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Vaccini prodotti da embrioni umani volontariamente abortiti

Necessari ulteriori chiarimenti per genitori e ricercatori

WASHINGTON, domenica, 6 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo la risposta data dai membri della Culture of Life Foundation ad una domanda di bioetica formulata da un lettore di ZENIT.

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Avrei piacere di vedere maggiore discussione e maggiori consigli sull’uso dei vaccini. […] Se non ricordo male, negli Stati Uniti, tutti i vaccini contro la varicella e il vaccino trivalente (morbillo, rosolia e parotite) sono prodotti utilizzando bambini abortiti. Considerando la diffusione di questi vaccini, credo sia una questione che richieda un maggiore approfondimento e maggiore discussione e spiegazione da parte della Chiesa. — C.G., Charleston, South Carolina, USA

Risponde William E. May*:

La domanda posta dal lettore è ben parafrasata nel titolo di questo articolo. Tuttavia la questione è stata già affrontata in risposta a una domanda posta precedentemente da un altro lettore (ZENIT, DEC. 15, 2010). Sembra quindi più corretto, in questa sede, rispondere alla seguente domanda: “È moralmente lecito usare materiale biologico di origine illecita?”.

Propongo di seguito una rassegna di pertinenti insegnamenti della Chiesa sull’argomento e di altre utili fonti.

Il documento “Dignitas personae”, del 2009, della Congregazione per la dottrina della fede, affronta ai numeri 34 e 35 la questione dell’uso di “materiale biologico” di origine illecita, richiamando anche insegnamenti di Giovanni Paolo II contenuti nella sua enciclica “Evangelium vitae” e il documento della Congregazione, del 1987, “Donum vitae” (istruzione sul “rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione”).

Al n. 34, la Dignitas personae dice che i problemi riguardano la cooperazione al male e lo scandalo. Al n. 35 dice che la situazione è diversa quando i ricercatori impiegano “materiale biologico” di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio, con ciò riferendosi alla Evangelium vitae di Giovanni Paolo II. Ricorda che è stata la Donum vitae (parte I, n. 4) ad aver formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: “I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo”.

Sempre al n. 35, la Dignitas personae prende in considerazione il “criterio dell’indipendenza”. Secondo tale criterio, l’uso di materiale biologico di origine illecita sarebbe eticamente ammissibile se vi fosse una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica. Il documento esprime cautela su questo punto, dicendo che di per sé tale criterio potrebbe non essere sufficiente.

Afferma inoltre: “Il dovere di rifiutare quel ‘materiale biologico’ – anche in assenza di una qualche connessione prossima dei ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con quella di quanti hanno procurato l’aborto, e in assenza di un previo accordo con i centri di procreazione artificiale – scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente”.

Ma prosegue osservando che “all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto ‘materiale biologico’. Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione”.

La Dignitas personae sembra quindi seguire la posizione assunta da monsignor Elio Sgreccia riguardo l’uso del vaccino contro il morbillo, prodotto utilizzando feti abortiti. Per una sintesi della posizione di mons. Sgreccia, si veda “On Vaccines Made from Cells of Aborted Fetuses: Pontifical Academy for Life Response,” (ZENIT, JULY 25, 2005). 

Christian Brugger propone importanti osservazioni su come la Dignitas personae tratta la questione (cfr. E. Christian Brugger, “Strengths and Weaknesses of ‘Dignitas Personae,'” in “Symposium on ‘Dignitas Personae,” National Catholic Bioethics Quarterly. Vol. 9.3. Autumn, 2009, 487-481). Commentando il passaggio, nel n. 35, sul dovere di rifiutare quel “materiale biologico”, anche quando non vi sia alcun collegamento diretto tra il ricercatore e le azioni di coloro che hanno effettuato la fecondazione artificiale o l’aborto, si chiede se questo “vale anche per un epidemiologo che nel 2009 svolge ricerca su … linee cellulari … o vaccini derivati da tali linee, posto che essi fossero tratti da feti volontariamente abortiti? Il male morale – il grave male dell’aborto – è stato compiuto quasi 45 anni fa. […]”

“Il dovere del ricercatore di rifiutarsi di lavorare su tale materiale è senza eccezioni, anche se tale rifiuto comporti danni per il ricercatore stesso o la sua famiglia? Il testo [della Dignitas personae] indica che non lo è [senza eccezioni]. Esso afferma che gravi motivi possono essere moralmente idonei a giustificare l’uso di tale materiale biologico. Ma l’Istruzione [Dignitas personae], seguendo il documento del 2005 della Pontificia Accademia per la vita ‘Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti’, richiama solo i gravi motivi in base ai quali i genitori possono vaccinare i propri figli. Che fine fanno quindi i ricercatori moralmente coscienziosi?”.

Io credo che se si tratta di una ricerca che ragionevolmente può far sperare in grandi benefici per gli esseri umani non nati, soggetti al rischio di contrarre determinate patologie, da cui la ricerca li proteggerebbe, come è il caso della ricerca a cui si riferisce Brugger, allora ciò si configurerebbe come quel tipo di eccezione ammessa dalla Dignitas personae (n. 35). È del tutto verosimile che questo tipo di eccezione semplicemente non è stata considerata dalla Congregazione per la dottrina della fede nel preparare l’istruzione Donum vitae, nel 1987.

Si tratta di una questione che richiede ulteriore chiarimento da parte della Chiesa.

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*William E. May, è Senior Fellow del Culture of Life Foundation e ex professore della cattedra Michael J. McGivney di teologia morale dell’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, presso la Catholic University of America di Washington.

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