Nazareth esulta a Natale dopo il ritrovamento archeologico

Intervista al vescovo locale, mons. Giacinto Boutros Marcuzzo

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di Isabelle Cousturié 

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 24 dicembre 2009 (ZENIT.org).- La scoperta a Nazareth di una casa risalente ai tempi di Gesù, nei pressi della grotta dell’Annunciazione, ha reso ancora più gioioso il Natale della comunità cristiana locale.

Allo stesso tempo ha sollevato una domanda, a cui non si riesce a dare ancora una risposta: perché i primi cristiani hanno conservato questa casa, mentre non si sono curati delle case attorno ad essa?

È questo l’interrogativo rivolto da ZENIT a mons. Giacinto Boutros Marcuzzo, Vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme, incaricato in modo particolare di Nazareth.

Mons. Marcuzzo, che importanza attribuisce alla scoperta, per la prima volta, a Nazareth, di una casa risalente all’epoca di Gesù?

Mons. Marcuzzo: A dire il vero non è il primo ritrovamento risalente ai tempi di Gesù. Forse è il ritrovamento più recente di una casa dei tempi di Gesù. E’ chiaro, che ci sono altri resti che per disgrazia sono andati distrutti nel corso della storia, e ad ogni modo, contiamo sulla famosa Grotta dell’Annunciazione, che fungeva anche da abitazione, circondata da grotte che si possono visitare. Inoltre, rimangono vestigia nella casa delle Sorelle di Nazareth, attorno alla cosiddetta Tomba del Giusto, tradizionalmente conosciuta come la tomba di San Giuseppe, anche se forse è un po’ più tarda.

Tuttavia, le rovine di questa casa che devono essere ancora portate alla luce, secondo gli archeologi, corrisponderebbero a quelle di una casa databile all’epoca di Cristo. Pertanto, questo è il primo fatto interessante ed è di estrema importanza.

Inoltre, questa casa si trova al centro di quattro luoghi molto conosciuti. Pertanto, è stata certamente un luogo di passaggio per Gesù, per la Sacra Famiglia, per Maria di Nazareth e San Giuseppe, poiché si trova a pochi metri, cento al massimo, dalla grotta della Annunciazione, così come dalla Grotta o Chiesa di San Giuseppe, e dalla famosa sinagoga dei tempi di Gesù, così come a un centinaio di metri o poco più dalla Tomba del Giusto. Pertanto, era un luogo centrale.

Infine, l’interesse legato alla scoperta di questa casa, accolta con entusiasmo tanto dagli archeologi israeliani, come dai nostri, e dalle associazioni Maria di Nazareth e Chemin Neuf, la comunità incaricata dell’accoglienza presso questo centro, si deve al fatto che è stata conservata, mentre le case intorno ad essa sono state distrutte. Perché, quindi, è stata conservata? Questo fatto ci solleva degli interrogativi interessanti. Per ora non abbiamo una risposta. Perché sono stati conservati i muri di questa casa? Perché proprio questa e non le altre attorno?

Per disgrazia, da questo punto di vista, e per fortuna, dall’altro, successivamente sono stati eretti altri muri su questo muro primitivo, specialmente sul lato est, per esempio, durante il periodo di Mameluk. Perché hanno voluto costruire questo muro? Piano piano, forse, giungeremo a delle risposte.

Per il momento, ci accontentiamo di gioire per questa scoperta archeologica che mostra veramente l’esistenza, se ne avevamo ancora bisogno, di Nazareth ai tempi di Gesù.

Come è stata accolta la notizia a Nazareth?

Mons. Marcuzzo: Abbbiamo esultato di gioia per questa scoperta, poiché anche se piccola è una conferma della nostra antichità, del nostro essere radicati in questo luogo. Quando l’archeologia mostra la presenza biblica e cristologica, mariana o ecclesiale, la nostra comunità, è chiaro, si sente incoraggiata. E’ un fatto importante per la nostra comunità soprattutto di fronte alle sfide che deve affrontare in questa vita, giorno dopo giorno, in Terra Santa.

Come si vive il Natale a Nazareth?

Mons. Marcuzzo: Credo che la festa di Natale sia uguale ogni anno, e al contempo, che sia una festa nuova con un messaggio nuovo. Quest’anno continuaimo a vivere l’atmosfera della visita papale, con il suo significato ufficiale, chiaramente, ma soprattutto pastorale, spirituale e biblico.

Abbiamo vissuto questa festa di Natale alla luce di una beatificazione che ha avuto luogo il 22 di novembre: una religiosa palestinese di Gerusalemme (madre Maria Alfonsina), morta a Ain-Karim, la città della Visitazione, che fondò una congregazione di religiose palestinesi e giordane, del Medio oriente, conosciuta con il nome di Suore del Santo Rosario di Gerusalemme. Questa beatificazione è stata per la nostra comunità un momento di ossigeno, di luce e di incoraggiamento.

Inoltre, per quanto riguarda la pace, viviamo un momento di grande speranza, di fede, poiché la pace è un anelito molto sentito in Terra Santa. Il nostro auspicio è che questa festa sia una occasione per raggiungere una pace più stabile e per dare vita a nuovi sentieri di pace, e che il prossimo anno possiamo realmente festeggiare la pace.

Abbiamo bisogno che gli uomini di buona volontà, i responsabili politici incaricati delle relazioni tra i nostri popoli si convertano veramente alla pace e che abbiano “il coraggio della pace”, come ha detto il nostro Patriarca nel suo messaggio per il Natale di quest’anno. Abbiamo paura della pace! La pace certamente è sempre un’avventura, un rischio, però dobbimo rischiare poiché da questo solo può venire il bene.

Rivolgo a tutti voi e a tutta la famigia di ZENIT, a tutti i lettori e amici di ZENIT, i miei migliori auguri da Nazareth. Dalla mia finestra vedo la Basilica dell’Annunciazione illuminata per il Natale e impartisco una benedizione speciale, in Maria e Gesù, a tutti voi e ai credenti di buona volontà.

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ZENIT Staff

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