CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 19 marzo 2007 (ZENIT.org).- La fede e l’amicizia cristiana permettono di convivere con la malattia e la fragilità umana, afferma Benedetto XVI.

E' quanto ha detto il Papa incontrandosi sabato scorso, nella Basilica Vaticana, con i partecipanti ai pellegrinaggi promossi dall’O.F.T.A.L. (Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes) – per il 75° anniversario della fondazione dell'Associazione – e dal M.A.C. (Movimento Apostolico Ciechi), che poco prima avevano partecipato alla Celebrazione eucaristica presieduta dal Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone,

Dopo aver tracciato brevemente le origini delle due Associazioni, il Papa ne ha esaltato il carattere di “esperienze di condivisione fraterna, basata sul Vangelo”, che testimoniano come “la fede e l’amicizia cristiana permettono di attraversare insieme ogni condizione di fragilità”.

L'O.F.T.A.L, iniziata nel 1913 è stata fondata ufficialmente nel 1932 da monsignor Alessandro Rastelli, un sacerdote della diocesi di Vercelli; mentre il M.A.C. è una associazione non governativa (ONG) di laici, ciechi e vedenti, fondata nel 1928 per iniziativa di un’insegnante non vedente di Monza, Maria Motta, e approvata dal beato Giovanni XXIII.

“Ciascuna delle due Associazioni contribuisce ad edificare la Chiesa con il proprio, specifico carisma – ha detto il Santo Padre –. Voi, amici dell’OFTAL, offrite l’esperienza del pellegrinaggio con i malati, segno forte di fede e di solidarietà tra persone che escono da se stesse e dal chiuso dei propri problemi per partire verso una meta comune, un luogo dello spirito: Lourdes, la Terra Santa, Loreto, Fatima, e altri Santuari”.

“Aiutate così il Popolo di Dio a tener desta la consapevolezza della sua natura pellegrinante alla sequela di Cristo, come emerge in maniera rilevante nella Sacra Scrittura. Pensiamo al Libro dell’Esodo, che la liturgia ci fa meditare in questo tempo quaresimale”, ha aggiunto.

“Voi, amici del MAC – ha poi proseguito – , a vostra volta siete portatori di un’esperienza tipica, che vi è propria: quella del camminare insieme, fianco a fianco, ciechi e vedenti”.

“E’ una testimonianza di come l’amore cristiano permetta di superare l’handicap e di vivere positivamente la diversità, quale occasione di apertura all’altro, di attenzione ai suoi problemi, ma prima di tutto ai suoi doni, e di vicendevole servizio”, ha sottolineato.

“Cari fratelli e sorelle, la Chiesa ha bisogno anche del vostro contributo per rispondere fedelmente e pienamente alla volontà del Signore. E altrettanto si può dire della società civile: l’umanità ha bisogno dei vostri doni, che sono profezia del Regno di Dio”, ha esclamato il Vescovo di Roma.

“Non vi spaventino i limiti e la povertà di risorse: Dio ama compiere le sue opere con mezzi poveri. Chiede però di mettergli a disposizione una fede generosa!”, ha infine concluso.