Internet al servizio della e-vangelizzazione (parte II)

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

di don Natale Scarpitta*

ROMA, mercoledì, 27 gennaio 2010 (ZENIT.org).- E’ possibile approfondire le effettive potenzialità religiose di Internet, esaminando con realismo anche alcuni rischi e pericoli scaturibili da impieghi errati della Rete. Infatti, pur essendo il Web uno spazio virtuale in cui testimoniare la propria spiritualità e professare la propria fede, si è profondamente consapevoli che Internet non potrà mai sostituire la capacità comunicativa della relazione interpersonale, via primaria di trasmissione della fede.

Così pure, per quanto la Rete costituisca uno spazio sociale/virtuale in cui rendere visibile la presenza della Chiesa e in cui annunciare il messaggio salvifico all’intera umanità, non potrà mai essere intesa come un ambiente di amministrazione sacramentale. A questo proposito il documento La Chiesa e Internet del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali afferma che «la realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, la realtà sacramentale degli altri sacramenti e il culto partecipato in seno a una comunità umana in carne ed ossa. Su internet non ci sono sacramenti» (n. 9)

Il Web, infatti, non permette un incontro personale reale, necessario per la validità della celebrazione dei Sacramenti. In esso è possibile un dialogo spirituale, basta che non sia inteso come colloquio penitenziale: in questo caso non è prevista l’assoluzione dei peccati. Così pure il carattere unicamente ludico di molteplici “matrimoni on-line” non sancisce affatto alcun vincolo sacramentale.

Inoltre, la coesistenza di un pullulare telematico di culti, sette e filosofie religiose può generare in utenti ingenui, o non opportunamente formati, il rischio di un “sincretismo elettronico” culturale e religioso che rende anche più faticosa la trasmissione del Vangelo.

E-vangelizzazione della cultura

Abbiamo avuto modo di vedere come Internet, per la sua capillarità ed efficacia, contribuisca a modellare la cultura e la mentalità, le relazioni e i comportamenti degli uomini. Costituisce, insomma, una vera e propria agenzia educativa in cui ognuno può formare la propria coscienza.

Ma è possibile constatare come la Rete proponga e sviluppi una cultura che si configura ormai perlopiù dissociata dalla fede cristiana, che molto spesso giunge persino a soffocare gli stessi valori Umani fondamentali.

Giovanni Paolo II scriveva che «Internet offre numerose nozioni, ma non integra valori e, quando questi ultimi vengono trascurati, la nostra stessa umanità ne risulta sminuita e l’uomo perde facilmente di vista la sua dignità trascendentale».

La Chiesa è pienamente consapevole dell’urgenza di destinare a queste nuove istane educative un’azione pastorale peculiarele, formulando una evangelizzazione della cultura che sappia riproporre i valori di ispirazione cristiana quali chiave per un umanesimo integrale.

Internet rappresenta, infatti, un nuovo ambito in cui incarnare un progetto culturale dal respiro cristiano. Una presentazione efficace e persuasiva dell’intero patrimonio valoriale proprio della tradizione cristiana può costituire una modalità efficace e incisiva di comunicazione pastorale telematica, altamente stimolante in un contesto di e-vangelizzazione.

Formulare un progetto culturale/educativo virtuale che abbia la sua origine nella Persona di Cristo e la sua radice nella dottrina del Vangelo, promuove la dignità e il rispetto dell’uomo. Questa proposta culturale virtuale rappresenta una sfida nel mondo contemporaneo. La Chiesa deve utilizzare Internet per porre al centro la dignità della persona, la capacità ad affrontare i grandi interrogativi della condizione umana, l’impegno a servire con onestà il bene comune, l’attenzione ai problemi della convivenza nella giustizia e nella pace. E’ così che può assicurerebbe nel mondo quella “diaconia della cultura” di cui il Santo Padre parla nell’ultimo Messaggio per le Comunicazioni Sociali.

Una chiesa nel virtuale?

L’opportunità offerta dalle comunicazioni inducono la Chiesa, oltre a re-interpretare e ripensare la sua missione, anche a maturare una nuova coscienza ecclesiale e la comprensione che ha di se stessa.

Con l’avvento di Internet abbiamo assistito a dei mutamenti culturali e sociali che, seppur discretamente, tendono a modificare il significato di alcuni concetti tradizionali, ben consolidati in ambito ecclesiale, quali “autorità”, “mediazione”, “comunità”, “senso di appartenenza/identità”, “partecipazione”, “relazione interpersonale”, “fine/scopo” di un’azione condivisa.

Il Web presenta un pullulare sterminato di comunità, le popolarissime web-communities, che, per il fatto stesso di essere “realtà virtuali”, sono anonime, disincarnate, quasi sempre “luoghi” di passaggio, invisibili. In esse i rapporti interpersonali, fondati spesso su identità mascherate, sono quasi sempre banali, fugaci, fragili e mutevoli. Tali comunità virtuali, per la loro fluidità, annullano ogni concetto di autorità/istituzione indebolendo, allo stesso tempo, anche il bisogno di mediazione.

Infatti, nella condizione del supermarket virtuale, in cui tutto è disponibile per tutti, con facilità ed immediatezza, e in cui ognuno prende secondo le proprie capacità, non si riscontra la necessità di una presenza atta a mediare l’accesso a delle conoscenze specifiche.

Anche il senso di appartenenza e di partecipazione vengono lentamente ad indebolirsi: nello spazio virtuale ognuno ha la possibilità di accedere a qualsiasi ambiente (chat, mailing list, forum, social network) senza dover per questo avere caratteristiche particolari o compiere riti specifici.

La partecipazione ad una community è libera, volontaria, priva di oneri, scevra di norme. Tale partecipazione, nella maggior parte dei casi, risponde ad uno scopo primariamente ludico con un fine quasi esclusivamente evasivo. “Conoscere” nuove persone ed entrare in contatto con loro rappresenta una mera attività di svago e/o fuga dal reale.

Ma, allora, come le forme di comunicazione rese possibili da Internet possono contribuire al consolidamento di una più viva comunione ecclesiale? La Chiesa è comunione costituita e costruita dalla comunicazione. Internet è il medium che offre una preziosissima opportunità per costruire, rinsaldare o consolidare legami di fraterna unione tra persone all’interno di comunità (ecclesiali), qualunque esse siano (movimenti, diocesi, parrocchie, gruppi/associazioni parrocchiali).

Sappiamo bene che la comunione in ambito ecclesiale è dono dello Spirito, ma richiede anche un impegno umano che si può instaurare e consolidare attraverso la cooperazione, la collaborazione e la condivisione in vista di medesimi fini salvifici.

Internet, grazie ad una comunicazione-interna rapida e capillare, costituisce una magnifica risorsa atta a favorire la promozione amplificata di eventi sul territorio che contribuiscono alla creazione di momenti di comunità, rafforzando in ognuno lo spirito di appartenenza e la gioia di un’attiva partecipazione.

Internet, impiegato in ambito ecclesiale, permette anche la conoscenza di bisogni, necessità ed attese sociali, favorendo così azioni di solidarietà condivisa attraverso gesti collettivi di carità verso la comunità.

Anche la percezione dell’universalità della Chiesa Cattolica viene manifestata attraverso i media. Un senso di profonda appartenenza all’unica Chiesa Cattolica, può essere alimentato, ribadito o, addirittura, scoperto nel Web. La consapevolezza di essere parte di un popolo universale permette un arricchimento favorito dall’aprirsi ad esperienze ecclesiali legate ad altre culture o condizioni sociali.

Risulta così evidente la presa di coscienza che la Rete sia particolarmente a
datta a favorire una forma di “comunità” che non sostituisca in nessun modo quella reale e concreta, ma si affianchi ad essa offrendo nuove ed originali opportunità di scambio e di incontro, valorizzando pure le relazioni esistenti tra i membri che la costituiscono.

Conclusioni

Quanto finora rilevato permette di ribadire che, nell’odierno contesto culturale, la comunicazione della fede non può prescindere dalla comunicazione mediatica. La sua immediatezza in qualsiasi latitudine geografica e la sua capacità di incidere nell’immaginario individuale e sociale, evidenziano la necessità per la Chiesa di proporre un’azione pastorale vigorosa anche nello spazio telematico di Internet.

Il Web rappresenta per la missione della Chiesa una strada inedita da percorrere con realismo, responsabilità e fiducia. Questa “missione virtuale” ha però l’imperativo di riorientare i percorsi personali verso Cristo, attraverso una reale comunità cristiana, che quotidianamente ascolta la Parola e la comunica, che insieme prega ed unita si nutre dell’Eucaristia.

Nella moderna arena dei mezzi di comunicazione sociale, la sfida che siamo chiamati ad affrontare consiste nel trovare modi per garantire che la voce della Chiesa non sia marginale o messa a tacere. Nonostante i molteplici pericoli sommariamente analizzati, il potenziale positivo della moderna tecnologia informatica supera di gran lunga i fattori negativi. Internet risulta così un fecondo terreno in cui gettare i semina Verbi.

L’impiego evangelizzatore della Rete, oltre al rinnovato impulso missionario, prospetta anche una revisione e un ripensamento delle forme con le quali vivere la dimensione pastorale. Tale asserto implica necessariamente un maggiore investimento di risorse umane ed economiche della Chiesa per la formazione e l’azione delle comunità nei confronti dei media. Giovanni Paolo II scriveva nel 2002: attraverso Internet «emergerà il volto di Cristo? Si udrà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo Volto e si udrà la Sua voce, il mondo conoscerà la “buona notizia” della nostra redenzione. Questo è il fine dell’evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c’è spazio per Cristo, non c’è spazio per l’uomo».

La Chiesa, che da sempre è madre e maestra di umanità, continuerà ad assolvere al suo compito se persevererà, anche attraverso l’uso responsabile di Internet, a promuovere la nuova cultura di un umanesimo integrale che fonda le sue radici nel rispetto della dignità umana, del bene comune, dello sviluppo, della giustizia e della pace.

[La prima parte dell’articolo è stata pubblicata il 26 gennaio]

————

*Don Natale Scarpitta è un prete dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, appassionato di informatica e impegnato fattivamente in progetti di pastorale attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

ZENIT Staff

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione