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Quelle moderne “ruote degli esposti” che salvano vite

La vicenda della piccola lasciata all’ospedale Careggi di Firenze riaccende il dibattito sulle culle termiche, che in Italia sono 50. Il sottosegretario Toccafondi: “Estendere il modello per contrastare l’aborto”

È una vera e propria gara di solidarietà, quella che si è innescata a Firenze dopo l’abbandono di una neonata nella culla termina dell’ospedale Careggi la notte del primo dell’anno. La piccola Daniela – questo il nome che ha scelto per lei il personale medico – ha inaugurato così la moderna versione della “ruota degli esposti” installata nell’ospedale fiorentino nel 2012.

Mentre la bimba, che è in buona salute, si trova in via precauzionale nel reparto di terapia sub-intensiva della maternità, fuori dalle mura del Careggi la città è come contagiata da una catena d’affetto che attraversa i cuori e smuove le coscienze. In questi giorni il centralino dell’ospedale sta bollendo di telefonate da parte di persone che si rendono disponibili ad un aiuto concreto o anche solo che intendono esprimere la loro solidarietà.

C’è chi si informa sulle condizioni di salute della bimba, nata alla 35-36esima settimana circa, chi si offre per donare latte in polvere e vestitini in buono stato di figli ormai cresciuti. Non mancano – come si apprende dal quotidiano locale La Nazione – le telefonate di genitori che si dicono disposti ad adottare Daniela nella propria famiglia. Si tratta di telefonate esplorative, in quanto la legge disciplina le adozioni attraverso un iter molto rigido che vede coinvolti i servizi sociali.

Questi ultimi sono stati già attivati. Laddove i suoi genitori naturali non dovessero farsi vivi per riconoscere la piccola, il Tribunale dei minori avvierà l’affidamento scegliendo la coppia tra quelle che già hanno avviato la richiesta. L’obiettivo è quello di lasciare un po’ di tempo alla madre, nel caso in cui – magari sollecitata dalla risonanza mediatica della vicenda – ci ripensi e voglia riabbracciare sua figlia.

Per ora, l’opinione pubblica appare divisa sul giudizio nei confronti di quanto accaduto. C’è chi condanna il gesto della madre e chi no, ritenendo che la decisione di portare avanti la gravidanza malgrado la volontà di non tenere la bambina sia testimonianza di responsabilità. Unanime il parere positivo nei confronti della culla termica, la quale può aver salvato una vita appena cominciata dal destino di finire in un cassonetto, come avvenuto di recente a Palermo.

Di questo avviso è anche Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione nato e cresciuto nel capoluogo toscano. Commentando la vicenda, egli ha parlato di notizia positiva “per chi ha a cuore la vita”. Toccafondi è dell’avviso che promuovere l’esempio dell’ospedale fiorentino in Italia possa contrastare la “piaga dell’aborto”. “Ora estendere il modello Careggi e farlo conoscere – dice -, realizzando quante più possibili ‘culle per bambini non desiderati’, per diffondere una cultura della vita contro quella che anche papa Francesco chiama ‘cultura dello scarto’”.

Nata dal progetto “Ninna Ho” della fondazione Francesco Rava, la culla termica si aziona con un pulsante che apre una saracinesca, contemporaneamente un sistema acustico e una webcam avvertono i medici di turno della presenza di un neonato nel locale climatizzato. Daniela è la terza bimba salvata da queste strutture hi-tech ispirate alla tradizione medievale delle “ruote degli esposti”, un’intuizione di papa Innocenzo III che esordì all’ospedale romano di Santo Spirito in Sassia e, diffusasi in tutta Italia, finì recentemente, nel 1923.

La volontà di ripristinare quest’antica usanza da parte dei Centri Aiuto alla Vita sparsi nel territorio ha salvato la vita nel 2007 a Stefano, “esposto” all’ospedale Casilino di Roma, e nel 2012 a Mario, accolto invece al Mangiagalli di Milano. Su ogni culla è affisso il numero di telefono “SOS vita” (8008 13000), così come è pubblicizzata la possibilità del parto in anonimato per la donna. Ad oggi sono 50 le “culle termiche” in altrettanti ospedali italiani, ma il numero potrebbe crescere a seguito del “caso” di Firenze. Così come potrebbe essere riannodato il filo di una delle varie proposte di legge depositate dal 2007 in Parlamento per dare impulso a queste strutture salva-vita.

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