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Roma: il registro sulle unioni civili scatena le polemiche

Esultano le associazioni Lgbt per il decreto approvato dalla Giunta capitolina. Tra i detrattori c’è chi parla di “attentato alla famiglia” e chi scommette che il registro rimarrà vuoto

L’indice di gradimento dei romani nei confronti del sindaco Ignazio Marino è sprofondato. Lo rivela, da ultimo, un sondaggio svolto tre mesi fa da Swg per conto del Partito democratico romano: il 75% degli elettori voterebbe un altro sindaco, mentre in pochi scriverebbero sulla scheda il nome dell’attuale Primo cittadino.

Eppure Marino, più che di riconquistare la fiducia della maggioranza dei romani, sembra preoccupato di consolidare il sostegno che qualche sparuto gruppo d’interesse gli rivolge. Per esempio quello degli esponenti dell’associazionismo omosessuale, i quali ieri hanno affollato l’aula Giulio Cesare per accogliere con un boato la delibera che istituisce anche nella Città Eterna il registro delle unioni civili. Il loro entusiasmo è tracimato anche all’esterno: striscioni con slogan evocativi, palloncini a forma di cuore, girotondi intorno alla statua di Marco Aurelio e cori di “Bella ciao”.

Con questa decisione, la Giunta capitolina “spera di poter contribuire a sbloccare le titubanze dei legislatori che, da troppi anni ormai, eludono un pieno riconoscimento dei diritti giuridici e civili di tutte le coppie, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”, afferma Marino. Il quale riceve il plauso del leader di Sel Nichi Vendola e dell’attivista Lgbt Vladimir Luxuria, entrambi presenti ieri in Campidoglio. Esulta anche l’esponente del Governo e relatore della controversa legge contro l’omofobia Ivan Scalfarotto: “Un ulteriore passo sul cammino di civiltà”.

La delibera è stata approvata grazie ai voti del Pd (astenuta solo la consigliera Daniela Tiburzi) e del M5S. Per il “non voto” anche la Lista Marchini, favorevole di principio ma contraria al testo prodotto dalla Giunta. Infine hanno votato “no” Nuovo Centrodestra, Fratelli d’Italia e Forza Italia (con la sola eccezione dell’ex vice-sindaco Sveva Belviso).

Tra i tanti detrattori c’è anche chi, ossia Marco Pomarici (Lega), annuncia ricorsi giudiziari “in sede amministrativa e penale per annullare questo provvedimento illegittimo e inutile”. L’ex sindaco Gianni Alemanno parla invece di “una messa in scena contro la legge, come già chiarito dal Viminale e dal prefetto di Roma, che serve solo a illudere le persone e a indebolire le famiglie”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche mons. Enrico Solmi, presidente della Commissione vita e famiglia della Conferenza episcopale italiana, il quale definisce la delibera “un attentato al matrimonio”. Secondo il presule con questo gesto “il Campidoglio ha calato la maschera”, poiché la “vera finalità di questi registri è avallare i cosiddetti ‘matrimoni’ gay, quando altre sono le priorità”.

Tra le “altre priorità” potrebbero essere menzionate, per esempio, le scuole. È delle scorse ore la decisione inopinata della Giunta capitolina di cancellare solo alle scuole paritarie le agevolazioni sulle tasse sui rifiuti. Così alcune scuole si sono viste recapitare bollette di 20mila euro contro i 6mila pagati fino alla rata precedente. Una vera e propria stangata che rischia di far chiudere tanti istituti mandando per strada innumerevoli studenti. Le cui famiglie potrebbero allargare le ampie fila, se non ne fanno già parte, di coloro che sono assolutamente insoddisfatti del sindaco Marino.

Compiaciute del Primo cittadino di Roma sono invece le coppie omosessuali che decideranno di iscriversi nel registro delle unioni civili, il quale garantirà loro stessi diritti e stesse agevolazioni delle coppie sposate in relazione ai servizi e ai settori di competenza comunale (case popolari e asili nido). Ma quanti saranno costoro? Una stima prova a darla la deputata Eugenia Roccella, che definisce la trovata del Campidoglio “un registro inutile che resterà vuoto”.

Come quello delle altre città e dei municipi di Roma che già hanno istituito registri analoghi: “ad iscriversi sono state solo 92 coppie su 3milioni d’abitanti”, rileva il Forum delle associazioni familiari. Forum che sottoscrive l’appello fatto al Governo dal consigliere capitolino Gianluigi De Palo: “Se tra un anno neppure l’1% della popolazione della Capitale – una percentuale irrisoria e simbolica – si iscrive al registro, prendiamo atto della sua inutilità, togliamolo e non parliamone più nemmeno a livello nazionale, perché vuol dire che non è una priorità della gente”. A parte di quella sparuta minoranza che sostiene ancora l’attuale Giunta.

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