avevo celebrato la mia prima divina liturgia».

[...] sul versante dell’ecumenismo il Patriarca coltiva il carisma dell’unità proprio del suo protettore, e ci racconta come si possa essere “costruttori di chiese” in senso spirituale e in senso materiale allo stesso tempo. «Un altro cantiere di lavori ancora aperto è la costruzione di una chiesa a Damasco. Nel frattempo, nel nostro piccolo villaggio abbiamo già costruito un’altra chiesa dedicata a san Paolo ed è stata inaugurata nel 2004. Si tratta di una vera rarità mondiale, una chiesa comune come solo lo spirito paolino poteva ispirarci: è una co-proprietà dei greco-ortodossi e dei greco-cattolici. Credo sia l’unico esemplare di co-proprietà tra cattolici e ortodossi. [...]».

Sul fronte delle iniziative per il bimillenario fervono i preparativi. È un’occasione unica per la Chiesa intera, ma in particolare per quanto resta – come un seme seminato a fondo – delle antichissime comunità cristiane fondate dall’Apostolo. «Per l’Anno Paolino sto pensando a diverse iniziative che si dovrebbero svolgere in tutto il Libano. Tra le tante cose, desideriamo produrre un film sulla vita di Paolo che ripercorra gli Atti degli Apostoli e le Lettere. Abbiamo già pronta la sceneggiatura – un testo di grande bellezza spirituale – e ora occorrono solo i fondi per girarlo. Stiamo anche cercando di rivitalizzare alcune località significative per le celebrazioni, anche se sono poco note. Ad esempio è degno di menzione Msimiè, posto a 50 minuti a sud di Damasco, dove Paolo trovò rifugio trattandosi di una regione romana: se fosse rimasto a Damasco, lo avrebbero ucciso. Ma restando nella geografia spirituale paolina del Medioriente, i due luoghi più importanti restano Damasco e Roma. Un altro luogo importante potrebbe essere Atene, ma essendo la Grecia di religione ortodossa non sappiamo quale potrebbe essere la risposta a un’iniziativa voluta dal Papa. Lo stesso discorso vale per la Turchia, che è musulmana. Damasco ha una maggioranza Ortodossa e in un primo momento non sembrava interessata all’iniziativa, ma ora che si è lasciata trascinare dal fervore dei cattolici ne è entusiasta. Oltre tutto Damasco, che è interamente musulmana, ora passa agli occhi dell’attenzione mondiale grazie alla sua sparuta minoranza cristiana. Questo offrirà l’occasione per far conoscere a tutti che anche nel mondo arabo, dove siamo una minoranza, si celebra un evento cristiano che testimonia la fede in Gesù Cristo e che incoraggia tutti i cristiani orientali. Così il nostro Presidente si è mostrato molto interessato e ha dato ordine ai ministri di rendersi disponibili nei confronti dei Patriarchi della Chiesa cattolica e ortodossa per l’Anno Paolino! Così sono a nostra disposizione anche il Ministro del Turismo, dell’Economia e delle Comunicazioni».

[...] la Chiesa senza Paolo sarebbe una Chiesa che non avrebbe voce. Questa voce ci dice che dev’esserci un papa nel mondo, e che la presenza dei cristiani nel mondo non può essere che forte. Ma la voce di Paolo ci ricorderà anche che il più grande ministero del Papa non è il primato, ma quello di confermare e fortificare i suoi fratelli. Abbiamo bisogno perciò di una voce cristiana unica nel mondo, che predichi l’annuncio fondamentale del vangelo senza scendere in quei particolarismi che finiscono per creare solo divisione. Ricordiamo sempre quello che disse Giovanni XXIII: “Quello che ci unisce è molto di più di quello che ci divide”».

Gregorio III Laham

Patriarca della

Chiesa cattolica Greco-Melkita

di Antiochia, di Gerusalemme

e di tutto l’Oriente